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Di Matteo: “Di Maio mi propose il Viminale”(Altre News)

Di Matteo: “Di Maio mi propose il Viminale prima del voto 2018”

“Sono stato cercato due volte da Di Maio, prima delle elezioni del 2018. Una volta venne a casa mia a Palermo a settembre 2017 e mi chiese la disponibilità a un incarico da ministro, in quell’occasione mi parlo di Giustizia o Interno. Poi la seconda volta, qualche settimana prima del voto di marzo, ci incontrammo a Roma e fu più preciso, mi parlò del ministero dell’Interno”. Così il consigliere del Csm Nino Di Matteo in commissione antimafia, riferendosi ai i suoi rapporti con il Movimento 5 Stelle, in relazione alla vicenda della mancata nomina a capo del Dap nel 2018.

“Poi nessuno mi ha più cercato – ha ricordato – ma quando sono stato chiamato per fare il capo del Dap immagino che Bonafede sapesse che mi era stata proposta una cosa da fare accapponare la pelle, il ministero dell’Interno”.

“Non c’è da fare pace perché non c’è stata guerra, non è una problematica di invidiuzze o di posti che si reclamano”, ha detto, tornando sulla mancata nomina alla guida del Dap nel 2018 da parte del ministro Bonafede. “Non ho mai avuto bisogno di andare al ministero e tanto meno di rivolgermi a correnti o correntine”, ha aggiunto.

“Quello che mi chiedo è: ma perché mi hai chiamato, perché mi hai esposto ancora – ha sottolineato – e rispetto ai mafiosi che non mi volevano mi hai fatto fare la figura di quello che viene chiamato e poi, lo dico in gergo mafioso, ’posato’?”.

Iss: a Milano e Torino Covid già a dicembre nelle acque di scarico

Nelle acque di scarico di Milano e Torino c’erano già tracce del virus Sars-Cov-2 a dicembre 2019. Lo ha scoperto uno studio, in via di pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità, realizzato attraverso l’analisi di acque di scarico raccolte in tempi antecedenti al manifestarsi della Covid-19 in Italia. I campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del nord Italia, sono stati utilizzati come ‘spia’ della circolazione del virus nella popolazione.

“Dal 2007 con il mio gruppo portiamo avanti attività di ricerca in virologia ambientale e raccogliamo e analizziamo campioni di acque reflue prelevati all’ingresso di impianti di depurazione”, spiega Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha condotto lo studio in collaborazione con Elisabetta Suffredini del Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria. “Lo studio – prosegue La Rosa – ha preso in esame 40 campioni di acqua reflua raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020, e 24 campioni di controllo per i quali la data di prelievo (settembre 2018 – giugno 2019) consentiva di escludere con certezza la presenza del virus. I risultati, confermati nei due diversi laboratori con due differenti metodiche, hanno evidenziato presenza di Rna di Sars-Cov-2 nei campioni prelevati a Milano e Torino il 18 dicembre 2019 e a Bologna il 29 gennaio 2020. Nelle stesse città sono stati trovati campioni positivi anche nei mesi successivi di gennaio e febbraio 2020, mentre i campioni di ottobre e novembre 2019, come pure tutti i campioni di controllo, hanno dato esiti negativi”.

Questa ricerca può contribuire a comprendere l’inizio della circolazione del virus in Italia e fornisce informazioni coerenti rispetto ad altri risultati ottenuti dall’analisi retrospettiva su campioni di pazienti ospedalizzati in Francia, che identificavano un positivo al Sars-Cov-2 in un campione respiratorio, quindi clinico, risalente alla fine di dicembre 2019, e ad un recente lavoro spagnolo che ha rinvenuto Rna di Sars-Cov-2 in campioni di acque reflue raccolte nella metà di gennaio a Barcellona, circa 40 giorni prima della notifica del primo caso autoctono.

“I nostri risultati – sottolinea Luca Lucentini, direttore del Reparto Qualità dell’Acqua e Salute – confermano le evidenze consolidate ormai a livello internazionale sulla funzione strategica del monitoraggio del virus in campioni prelevati regolarmente nelle fognature e in ingresso agli impianti di depurazione, come strumento in grado di individuare precocemente e monitorare la circolazione del virus nei diversi territori, supportando le fondamentali informazioni della sorveglianza integrata, microbiologica ed epidemiologica”.

“Bisogna evidenziare – prosegue – che il ritrovamento del virus non implica automaticamente che le catene di trasmissione principali che hanno portato poi allo sviluppo dell’epidemia nel nostro paese si siano originate proprio da questi primi casi, ma, in prospettiva, una rete di sorveglianza sul territorio può rivelarsi preziosa per controllare l’epidemia”.

“Attraverso l’attività condotta nei nostri laboratori, si sta sviluppando una rete di sorveglianza ambientale che può già contare sulla disponibilità e affidabilità di strutture sanitarie e ambientali di eccellenza a livello regionale e sull’apporto fondamentale e la collaborazione dei gestori idrici che possono ancor più contribuirne ad uno sviluppo capillare e tempestivo”, aggiunge il direttore del Reparto Qualità dell’Acqua e Salute.

“Passando dalla ricerca alla sorveglianza – va avanti Lucentini – sarà indispensabile arrivare ad una standardizzazione dei metodi e dei campionamenti poiché sulla positività dei campioni incidono molte variabili quali per esempio il periodo di campionamento, eventuali precipitazioni metereologiche, l’emissione di reflui da attività industriali che possono influire sui risultati di attività ad oggi condotte da diversi gruppi. Lavoriamo per dare al paese una rete di sorveglianza insieme ad Arpa e ad Ispra”.

“In questo senso – conclude Lucia Bonadonna, direttrice del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità – abbiamo presentato una proposta di azione al Ministero della Salute per l’avvio di una rete di sorveglianza su Sars CoV-2 in reflui, e già nel luglio prossimo avvieremo uno studio pilota su siti prioritari individuati in località turistiche. Sulla base dei risultati dello studio pilota, contiamo di essere pronti per la sorveglianza sull’intero territorio nazionale nei periodi potenzialmente più critici del prossimo autunno”.

Batterio killer a Verona, Zaia: “Chiesta commissione ispettiva”

“Ho chiesto che si istituisca una commissione ispettiva per la vicenda del ’citrobacter’ a Verona (che ha portato alla morte di alcuni bambini di pochi mesi al punto nascite di Verona)”. Lo ha annunciato il presidente del Veneto, Luca Zaia oggi al punto stampa.

“C’’è già una commissione nominata dall’Azienda Sanitaria, però io sono convinto fortemente che ci debba essere una Commissione regionale per chiarire fino in fondo la vicenda del batterio killer: in cui si è avuto un primo caso nel novembre 2018 per poi avere tutto un susseguirsi di casi fino alla scorsa primavera. Ci sarà da capire bene tutta l’evoluzione di questo batterio rarissimo nelle infezioni ospedaliere, ma che purtroppo esiste”, ha spiegato Zaia.

Come si legge su veronasera.it il primo caso di bambino infettato da citrobacter a Borgo Trento risalirebbe al novembre 2018, un’infezione che ha portato al decesso del piccolo. Poi un altro caso nell’aprile 2019, con un’altra neonata morta. Nel giugno dell’anno scorso un terzo neonato con il citrobacter, ma questo episodio potrebbe essere diverso dagli altri perché il piccolo era stato trasferito dall’ospedale di San Bonifacio a quello di Verona. Nell’ottobre del 2019 la terza infezione letale per un bimbo che morirà nel marzo di quest’anno, sempre per il batterio killer. Altri tre casi, infine, quest’anno, tra gennaio e maggio. Il batterio al momento avrebbe provocato la morte di tre bimbi e lesioni al cervello in altri quattro piccoli, mentre ci sono alcuni casi di infezione che non avrebbero avuto alcun esito negativo, per il momento.

Oms ’contro’ tifosi del Napoli: “Sciagurati”

“Sciagurati. Cosa vuole che le dica… Fa veramente male vedere queste immagini”. Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), commenta così le immagini dei festeggiamenti dei tifosi del Napoli, scesi in strada ieri sera dopo il trionfo in Coppa Italia. Durante la puntata odierna di Agorà, scorrono le immagini che documentano la presenza di centinaia di persone ammassate in strada, senza mascherina e senza alcun dispositivo di protezione. Tra cori ed esultanze, nessuna attenzione al distanziamento sociale.

“In questo momento non ce lo possiamo permettere, per fortuna è accaduto a Napoli. Il governatore, il sindaco hanno messo in atto misure di controllo estremamente rigide e l’incidenza del virus è stata minore rispetto ad altri luoghi. Però vi ricordo ancora quanto ha contato la partita dell’Atalanta, all’inizio dell’epidemia, per quanto riguarda l’impatto immediato”, dice ripensando al match Atalanta-Valencia giocato a febbraio a San Siro.

“Non vorrei che riprendessimo” con comporamenti errati “proprio nel momento in cui il Comitato Tecnico Scientifico ha cercato di accogliere le proposte della Figc per non limitare al massimo l’indotto del calcio nel nostro paese, come sarebbe invece suggerito da scienza e coscienza medica”, aggiunge.

Call center droga a Roma, c’è anche complice killer Luca Sacchi

Aveva costituito un vero e proprio call center della cocaina nel quartiere romano di San Basilio l’organizzazione smantellata oggi dalla Gdf. Era in grado di soddisfare, senza soluzione di continuità, dalle 30 alle 50 cessioni quotidiane nei giorni feriali, per arrivare anche a 80 nei giorni festivi e prefestivi.
I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del locale Tribunale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, nei confronti di 7 giovani cittadini italiani. Dell’organizzazione faceva parte anche Paolo Pirino, attualmente detenuto in relazione al procedimento penale per l’omicidio di Luca Sacchi.

I finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno accertato che i sodali gestivano, con base operativa nel quartiere di San Basilio, un vero e proprio “centralino”, attivo tutti i giorni dalle 14.00 alle 02.00 di notte per l’acquisizione di ordini telefonici di cocaina, di cui poi curavano la consegna in tutta Roma tramite “pony express” reclutati, in prevalenza, tra i clienti in difficoltà economiche.

Superando il concetto della ’piazza di spaccio’, idue fratelli e di 22 e 19 anni insieme a Paolo Pirino di 22 avevano ideato un meccanismo, come definito dal gip, “estremamente efficace, sia nell’ottica di facilitare la domanda che di ridurre i tempi e i passaggi al fine di soddisfarla, ma anche di minimizzare i rischi”.

Nonostante il gruppo, sgominato dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma, trattasse la vendita di piccole quantità di cocaina, nel gergo criptico utilizzato, ’un amico’ indicava una dose e ’una mano’ 5 grammi, il guadagno medio era di circa 15.000 euro a settimana. Per minimizzare i rischi, il ’corriere’ portava con sé una o poche dosi da recapitare e tornava più volte a rifornirsi per le successive consegne.

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19 Giugno 2020