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Decreto sicurezza, ok in commissione

Decreto sicurezza, ok in commissione

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La commissione Affari costituzionali del Senato ha dato il via libera al decreto sicurezza, conferendo il mandato al relatore a riferire in Aula. Il provvedimento sarà all’esame dell’assemblea da lunedì 5 novembre.

“Ok al decreto dalla commissione del Senato. Lunedì il testo va in Aula: nessuna polemica e maggioranza compatta nel nome della sicurezza. Dalle parole ai fatti!” ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dopo il via libera.

La protesta del Pd per il “circo” della maggioranza sul dl sicurezza, che procede in modo “disordinato”, “a capocchia” e “prende in giro le opposizioni” si è tradotta nell’abbandono dei lavori della commissione Affari costituzionali e Bilancio. E’ stato il capogruppo dem in prima commissione Dario Parrini a spiegare le ragioni della decisione: “Abbiamo fatto una proposta di buonsenso per non rendere il Parlamento ostaggio della maggioranza: riconvocare le commissioni lunedì mattina alle 9 e 30 e lavorare, anche in notturna, in modo da permettere alla maggioranza di portare in fondo il provvedimento. E noi avremmo lavorato, ma non in condizioni di assoluto caos, lamentate anche dal presidente leghista della commissione. Questa proposta è stata respinta: vogliono andare avanti in modo da non assicurare un andamento serio? Lo possono fare, ma senza la nostra partecipazione”.

Daniele Manca, capogruppo in commissione Bilancio, ha denunciato “l’ostruzionismo del governo contro un provvedimento del governo: in commissione da giorni non si riescono ad avere pareri tecnicamente strutturati per poter garantire la copertura di importanti emendamenti presentati, peraltro, dal relatore, ossia dalla maggioranza. Si tiene in ostaggio la commissione senza dare gli strumenti tecnici necessari per poter accertare le coperture e questo non è corretto”.

“Ci sono problemi politici nella maggioranza? Li risolvessero” ha detto Loredana De Petris, annunciando l’abbandono dei lavori anche da parte di Leu. “Non è questo il modo di esaminare gli emendamenti. Certamente noi non possiamo più tollerare di essere presi in giro” ha scandito.

SALVINI PENSA ALLA FIDUCIA – Sul decreto sicurezza il governo è in fermento, con i ’dissidenti’ grillini sul piede di guerra e la Lega che valuta la fiducia sul provvedimento. “La Commissione Affari costituzionali ha lavorato molto bene. La prossima settimana il dl sicurezza arriverà in Parlamento – ha detto oggi Salvini – Sono fiducioso a prescindere, se si riuscisse a farlo con una discussione aperta e civile in Parlamento in tempi normali, bene. Se questi, invece, presentano centinaia di emendamenti, vogliono farci stare fermi e bloccati lì, allora ne prendiamo atto e vediamo. Vediamo se mettere la fiducia sul provvedimento“.

Stefano Patuanelli, capogruppo M5S, ai microfoni di Radio anch’io, ha avvertito i colleghi: “Chi non vota la fiducia al governo si pone all’opposizione. Ma questo vale per tutti i voti di fiducia. Io credo che il decreto passerà, ci saranno espressioni contrarie ma andremo avanti tutti assieme, compattamente su molte altre cose: perché il decreto sicurezza è oggi, ma poi dovremo fare il reddito di cittadinanza, la riforma della Fornero”.

Che ne sarà della Tav?

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La Torino-Lione continua a tenere banco nel governo gialloverde. Per il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, “è prematuro approntare qualsiasi quantificazione” sugli effetti dello stop alla Tav. Al question time Tria spiega che “è in corso” l’analisi sul rischio di perdita dei finanziamenti europei e sull’impatto macroeconomico dell’intervento.

Non siamo contro la Tav a prescindere” dice oggi il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. “Stiamo solo dicendo che si devono spendere soldi per fare le opere – sottolinea – e non fare le opere per spendere soldi, un concetto molto diverso da quello che abbiamo visto con la Tav in Val di Susa”. Riguardo alla protesta delle categorie produttive a sostegno della Torino-Lione, “credo ci sia un grande malinteso, si pensa si vogliano togliere risorse alla città di Torino e alla Regione Piemonte. Questo è sbagliato, vogliamo recuperare i soldi per investirli dove serve”. “I soldi che risparmiamo – rimarca – saranno reinvestiti sul territorio, in metro e in nuovi sistemi di mobilità e nuove infrastrutture cittadine”. Per Di Maio “la Torino-Lione è un’opera che si fa per spendere soldi: non si fanno investimenti qui, solo opere per sprecare denaro. Utilizziamo quei denari per fare metro 2 a Torino e per rilanciare infrastrutture su questo territorio che ne ha bisogno”.

Ma il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, replica che le parole di Di Maio sui finanziamenti “sono pura propaganda, non sono soldi mutuabili da una parte o dall’altra“. “Bisogna smetterla con questo gioco demagogico di contrapporre il trasporto locale con le grandi opere”, aggiunge Chiamparino.

Gli industriali sono preoccupati. ’’Dietro la protesta delle imprese e delle categorie produttive piemontesi e torinesi contro la volontà di bloccare i lavori della Torino-Lione non c’è alcun malinteso ma una sincera preoccupazione per il futuro del nostro territorio’’ replica in una nota il presidente di Confindustria Piemonte Fabio Ravanelli. ’’Noi – prosegue – consideriamo la Torino-Lione un’opera strategica per la sua capacità di supportare con una nuova mobilità gli scambi sulla direttrice est-ovest, che solo con la Francia valgono 70 miliardi di euro all’anno ed oggi vengono realizzati al 90% su gomma”.

Intanto Danilo Toninelli segna il timing. “Per Natale scioglieremo tutte le riserve sulla Tav” indica il ministro delle Infrastrutture e Trasporti. “Per il Terzo Valico sapremo qualcosa la prossima settimana”, dice Toninelli riferendo che ora si stanno esaminando i dati della commissione sull’analisi costi-benefici delle grandi opere infrastrutturali.

Analisi sulla quale si sofferma anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Sono sempre e comunque favorevole alle infrastrutture. Ma c’è un impegno a rivalutare quanto costa e vale la Tav. Quindi, aspettiamo… – afferma il vicepremier – Degli economisti stanno ragionando su quanto costa e quanto conviene la Tav”. “Noi – insiste Salvini – l’abbiamo sempre sostenuta ma quando firmo un accordo, sono abituato a rispettarlo e mantenerlo. Stiamo valutando, lo ripeto, i costi e i benefici. Mi sembra che su altre opere i benefici prevalgano sui costi, come per la Tap e la Pedementana”.

Tagli alle Regioni che non riducono i vitalizi

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Taglio dei vitalizi di presidenti e consiglieri regionali. La norma che contiene la ’sforbiciata’ è nell’articolo 76 inserito dalla maggioranza M5S-Lega nell’ultima versione della legge di bilancio, aggiornata al 30 ottobre, in possesso dell’Adnkronos. In particolare, la norma in questione prevede una riduzione di ben l’80% dei trasferimenti per quelle Regioni che non tagliano i vitalizi di governatori e consiglieri regionali.

“Riduzione dei costi della politica nelle Regioni a statuto speciale, ordinario e nelle province autonome” il titolo dell’articolo 76. A dimostrazione della serrata trattativa sul tema, nella bozza campeggia evidenziata in giallo, insieme al titolo dell’articolo, la dicitura “in attesa di valutazione politica”.

Testualmente l’articolo 76, comma 1, prevede che “ai fini del coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica, a decorrere dall’anno 2019, una quota pari all’80 per cento dei trasferimenti erariali a favore delle regioni e province autonome, diversi da quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, delle politiche sociali e per le non autosufficienze e del trasporto pubblico locale” è erogata a condizione che “le regioni a statuto speciale, ordinario e le province autonome” entro “quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero sei mesi qualora occorra procedere a modifiche statutarie, provvedano a rideterminare, ai sensi del comma 2, la disciplina dei trattamenti previdenziali e dei vitalizi già in essere in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della regione, di consigliere regionale o di assessore regionale”.

Rai, ecco i nuovi direttori Tg

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Il Cda della Rai ha dato il via libera al primo pacchetto di nomine che riguardano i telegiornali. I nuovi direttori sono Giuseppe Carboni al Tg1, Gennaro Sangiuliano al Tg2, Giuseppina Paterniti al Tg3, Alessandro Casarin alla TGR, Luca Mazzà al Giornale Radio Rai. L’unico voto contrario in cda è stato quello di Rita Borioni.

La carriera di Giuseppe Carboni si è consumata tutta all’interno di ’Mamma Rai’. Romano, classe 1961, sposato con tre figli, giornalista ed esperto di musica e spettacoli, è caporedattore del Tg2 dal 2011. Napoletano classe ’62, giornalista e saggista, Gennaro Sangiuliano è stato vicedirettore del Tg1 dal 2009, direttore del quotidiano Roma di Napoli dal 1996 al 2001 e vicedirettore del quotidiano Libero. Laureato in giurisprudenza, docente alla Lumsa, alla Sapienza, alla Luiss. Giuseppina Paterniti, nata a Capo d’Orlando nel 1956, è giornalista, autrice televisiva e scrittrice. Diverse le inchieste realizzate fra cui quella sulle cartolarizzazioni degli immobili pubblici per ’Primo Piano’. Dall’interim ai pieni poteri, Alessandro Casarin è nato a Somma Lombardo nel 1958. Ha iniziato l’attività di giornalista nel 1983 presso il quotidiano La Prealpina di Varese. Dal Tg3 al Giornale Radio Rai, Luca Mazzà è in Rai da quasi 30 anni. Nato a Roma nel ’62, giornalista professionista, ha iniziato il proprio percorso professionale nelle redazioni di Ansa, Milano Finanza e Italia Oggi.

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1 Novembre 2018