Traduci

Def, arriva reddito di inclusione per i poveri

cms_6009/padoan_gentiloni_fg_1204.jpgL’azione di contrasto alla povertà è una priorità del governo e sarà incentrata su tre ambiti: il varo del reddito di inclusione, il riordino delle prestazioni assistenziali, il rafforzamento e coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali. Le risorse stanziate ammontano complessivamente a circa 1,2 miliardi per il 2017 e 1,7 miliardi per il 2018. E’ quanto si legge nella premessa del Pnr, che accompagna il Documento di economia e finanza, pubblicato dal ministero dell’Economia.Secondo il documento, prosegue l’impegno ’’sul fronte della tassazione, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente la pressione fiscale sui fattori produttivi’’. ’’In questo contesto sarà cruciale il taglio del cuneo fiscale, per ridurre il costo del lavoro e aumentare parallelamente il reddito disponibile dei lavoratori’’, si legge ancora. Nessun riferimento diretto all’atteso taglio dell’Irpef.’’Un sistema fiscale e di welfare efficace -si spiega nel documento- aiuta a migliorare la distribuzione del reddito e limita l’evasione fiscale’’. L’esecutivo intende poi sostituire le clausole di salvaguardia, previste in termini di aumento delle aliquote Iva e delle accise, ’’con misure sul lato della spesa e delle entrate, comprensive di ulteriori interventi di contrasto all’evasione’’.La razionalizzazione delle spese fiscali, secondo l’esecutivo, ’’rientra tra le azioni necessarie per disegnare un sistema fiscale più efficace, ponendo allo stesso tempo attenzione a non aumentare la pressione fiscale e a non intaccare l’equità del sistema’’. , ma solo l’impegno di ridurre il peso del fisco sulle famiglie.Rafforzare l’azione di contrasto dell’evasione fiscale, sottolinea il governo, ’’permette” poi “di sostenere l’attività delle imprese sane garantendo il rispetto delle regole e assicurando le migliori condizioni per il pieno operare della concorrenza’’. Inoltre può ’’migliorare l’equità del prelievo’’ e può consentire il ’’recupero di risorse necessario a ridurre la pressione fiscale sui fattori produttivi e quindi sostenere la crescita dell’economia’’.

Cartelle Equitalia, l’esperto: “La rottamazione non conviene quasi mai

cms_6009/equitalia_sede_milano_FTG.jpgFino al 21 aprile è possibile presentare la domanda per rottamare una o più cartelle di Equitalia, che potranno così essere pagate con sconti su sanzioni e interessi in cinque rate in 14 mesi. Ma conviene veramente usufruire di questa agevolazione? Secondo l’avvocato esperto in fisco Franco Muratori, interpellato dall’Adnkronos, la risposta è “no” e ci sono diversi motivi: bisogna essere “attenti a pagare entro la scadenza fissata, altrimenti verrà annullato il rateizzo”. Gli sconti “sono più alti per le cartelle più vecchie e queste, spesso, sono andate in prescrizione“. Facendo domanda, si rinnoverebbe la pendenza e sarà quindi obbligatorio versare soldi non più dovuti.Infine, sottolinea l’avvocato, i rischi concreti che Equitalia possa mettere all’asta la casa, ottenere un fermo amministrativo di un’autovettura o trattenere parte di uno stipendio “sono inferiori nella realtà a quanto percepito dalle persone” che hanno pendenze con l’agenzia di riscossione.Andando per ordine, c’è la questione delle rate. Muratori spiega che converrebbe aderire all’agevolazione solo se si devono importi bassi e solo se si è sicuri di pagare per tempo le rate. “Complessivamente – ricorda il legale che guida lo studio Muratori and Partners – sono 14 mesi, con cinque scadenze, con le prime due non inferiori a un terzo del totale dovuto. Quindi il 60% dovrà essere pagato entro tre mesi”. “A fronte di una parola, ’rottamazione’, che fa pensare a chissà quale sconti, in realtà questi sono molto contenuti e riguardano solamente le sanzioni e gli interessi di mora. Ci troviamo quindi nella situazione per cui una cartella da 50mila euro viene ridotta di un 10%, massimo 20%”.Il problema è, continua l’avvocato Muratori, che “nel giro di pochissimi mesi bisognerà pagare la maggior parte di questa somma. Chi non paga le cartelle lo fa perché solitamente non ha soldi e non può addirittura sostenere una normale rateizzazione a dieci anni. Mi chiedo come sia possibile, anche se ci fosse un 50% di sconto, che in 14 mesi si possa provvedere al pagamento dell’intera cartella”, osserva Muratori che definisce questa agevolazione “un’arma a doppio taglio, che consiglio a pochissimi, solo a chi facendo i conti ha i soldi per pagare“.C’è poi il “paradosso”, così lo definisce l’avvocato, del debito prescritto che tornerebbe in vita: “Le cartelle che se rottamate hanno un effettivo risparmio sono quelle più vecchie, vicine al 2000. Nella maggior parte dei casi sono però andate in prescrizione. C’è quindi il paradosso che abbiamo uno sconto più forte solo là dove il debito non è più esistente perché prescritto”.Sulla questione, Muratori chiarisce anche il perché: “Equitalia si basava fino allo scorso autunno sull’assunto che la prescrizione fosse di 10 anni perché veniva riconosciuta un’analogia tra l’emissione di una cartella e una sentenza. A sezioni riunite, però, la Cassazione ha chiarito che la sentenza è una cosa, la cartella è un’altra. Semmai trovo assurdo che servano le sezioni riunite per stabilire un problema così semplice”, commenta.E i rischi di vedere la casa all’asta o una trattenuta di una parte dello stipendio? Ci sono, “ma non sono così reali come in tanti pensano. Spesso si sente parlare di suicidi per motivi del genere, ma non serve arrivare a tanto. Siamo presi d’assalto dall’alba a tarda sera dai clienti. In realtà in molti vorrebbero chiedere la rottamazione anche non avendo soldi. Questo perché nell’immaginario collettivo, Equitalia è un problema terribile che toglie il sonno la notte e che porta centinaia di persone al suicidio. Ma non è così”.”Avere un debito con Equitalia – spiega l’avvocato – non comporta particolari problemi per un cittadino, in quanto non è possibile procedere al pignoramento dell’immobile se il debito non è di almeno 120mila euro ed è necessario che questo immobile non sia l’unico di proprietà della persona e che non venga utilizzato come prima abitazione. In caso di debiti inferiori è possibile che venga iscritta ipoteca, ma nessuno toccherà mai l’immobile”.Anche per quanto riguarda lo stipendio, continua Muratori, “i lavoratori dipendenti che percepiscono fino a 2500 euro al mese di stipendio hanno la possibilità di veder pignorata la retribuzione al massimo del 10%. C’è una piccola incidenza che può creare un disagio, ma tutto sommato è abbastanza limitata. Mentre per quanto riguarda i fermi amministrativi, Equitalia può procedere al fermo, ma spesso questo non viene comunicato e in quel caso difficile potersi adeguare a qualcosa di cui non si è a conoscenza”, conclude Franco Muratori.

Davide, un altro Dj Fabo: malato di sclerosi va a morire in Svizzera

cms_6009/eutanasia_fg.jpg“Mina Welby sta accompagnando in Svizzera Davide. Malato di sclerosi multipla dal ’93, si è rivolto a me per l’eutanasia. Aiutiamo anche lui”. Il messaggio è di Marco Cappato, l’esponente radicale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni che circa un mese e mezzo fa ha accompagnato dj Fabo a Zurigo per poter avere una morte assistita. Un gesto per il quale ora è iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di aiuto al suicidio.Ma Cappato, che si è autodenunciato per quanto fatto in relazione alla morte di Fabiano Antoniani, il dj tetraplegico e cieco dal 2014 in seguito a un incidente, lo aveva detto: “Posso solo confermarvi che intendo continuare a svolgere l’azione che sto svolgendo anche per altre persone”. E aveva anche fatto sapere che “ci sono altre persone in attesa.Questa volta, ad accompagnare l’uomo che ha deciso di smettere di vivere, sarà Mina Welby, la moglie di Piergiorgio, l’uomo affetto da distrofia muscolare che nel 2006 pose fine alla propria esistenza chiedendo il distacco dal respiratore dopo essere stato sedato.

Autore:

Data:

13 Aprile 2017