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DIPENDENTI DI GOOGLE ARRESTATI DOPO PROTESTE ANTI ISRAELE – Uffici di Google assediati per otto ore

Secondo quanto riportato dal Washington Post, Google averebbe licenziato 28 dipendenti che avrebbero partecipato ad un sit-in per protestare contro la fornitura di tecnologie al governo israeliano, contratto condiviso con il gigante del cloud computing, Amazon. I licenziamenti sono avvenuto dopo che nove dipendenti sono stati arrestati per aver occupato e protestato per più di otto ore nell’ufficio dell’amministratore delegato di Google Cloud Thomas Kurian a Sunnyvale, in California, e in un ufficio dell’azienda a New York. Questi allontanamenti seguono un precedente licenziamento relativo allo stesso progetto il mese scorso. I dipendenti, facenti parte di un gruppo chiamato “No Tech for Apartheid”, avrebbero scritto lettere e organizzato proteste contro l’accordo di Google per vendere tecnologia a Israele dal 2021. La tensione sul contratto di cloud computing, noto come “Project Nimbus”, tra i dipendenti di Google e Amazon sarebbe aumentata da quando è iniziata la guerra Israele-Gaza in ottobre.

In una dichiarazione via e-mail, un portavoce di Google ha affermato che i lavoratori sarebbero stati licenziati per “aver impedito fisicamente il lavoro di altri dipendenti e impedito loro di accedere alle nostre strutture”, il che è “una chiara violazione delle nostre politiche e un comportamento completamente inaccettabile”.
“Dopo aver rifiutato numerose richieste di lasciare i locali, le forze dell’ordine si sono impegnate a rimuoverli per garantire la sicurezza dell’ufficio”, prosegue l’e-mail, “finora abbiamo concluso le indagini individuali che hanno portato alla cessazione del rapporto di lavoro per 28 dipendenti e continueremo a indagare e ad agire secondo necessità”. I 28 dipendenti licenziati avrebbero solo recentemente appreso la notizia del loro licenziamento, affermando di essere scioccati e arrabbiati per la decisione dell’azienda. Infatti, uno dei dipendenti licenziati ma che non ha partecipato attivamente al sit-in ha spiegato: “Sono furioso. Questa è una risposta assolutamente sproporzionata ai lavoratori che difendono la moralità e ritengono Google responsabile delle proprie promesse. Licenziare persone associate a un evento che non gli piace è incredibile”.

Ma i dipendenti che hanno partecipato all’azione, i cui video sono stati pubblicati su Instagram, hanno negato di aver impedito a qualcun altro di Google di lavorare. Jane Chung, portavoce di No Tech for Apartheid, ha però spiegato: “Anche i lavoratori che stavano partecipando a un sit-in pacifico e rifiutandosi di andarsene non hanno danneggiato proprietà né minacciato altri lavoratori. Invece hanno ricevuto una risposta estremamente positiva e dimostrazioni di sostegno”. Mentre Google ha difeso la sua azione come necessaria, i lavoratori licenziati e i loro sostenitori contestano questa decisione come una reazione sproporzionata e un attacco alla libertà di espressione. I dipendenti di Google e Amazon avevano protestato davanti agli uffici delle aziende già nel 2022, dopo che alcuni documenti pubblicati da The Intercept hanno mostrato che nell’accordo rientravano anche tecnologie di intelligenza artificiale, per esempio per l’analisi dei video. Il timore dei manifestanti è che i sistemi possano essere utilizzati dall’apparato di sicurezza israeliano per danneggiare i palestinesi. Anche Amazon ha un contratto Nimbus con Israele, e dipendenti di Amazon hanno partecipato alle azioni di No Tech for Apartheid martedì, ma non ci sono stati segnalazioni di dipendenti Amazon arrestati o licenziati. I licenziamenti nel bilancio 2023 di Google hanno generato 2,1 miliardi di oneri, ma guardando all’ intero anno, il fatturato di Alphabet ha chiuso il 2023 a quota 307,4 miliardi di dollari con un incremento di quasi il 9%

rispetto al 2022. L’utile netto è stato di 73,8 miliardi (5,8 dollari per azione), il 23% in più dell’anno precedente. Infine, la vicenda evidenzia anche il ruolo sempre più importante che le grandi aziende tecnologiche svolgono nelle questioni politiche e sociali globali, e solleva domande riguardo alla responsabilità e all’etica di tali aziende nel condurre i loro affari internazionali.

Data:

20 Aprile 2024
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