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Di Maio: “Voglio ridurre la precarietà”

Di Maio: “Voglio ridurre la precarietà”

cms_9361/dimaio_mani_afp.jpgVoglio ridurre la precarietà il più possibile. Domani mattina al ministero del Lavoro incontrerò alcuni ragazzi che fanno i riders, quelli che vengono pagati da una app pochi euro al giorno e con i quali voglio discutere di diritti da garantire a tutte le categorie di lavoratori”. Lo ha detto a Catania il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, a margine di un incontro elettorale in vista del voto amministrativo che interesserà il capoluogo etneo il 10 giugno prossimo.

Inoltre, “penso che abbiamo un’occasione storica perché si stanno per decidere i prossimi sette anni di bilancio europeo. E’ li che potremo discutere di quanti soldi debbano andare all’Italia, non nel deficit-Pil ma nei fondi europei che ci spettano, visto che in tutti questi anni abbiamo dato venti miliardi euro all’anno all’Unione europea”.

CONTRATTO – E poi, parlando del contratto, Di Maio ha sottolineato che “la regola è molto semplice: abbiamo messo nel contratto le cose su cui siamo d’accordo, e quelle si devono realizzare”.

“Solo seguendo il contratto – ha aggiunto il vice premier – ho cinque anni da ministro e speriamo di fare tutto in questo lasso di tempo. La garanzia è che non si toccano altri temi se non c’è accordo”.

Sottosegretari e vice, partita aperta

cms_9361/palazzo_chigi_adn_pomeriggio_.jpgSettimana decisiva, quella che si aprirà lunedì, per chiudere la squadra di governo M5S-Lega con la nomina di viceministri e sottosegretari.

Un delicato gioco d’incastri, che agita le due forze politiche al loro interno con immancabili frizioni e mal di pancia, e che dovrebbe chiudersi con 5 viceministri e 20 sottosegretari per il M5S, 3 vice e 15 sottosegretari di nomina leghista.

In gioco c’è anche il delicato pacchetto deleghe: quella alle Telecomunicazioni, al centro di un braccio di ferro delle ultime ore, dovrebbe alla fine essere destinata alla Lega assieme allo Sport e all’Editoria, mentre sembra ormai data per scontata la delega dei servizi segreti al M5S, in particolare al senatore Vito Crimi, membro del Copasir nella scorsa legislatura.

I NOMI – Tra i nomi che circolano con insistenza nelle ultime ore per chiudere la squadra di governo, a quanto apprende l’AdnKronos, si fanno spazio nelle file grilline quelli di Stefano Buffagni, Luca Frusone, Gianluca Vacca, Andrea Cioffi.

Buffagni, l’uomo del Movimento che ha in mano il dossier’ nomine partecipate’, potrebbe andare al ministero dell’Economia come vice di Giovanni Tria. Ma quella in via XX Settembre è una casella a cui punta anche un’altra grillina di stretta osservanza, l’unica donna presente al tavolo tecnico che ha portato alla nascita dell’esecutivo giallo verde: Laura Castelli.

Se non dovesse spuntarla al Mef, Buffagni potrebbe essere destinato al ministero dello Sviluppo economico, chiamato ad affiancare Luigi Di Maio che ha il delicato compito di gestire due dicasteri big: il Mise ma anche il ministero del Lavoro.

CHI SALE – Crescono inoltre le quotazioni, in casa 5 Stelle, di Frusone, possibile sottosegretario alla Difesa, e quelle dell’abruzzese Vacca, probabile viceministro dell’Istruzione. In tanti, nelle file pentastellate, danno ormai per assodata la nomina di Manlio Di Stefano a viceministro degli Esteri: il grillino di origini siciliane godrebbe infatti del placet della Lega, merito delle sue posizioni filo-russe e pro Palestina.

Il nome del senatore Cioffi, invece, circola per i Trasporti e le Infrastrutture, dove il parlamentare salernitano potrebbe ricoprire il ruolo di sottosegretario.

Anche Lorenzo Fioramonti, deputato ed ex professore a Pretoria sposato alla causa M5S, potrebbe rientrare in pista; con lui anche Nunzia Catalfo, la senatrice che firmò la proposta di legge sul reddito di cittadinanza e che potrebbe avere un ruolo al ministero del Lavoro.

CARROCCIO – In casa Lega, invece, sempre in pole Nicola Molteni, che potrebbe raggiungere Salvini al Viminale o puntare a un sottosegretariato alla Giustizia, Alberto Bagnai e Armando Siri – il primo economista euroscettico, il secondo meglio noto come uomo della flat tax – ’papabili’ per il Mef.

Circolano anche i nomi di Raffaele Volpi alla Difesa, Edoardo Rixi per il Mise, Guido Bonomelli ai Trasporti. Ma la partita viceministri e sottosegretari si intreccia anche con quella dei capigruppo: sia nella Lega che nei 5 Stelle le presidenze dei gruppi parlamentari sono rimaste vacanti. Un’altra partita che si inizierà a giocare già a partire da lunedì.

Pensioni, come funziona quota 100

cms_9361/acciaieria_afp.jpgCi sono le pensioni tra i primi punti dell’agenda di governo giallo-verde. Parlando ieri dal palco della manifestazione del Movimento 5 Stelle a Roma, il neoministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha assicurato che, come prevede il contratto di governo 5S-Lega, l’esecutivo andrà avanti con quota 100 per superare la legge Fornero.

Ma in cosa consiste quota 100 e come funziona? Si tratta della possibilità per i lavoratori di andare in pensione quando la somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi versati è pari almeno a 100. Possono poi essere previsti dei paletti riguardo all’età minima di uscita e a un minimo di anni di contribuzione.

Nel contratto pentaleghista c’è l’impegno a “provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. ’Fornero’, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse”.

“Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro – si legge nel testo – quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti”.

Nel contratto si parla anche della necessità di “riordinare il sistema del welfare prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza”. “Prorogheremo – scrivono 5S e Lega – la misura sperimentale ’opzione donna’ che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo”.

Sui costi della riforma pensionistica lanciata da 5 Stelle e Lega è intervenuto nelle scorse settimane il presidente dell’Inps Tito Boeri . Permettere di andare in pensione con quota 100 tra età e contributi, come previsto dal contratto di governo, avrebbe un costo, secondo la stima di Boeri, di 15 miliardi per il primo anno e di un massimo di 20 miliardi all’anno per i successivi.

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4 Giugno 2018