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DeepWeb, il paradiso dell’illegalità. L’inferno degli sprovveduti

Assomiglia molto alla storia dei famosi scheletri nell’armadio, quelle mezze verità o, se preferite, totali negazioni dei fatti, che riaffiorano nella vita di personaggi noti e meno noti dello star system. È la storia del cosiddetto Deep Web, la parte oscura di Internet. La presenza di manufatti tecnologici (pc, tablet, smartphone, ecc.) nelle nostre vite e nelle nostre case ha ormai raggiunto una cifra da far esultare George Orwell per il suo profetico romanzo: nel 2015 si sono contati circa 6 miliardi di computer connessi alla Rete, una cifra maggiore se a questi si aggiungono anche i dispositivi mobili. Qui però si tratta di una creatura ben maggiore del solo e ormai vetusto Grande Fratello.

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In questo caso si deve parlare di una vera e propria organizzazione da noi stessi autorizzata e incitata, degna dei peggiori incubi dei fautori del pensiero liberale. La più riuscita di tutte le rivoluzioni, quella informatica, ha permesso alla quasi totalità della popolazione mondiale di essere interconnesso senza limiti spazio/temporali. La crescita esponenziale di quell’universo parallelo che è Internet, ha permesso nel giro di pochi decenni lo sviluppo di più di un miliardo di siti attivi, un numero destinato a raddoppiare se non triplicare nel giro di pochi anni. Ma questa è solo il rovescio di una metaforica medaglia, perché vi è anche l’altro lato della Rete, quello meno conosciuto, quasi una landa inesplorata, una selva oscura da attraversare solo con l’aiuto di un novello e altamente tecnologicizzato Virgilio. Gli esperti, o perlomeno coloro i quali evidentemente sono a conoscenza di questo lato oscuro dell’universo internettiano, parlano di un web infinitamente più grosso ed esteso rispetto a quello noto alla stragrande maggioranza degli utenti.

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Solo per farsi un’idea, si pensi che i contenuti visibili della Rete siano solamente un risicato 5% di quello che in realtà il web è in grado di offrire! E il 95 allora cos’è? Si è di fronte esattamente allo strato profondo e meno conosciuto della Rete, il Deep Web appunto. A questo punto a qualcuno potrebbe cominciare a girare la testa, un po’ come quando si riflette sull’infinito che circonda il pianeta Terra. Ci si trova di fronte, come si diceva all’inizio, alla parte oscura dell’umanità, al recondito e inconfessabile segreto del nostro essere. Chi volesse tentare la traversata negli anfratti perniciosi della Rete sappia che deve munirsi di un software specifico (fornito dove e da chi?) che grazie ad algoritmi creati ad hoc e di estrema difficoltà, riescono a cambiare l’indirizzo IP fisso dal vostro pc creando una vera e propria magia: vi rende cioè invisibili nella navigazione. Chi ha affrontato il viaggio riferisce che all’interno di questo mondo tenebroso, accadono cose che voi umani neanche immaginate. Si può navigare all’interno di tantissimi siti web all’apparenza innocui ma che invece nascondono nella loro parte nascosta eventi raccapriccianti e illegalità diffusa.

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Ci sono siti dai quali poter acquistare di tutto: armi, droga, licenze, soldi falsi e altre nefandezze a prezzi irrisori. In questo e-Bay della criminalità, gli acquisti avvengono non con carte prepagate o mezzi simili, ma con Bitcoin, una moneta virtuale che non permette di essere rintracciati e garantisce il completo anonimato di chi compra e di chi vende. Per fare un esempio con poche centinaia di Bitcoin chiunque può acquistare armi da guerra, assoldare un killer, accedere a materiale pedopornografico in totale oblio che poi diffonde nella parte visibile della Rete, ovvero a tutti noi poveri mortali e inconsapevoli. Per farsi un’idea del florido traffico illegale che avviene in questa parte sommersa dell’iceberg, quella più grossa, rispetto alla punta, ovvero quella conosciuta e più ridotta, l’FBI ha calcolato che nel Deep Web vi sono state transazioni finanziarie di oltre un miliardo di dollari tra il 2011 e il luglio del 2013.

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L’accesso al Deep Web, va da sé, è una cosa illegale, così come tutto ciò che si compie al suo interno. Dunque meglio rimanere a galla, aggrappati al sicuro sulle scogliere di Google, perché chi sceglie di immergersi nelle profondità del web corre lo stesso rischio del turista in una strada malfamata: tornare a casa senza un soldo.

Data:

6 Febbraio 2016