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Differenze di retribuzione uomo/donna

È tangibile la parità salariale fra i due sessi? Si parla di gender pay gap per indicare il differenziale retributivo di genere. I divari tra uomini e donne sono presenti in vari settori, come il lavoro, l’istruzione, le istituzioni. Emerge chiaramente che negli uffici molte donne abbiano dovuto dimostrare di più rispetto ai colleghi uomini per ottenere gli stessi riconoscimenti.

Intermedia Selection è un’azienda leader in Italia nella ricerca e nella selezione di professional e middle management. Nata nel 2002, ha attualmente due sedi: Milano e Roma. È inoltre partner del network internazionale IIC, tra i primi 10 nel mondo, presente in 40 Paesi. In questi giorni, l’azienda ha reso noto uno studio sul gap di genere. L’indagine ha evidenziato una disparità fra uomini e donne nell’occupare mansioni di potere ed anche una differenza nell’ammontare dello stipendio a parità di mansioni. Secondo l’azienda, che dispone di un osservatorio privilegiato “rispetto alle trasformazioni del mondo del lavoro ed alle dinamiche sociali ed economiche che lo influenzano, le grandi aziende non guardano tanto al genere del manager che hanno davanti piuttosto alle sue competenze”.

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In Italia il divario di genere è al 43,7%. Il tasso di occupazione può far diminuire quello salariale, se a restare fuori del mercato del lavoro sono le donne meno qualificate e che svolgerebbero mansioni più. Un esperto del settore ha dichiarato: “Le differenze tra i diversi indici ci aiutano a capire i vari motivi per cui le donne guadagnano meno degli uomini. In primo luogo perché lavorano di meno, o restando disoccupate oppure lavorando part-time: questo è particolarmente vero per l’Italia. Si potrebbe pensare che questo non è un vero indice di discriminazione, ma solo a patto di considerare la non partecipazione al mercato del lavoro o il part-time come una libera scelta, non vincolata dalle condizioni del mercato stesso né da fattori culturali ereditati e stereotipi”. La bassa partecipazione al mercato del lavoro ha tenuto relativamente lontane le donne italiane a causa della “segregazione occupazionale”, con paghe minime per lavori notevolmente modesti.

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Un altro fenomeno determinante sembra essere quello legato al concetto di “sovra qualificazione”, che consiste nel possedere titoli più alti rispetto a quelli richiesti dal lavoro che si svolge. “Una distribuzione paritaria del lavoro di cura in famiglia – conclude l’esperto – e una rete pubblica che semplifichi e non complichi, riduca e non aumenti il tempo destinato alla cura, possono fare molto per ridurre quel differenziale salariale che si crea “fuori” del mercato del lavoro”. Il differenziale retributivo di genere può ridursi se si agisce su tutti i fattori che lo alimentano, cioè la segregazione occupazionale, il sotto inquadramento delle donne rispetto alle loro qualifiche, “i tetti di cristallo” che si frappongono alla loro carriera.

Data:

25 Giugno 2018