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Digital divide

Nativi digitali ma anche disconnessi digitali. In Italia quasi mezzo milione di adolescenti riesce a rinunciare a Internet. E’ difficile da credere o solo da immaginare, ma secondo i dati di una ricerca dell’Ipsos promossa da Save the Children, nel nostro Paese vi sarebbero moltissimi ragazzi che, per scelta o per mancanza di opportunità, sono tagliati fuori dal mondo virtuale. In particolare ben l’11,5 % del totale degli adolescenti residenti in Italia, compresi tra gli 11 e i 17 anni, non ha mai avuto accesso alla Rete, una percentuale di cosiddetti disconnessi digitali che ha numeri più elevati al Sud e nelle isole, giovani inseriti in nuclei familiari in cui vi sono condizioni economiche difficili.

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Salta subito all’occhio di come questo divario tra chi si trova fuori dal mondo digitale e chi invece ha un’iperattività di navigazione sul web, possa portare i giovani “disconnessi” a trovarsi congelati in una dimensione loro malgrado legata a un passato che inevitabilmente, nel corso del tempo, li porterà, volenti o nolenti, a un eremitaggio digitale verso le nuove tecnologie.

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Oggi infatti appare impossibile rapportarsi a qualsiasi dimensione del nostro vissuto, senza un rapporto con i media e con una comunicazione che appare sempre più pervasiva e onnicomprensiva. L’apoteosi dell’iperattività dei nostri adolescenti è testimoniata da un’innata predisposizione al maneggio dei manufatti tecnologici a noi più vicini: smartphone, pc, tablet. I nativi digitali riescono senza nessun aiuto da parte degli adulti o da parte di terzi, a entrare in una relazione iperattiva con i media che ormai non ci stupisce più, a cui non facciamo più caso. Fare una foto, un selfie, riconoscere le icone presenti sugli schermi dei tablet o dei cellualri, mandare un messaggio attraverso i social, sono per la quasi totalità dei bambini attività elementari e patrimonio genetico di una generazione multimediale e iperconnessa. D’altra parte i genitori non possono che essere orgogliosi di questa profusione di innate capacità tecnologiche nei loro figli, sicuri che questa loro precocità mediatica possa poi servire come chiave d’accesso alla vita e al successo lavorativo.

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Stride dunque con questo quadro generale in cui vige il dominio della tecnica, che vi siano quasi mezzo milione di giovanissimi fuori da questa giostra della vita dove si è sempre più social e interconnessi. Ai figli di queste famiglie radical-luddiste non rimane altro che dedicarsi all’astinenza digitale, un’immagine romantica di eroi, volontari o no, appartenenti a un passato legittimato su una cultura antica ma solida, fondata sul valore del libro; asceti in attesa, prima o poi, dell’avvento messianico anche per loro di una famiglia numericamente e socialmente avvantaggiata ma forse culturalmente un po’ meno. Appare certo per tutti che l’avvento delle nuove forme di comunicazione 2.0 ha rappresentato per gran parte della popolazione mondiale, un treno sul quale era indispensabile salire se si voleva partecipare al senso più profondo di questa contemporaneità avvolgente e totalizzante. Perdere questa opportunità, per scelta o per mancanza di risorse, delinea per alcuni un congelamento a una dimensione del passato che molto probabilmente invece di preservare, condannerà gli eremiti digitali a una continenza senza futuro.

Data:

28 Marzo 2015