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DOMENICO CIRILLO – “L’arte salutare deve esercitarsi a sollievo della misera umanità e non come strumento per procacciarsi ricchezze”

Alle figure culturalmente significative non si affida mai il potere. Metterebbe in pericolo l’ordine costituito, notoriamente basato su ben altri parametri. Riedificare una civiltà resta un fine possibile se la collettività comprende il valore della cultura.  La cultura è molto importante perché è ciò che consente di vivere insieme agli altri, di stare in comunità, di dare qualcosa al prossimo. La Cultura  e la scienza non si asserviscono mai alle logiche del potere che si appiattisce su un modello di monocultura (quale quello corrente). E la Storia a consegnarci questo messaggio e per questo le vite che hanno fatto la storia non vanno dimenticate. Non va dimenticato, ad esempio,  che nel Meridione (terra per secoli martoriata dal potere di turno) sono nati grandi scienziati, che hanno dato, attraverso la loro opera, un importante contributo al progresso delle loro terre e di tutta l’Italia.
Domenico Maria Leone Cirillo, medico scienziato, è stato un martire della Repubblica Napoletana del 1799.

Ritratto di Domenico Cirillo, 1784-1786 di Angelica Kauffmann 

Nacque nel comune di Grumo Nevano il 10 aprile 1739.
La famiglia, senza appartenere alla nobiltà terriera o disporre di beni ingenti, era comunque d’un certo spicco e aveva una lunga tradizione nell’esercizio della professione medica e nell’interesse per le discipline naturalistiche.

A circa sedici anni Cirillo si iscrisse all’Università di Napoli e il 2 dicembre 1759, quando aveva solo poco più di venti anni, si laureò in Medicina e Chirurgia. Aveva frequentato le lezioni del botanico Pedillo. L’anno dopo, nel 1760, morto Pedillo  e resasi vacante la sua cattedra,  il giovane Domenico Cirillo partecipò al concorso e, classificatosi primo, nel 1761 divenne professore universitario di botanica, distinguendosi subito col classificare secondo le teorie di Linneo numerose specie vegetali dell’Italia meridionale, tra cui il pistacchio di Sicilia.

Si impegnò con passione nel modernizzare la didattica e la prassi medica a Napoli e nel Regno, introducendo acquisizioni altrove già affermatesi o emergenti. Sempre nello stesso 1761 divenne membro della Società Botanica Fiorentina e cominciò a contattare e frequentare studiosi di vari paesi europei. Con lo scienziato inglese Byles Stiles effettuò studi botanici con l’uso del microscopio.

Nel 1768, Cirillo fu inoltre eletto socio corrispondente della American Philosophical Society di Filadelfia, fondata nel 1743 da Benjamin Franklin, ma a causa di un errore di trascrizione della lettera ricevuta dal Console Britannico a Napoli, Isaac Jamineau, nei registri di tale Accademia fu riportata l’iscrizione di un certo “Professor Famitz”, probabilmente mai esistito. Soltanto il 3 gennaio 2023, a seguito delle ricerche effettuate da un professore dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, la American Philosophical Society ha corretto tale errore, riconoscendo, dopo 255 anni, Cirillo come il proprio primo socio italiano.

Nel 1774 ottenne la cattedra di patologia e materia medica e divenne medico personale di corte. Ciò gli consentì di fare per ragioni di studio molti viaggi sia in Italia che all’estero, in particolar modo in Francia e in Inghilterra, dove ebbe modo di conoscere vari cultori dell’illuminismo mondiale, come Nollet, Franklin, Buffon, d’Alembert e Diderot.

Era intanto entrato in amicizia con il naturalista Cesare Majoli (1746-1823), che la regina Maria Carolina aveva fatto venire a Napoli per occuparsi di studi relativi alla luce.

Tornato a Napoli, nel 1775 ottenne la cattedra di Medicina teoretica e, poco dopo, anche quella di Medicina pratica, che conservò fino ai suoi ultimi giorni di vita. Nello stesso tempo, incaricato medico all’Ospedale degli Incurabili, vi insegnò Fisiologia e Ostetricia. Ciò lo portò presto a collaborare coi medici di Napoli più importanti, come Antonio Sementini e Domenico Cotugno. Per quest’ultimo disegnò le tavole anatomiche del trattato “De aquaeductibus auris humanae internae anatomica dissertatio”.

Nel 1780 pubblicò “Nosologiae methodicae rudimenta” (un breve vademecum di patologia medica suddivisa con metodo e rigore in sezioni ed ordini) e l’ “Avviso intorno alla maniera di adoperare l’unguento di sublimato nella cura delle malattie veneree”. Nel 1784 fu nominato direttore del Museo di Scienze, allora in allestimento.

Nel 1777 divenne professore di medicina all’Università di Napoli. Tra i suoi pazienti vi erano membri della nobiltà locale e dignitari stranieri, ma anche poveri e bisognosi, ai quali Cirillo prestava assistenza gratuitamente. Inoltre, Cirillo fu autore di diverse pubblicazioni in campo medico e sviluppò un rimedio innovativo per la sifilide. Fu uno dei primi medici in Italia a tenere un diario clinico dei propri pazienti. Dedicandosi sia alla didattica che alla ricerca, comprese l’importanza sociale della scienza medica esplicitando nel suoi Discorsi accademici (1787) le sue critiche al degrado della classe medica e delle strutture ospedaliere.

Condusse inoltre diversi viaggi in Europa, ad esempio in Francia ed in Inghilterra, dove acquisì nuove conoscenze ed entrò in contatto con altri intellettuali, tra cui Nollet, Buffon, d’Alembert, Diderot e forse Franklin. Per i suoi meriti scientifici, Cirillo fu eletto socio presso diverse accademie italiane: l’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL (di cui è stato uno dei primi quaranta fondatori), la Società Botanica Fiorentina (antesignana della Società Botanica Italiana), l’Accademia di scienze e belle lettere di Napoli (antesignana della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Napoli) e l’Accademia delle Scienze di Torino.

Il pensiero spiccatamente illuminista maturato grazie ai suoi innumerevoli soggiorni all’estero, in particolare in Francia ed Inghilterra, lo resero sostenitore di una drastica riforma delle condizioni disumane delle carceri e degli ospedali dell’epoca, come emerge anche nei discorsi intitolati appunto “Discorsi Accademici” scritti tra il 1793 ed il 1799, una sorta di autobiografia intellettuale, scandita dalle riflessioni sui principali temi della scienza, della medicina e della filosofia europee della seconda metà del Settecento.

Dall’esperienza della Rivoluzione francese trasse gli ideali di libertà che lo portarono ad essere uno degli artefici della Repubblica Napoletana.

Durante la Repubblica Napoletana inizialmente si dedicò più che mai alla sua attività di medico: si racconta che, se veniva chiamato da un ricco e da un povero, preferiva visitare prima il povero e poi il ricco, dicendo che “l’arte salutare deve esercitarsi a sollievo della misera umanità e non come strumento per procacciarsi ricchezze”. Investendo le proprie risorse economiche, presentò al Governo provvisorio della Repubblica Napoletana un avveniristico “Piano di Carità Nazionale”, che prevedeva l’istituzione di presidi medici in ogni quartiere.

Non senza qualche esitazione, accettò l’invito del generale Jean Étienne Championnet a diventare membro della Commissione Legislativa, che era stata istituita dal commissario civile francese André Joseph Abrial: a questo punto lasciò la sua attività professionale per dedicarsi alla politica.

Assunse quindi la presidenza della Commissione legislativa (carica inizialmente ricoperta dal giurista Mario Pagano), ma, con la restaurazione borbonica che ebbe il culmine nel ritorno a Napoli di Ferdinando IV, la Repubblica fu spazzata via e Cirillo assieme a tanti altri patrioti venne imprigionato dapprima nella stiva del vascello da guerra “San Sebastian” e poi trasferito nella “fossa del coccodrillo”  del Maschio Angioino, un locale al di sotto del livello del mare.

Dato lo spessore del personaggio, gli fu concessa l’opportunità della grazia nel caso avesse rinnegato il suo ideale repubblicano per giurare fedeltà alla corona borbonica, ma Cirillo rifiutò di tradire i suoi principi repubblicani.

Ad oggi Grumo Nevano, suo paese natale, gli ha dedicato una scuola media, l’Istituto Comprensivo Matteotti-Cirillo, una statua di bronzo risalente al 1899 nella piazza centrale del paese, che appunto da lui prende il nome, un busto marmoreo del 1867 presente nel Municipio e una biblioteca, la “Biblioteca Comunale Domenico Cirillo”.


In suo onore è stato istituito il Premio Domenico Cirillo, che offre un riconoscimento ai cittadini grumesi che si sono distinti in varie attività.

Racconterò la storia di Domenico Cirillo nel mio programma radiofonico settimanale.

La puntata andrà in onda martedì p.v. alle 12.15 e, in replica, giovedì p.v. alle ore 17.30 al link: https://www.radio-italiane.it/regional-radio

La puntata sarà anche al link:https://www.spreaker.com/show/storia-storie-di-antonella-giordano

Data:

8 Luglio 2024

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