Traduci

Di Maio: “Non è più il momento di uscire dall’euro”

Di Maio: “Non è più il momento di uscire dall’euro”

cms_8153/dimaio5_fg.jpgNiente più uscita dall’euro e il referendum come “extrema ratio, che spero di non dover usare”. E’ quanto ha detto Luigi Di Maio, candidato premier dei Cinque Stelle, durante la registrazione di ’Porta a Porta’. “Noi diamo 20 miliardi di euro alla Ue: dobbiamo contare e andare a quei tavoli” per cambiare le regole, aggiunge riferendosi al ruolo dell’Italia in Europa.

“La situazione politica, a livello europeo, è cambiata rispetto a quando siamo entrati in Parlamento nel 2013: abbiamo la Germania che non riesce a fare un governo da 95 giorni, la Francia che ha i partiti tradizionali ridotti ai minimi termini”, ha ricordato Di Maio.

“Il quadro europeo non ha più quel monolite franco-tedesco e ora l’Italia può contare di più a quei tavoli e io credo che non sia più il momento per l’Italia per uscire dall’euro”.

ELEZIONI – Per quanto riguarda le elezioni, “il 4 sapremo quanti parlamentari prende Grasso, Salvini e gli altri” ma adesso “è prematuro dire con chi ci potremmo alleare”, mentre il “nostro obiettivo è vincere con il 40%” ha aggiunto il leader Cinque Stelle.

“Non credo – ha spiegato Di Maio – che non sarà possibile, se non avremo la maggioranza assoluta, convergere poi con chi dice di volere il reddito di cittadinanza e le altre proposte che adesso fanno tutti. Ci rivolgeremo agli altri gruppi parlamentari e chi risponderà quella sera, il 4 marzo, sarà interlocutore nei giorni successivi”.

CAMBIO CASACCA – Inoltre, “faremo una norma costituzionale per mandare a casa chi cambia casacca, i nostri avvocati sono al lavoro per l’obbligo di multa per chi cambia forza politica”.

Fornero a Salvini: “Paranoia, abolire legge un suicidio”

cms_8153/fornero5_fg.jpg“La legge Fornero è stata preparata in 20 giorni e approvata con larga maggioranza. Non si dice mai che la legge ha anche degli effetti positivi. Mi rincresce che non ci sia stato tempo di fare dei tagli a certi privilegi, a mio avviso anche anticostituzionali”. Lo ha affermato l’ex ministra del Lavoro, Elsa Fornero, a Radio anch’io su Radio 1 Rai.

“Certo, si può modificare, il contenuto non è perfetto: l’Ape social per esempio è un aggiustamento che migliora la legge Fornero. Si parla sempre male di questa legge ma si dimentica sempre che non si poteva continuare così. La riforma era necessaria. E’ questa la grande ipocrisia”.

“Quando da Arcore esce il concetto ’aboliamo la Fornero’, mi vengono in mente due cose: la prima è che c’è una paranoia da parte del segretario della Lega e poi che c’è una certa ambiguità nella formulazione di questo concetto: Berlusconi sa che la legge Fornero dal punto di vista finanziario non si può abolire se il Paese non si vuole suicidare”, ha concluso Fornero.

Parlando a Radio Capital, Berlusconi ha spiegato: “Con la Lega abbiamo parlato di come superare quegli aspetti della legge Fornero che, tra l’altro, sono già stati rivisti. Faremo un esame preciso ed elimineremo quegli aspetti che ci sembrano ingiusti. Non la aboliremo, interverremo dove è giusto intervenire“.

Istat, +65mila occupati a novembre

cms_8153/lavoratore.jpgIl tasso di disoccupazione a novembre su base mensile si attesta all’11,0%, (-0,1 punti percentuali rispetto a ottobre), mentre quello giovanile cala al 32,7% (-1,3 punti). Lo rileva l’istat nei dati provvisori sul mercato del lavoro diffusi oggi.

A novembre la stima degli occupati torna a crescere (+0,3% rispetto a ottobre, pari a +65mila). Il tasso di occupazione sale al 58,4% (+0,2 punti percentuali), rileva ancora l’istat.

Su base annua diminuiscono sia i disoccupati (-7,8%, -243 mila) sia gli inattivi (-1,3%, -173 mila), rileva ancora l’istat. Sul fronte giovani, a novembre 2017 il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 32,7%, in calo di 1,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. Tenendo conto anche di questi giovani inattivi, l’incidenza dei disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è invece pari all’8,6% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato), in calo di 0,3 punti rispetto a ottobre.

Il tasso di occupazione dei 15-24enni cresce di 0,5 punti, mentre quello di inattività cala di 0,2 punti. Il tasso di disoccupazione cresce su base annua tra gli ultracinquantenni (+0,3 punti percentuali), mentre cala nelle restanti classi di età con variazioni comprese tra -0,3 punti per i 35-49enni e -7,2 punti per i 15-24enni. Anche al netto dell’effetto della componente demografica, l’incidenza dei disoccupati sulla popolazione è in calo tra i 15-49enni, mentre cresce tra gli ultracinquantenni. Il tasso di inattività cresce nell’ultimo anno tra i 15-24enni (+0,9 punti percentuali), rimane stabile nelle classi di età centrali tra 25 e 49 anni, cala tra gli over 50 (-1,8 punti).

“In campagna elettorale contano i risultati, non le promesse. Sul #lavoro: con i dati ISTAT di oggi ci sono 1.029.000 posti di lavoro in più dal feb 2014 (53% tempo indet). Il #JobsAct funziona. Ora avanti con #salariominimo e #Rei ma creando lavoro, non redditi di cittadinanza”, scrive Matteo Renzi su Twitter.

Alitalia, tre offerte sul piatto

cms_8153/alitalia_aereo_decollo_FTG.jpgSi prospettano settimane cruciali per la vendita di Alitalia. Entro la fine di gennaio i commissari straordinari della compagnia dovrebbero completare l’esame delle offerte per procedere alla scelta del potenziale acquirente, con il quale avviare la trattativa in esclusiva. E’ questa la prossima scadenza della procedura che oggi ribadisce il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, confermando la tabella di marcia indicata nelle scorse settimane.

Il lavoro dei commissari si dispiega a 360 gradi: Luigi Gubitosi, Stefano Paleari ed Enrico Laghi hanno avviato le negoziazioni con tutti i soggetti in campo, Lufthansa, EasyJet e il fondo di private equity Usa, Cerberus, e sono in attesa di offerte migliorative che, al momento, non sarebbero ancora arrivate. Era stato, tra l’altro, lo stesso premier, Paolo Gentiloni, ad auspicare, nel corso della conferenza stampa di fine anno, che le offerte sul tavolo potessero essere migliorate. Sarà, dunque, questo lo snodo che consentirà alle terna commissariale di scegliere il soggetto con il quale avviare la trattativa in esclusiva.

TRE OFFERTE – “Oggi abbiamo sul piatto tre offerte”, riferisce il titolare del Mise. Il quale tiene anche a puntualizzare di non avere “preferenze”. “Per me – dice – la questione è molto oggettiva e la valutazione sarà fatta sui numeri”. La negoziazione in esclusiva, spiega Calenda, “riguarderà esuberi, costi per lo Stato e ovviamente la validità di un progetto industriale dal punto di vista delle connessioni aeree. Oggi a noi quello che ci interessa è avere come italiani delle connessioni”.

Il dato positivo è rappresentato dal prestito ponte che in questo momento, di fatto, non è ancora stato intaccato. “Abbiamo fatto un prestito ponte che nell’insieme vale 900 milioni – ricorda – e che per fortuna in questo momento è intonso perché i commissari hanno lavorato bene, hanno tagliato molti costi, e quindi la situazione è stabile. Però Alitalia non ce la fa da sola – avverte – basta un aumento del prezzo del carburante o anche semplicemente il fatto di entrare nella bassa stagione che si bruciano soldi. Abbiamo bisogno che questa storia di Alitalia trovi una conclusione”.

SINDACATI – Sempre in allerta sono i sindacati che chiedono di essere convocati quando arriverà dai commissari l’annuncio dell’avvio della trattativa in esclusiva. “Serve un progetto industriale sostenibile per il Paese”, afferma il coordinatore nazionale del trasporto aereo della Filt Cgil Fabrizio Cuscito. “Si continua a parlare delle cifre relative alla vendita, ma come sindacato chiediamo, indipendentemente da chi sarà l’acquirente, un piano industriale di sviluppo ed il mantenimento dei livelli occupazionali e retributivi in Alitalia e nell’indotto aeroportuale”.

A guardare con favore al matrimonio con Lufthansa è poi l’Associazione nazionale piloti, per la quale questo rappresenta “l’unica soluzione valida”. Tuttavia, avverte, “sarebbe un azzardo vendere l’intera azienda alla compagnia tedesca”. “Il nostro Paese, con il suo enorme potenziale turistico non può permettersi – sottolinea Marco Veneziani, fondatore di Anp – di perdere il controllo della compagnia. E’ auspicabile una soluzione che sia finalizzata ad una ’unione’ fra le due aziende”.

LUFTHANSA – E proprio oggi, Lufthansa, la principale candidata all’acquisizione di Alitalia, annuncia un massiccio piano di assunzioni, circa 8000 nel 2018. Di questi la metà saranno assistenti di volo e circa 900 i piloti. Ad oggi il colosso tedesco conta una forza lavoro di 130mila addetti. Circa 2700 neo assunti sono destinati a Eurowings, la compagnia low cost in forte crescita.

Una parte dei nuovi dipendenti arriverà dall’ex rivale Air Berlin, la compagnia dichiarata insolvente l’agosto scorso e in parte acquisita da Lufthansa. Il numero uno di Lufthansa, Carsten Spohr, ha già indicato che per la compagnia il 2017 è stato un anno record sia in termini di profitti che di numero di passeggeri.

Intanto, parte domani il confronto tra Ryanair e l’Anpac per il riconoscimento della rappresentanza dei piloti e la negoziazione del contratto collettivo italiano. L’appuntamento è fissato alle ore 14 presso un hotel a Roma. Si tratta del primo incontro tra la rappresentanza dei piloti Anpac e i vertici della compagnia low cost irlandese.

Autore:

Data:

10 Gennaio 2018