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Don Milani, il sacerdote che rivoluzionò la scuola

Oggi si parla molto di scuola e di riforme a tutti i livelli: dall’infanzia agli studi post universitari e l’eredità del prete di Barbiana può certamente essere un suggerimento per costruire la scuola del futuro.

Se la storia, come diceva Benedetto Croce, è sempre contemporanea, da Don Lorenzo arriva un messaggio che può superare l’attualità.

Mandato a Barbiana nel 1954, con l’inizio del primo tentativo di scuola serale per le classi popolari cominciò la sua esperienza di educatore “degli ultimi”, preparando un metodo che rivoluzionò per sempre il mondo dell’istruzione. Da lì in poi prese forma il concetto di scuola “sempre aperta”, 365 giorni all’anno, fatta di lezioni “open”, dove il più bravo aiuta il meno bravo in maniera solidale, una scuola dove lo straniero è visto come un’opportunità di crescita e non come un nemico da discriminare. La lingua da insegnare come strumento di conoscenza e di libertà fu uno dei suoi principali obiettivi per affermare la scuola dell’inclusione come primo pilastro della giustizia sociale.

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“Il possesso della lingua è un elemento fondamentale per arrivare all’eguaglianza degli uomini. Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui… Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli… La cultura vera, quella che ancora non ha posseduta nessun uomo, è fatta di due cose: appartenere alla massa e possedere la parola.” Queste sono solo alcune delle frasi celebri che hanno reso il suo romanzo di formazione e di denuncia: “Lettera ad una professoressa” notissimo al pubblico di tutto il mondo, un’opera che rivoluzionerà per sempre la scuola. “Lettera ad una professoressa”, pubblicato dopo la sua morte e scritto con il contributo di tutti i ragazzi che furono suoi allievi all’epoca di Barbiana è universalmente riconosciuta tra le più importanti opere della storia della pedagogia del ‘900. Era un’opera di formazione, ma soprattutto di denuncia di un’epoca in cui ai poveri veniva preclusa ogni possibilità di accesso all’istruzione pubblica non perché non fossero capaci, ma perché le materie insegnate e l’offerta formativa era ristretta e disegnata solo per le classi agiate. Don Milani nella sua esperienza di maestro “degli ultimi” notò subito che i suoi allievi avevano nozioni e conoscenze che non venivano valutate ed insegnate nella Scuola dell’epoca. Costoro conoscevano la statistica, le scienze naturali, alcuni di loro erano bilingue perché figli di padri che avevano conosciuto l’emigrazione per lavorare in Germania, Svizzera ed Inghilterra, altri avevano competenze nell’uso delle macchine e dei principi della fisica di base, tutte materie che la scuola dell’epoca non valorizzava negli istituti superiori. Tutta la formazione era incentrata sul latino e sul greco antico, sulla poesia colta e sulla lingua italiana accademica ed era del tutto evidente che i figli dei poveri non avevano questo bagaglio culturale, ma possedevano talento, nonché basi necessarie e solide per continuare a studiare e accedere a studi di secondo livello ed universitari. A Barbiana è esaltata la conoscenza delle lingue straniere come estensione evidente della parola. Si approfittava di ogni occasione per confrontarsi con una cultura diversa.

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Non si tratta solo di denunciare la dispersione scolastica di cui è colpevole un processo educativo che prescinde da quelle che sono le condizioni di partenza degli alunni. La tesi di Barbiana è molto più profonda e guidata da due convinzioni di fondo: la forza della parola e la fiducia nell’uomo, di ogni uomo che ha in sé ricchezze infinite e deve esser messo in condizione di esprimerle. I principi educativi promossi dal Don Lorenzo Milani sono ancora attualissimi. Scuola inclusiva, lo straniero visto come un’opportunità per imparare nuovi modi di pensare e di concepire il mondo, scuola con un’offerta pluralista capace di catturare l’interesse degli allievi, che arrivi ovunque in tutte le periferie umane e geografiche. Esempi attuali sono: la tanto criticata e recente legge di riforma scolastica chiamata “la Buona Scuola” almeno nelle sue aspirazioni di fondo, le riforme che hanno riguardato l’università per ampliare l’offerta formativa con più corsi di laurea, il progetto Erasmus, la nascita delle università Telematiche che permettono a tutti di accedere alla formazione universitaria senza distanze, gli scambi culturali che vedono impegnata l’Europa a raccontare se stessa, la rivoluzione digitale e social che sta mettendo in comunicazione studenti di nazionalità diverse. In conclusione, se tutto questo mondo è più plurale è certamente merito di questo Sacerdote “degli ultimi” che ha intuito prima di tutti che la scuola è lo strumento più importante per realizzare giustizia sociale, libertà e integrazione. Se Don Milani fosse ancora qui tra noi sarebbe da stimolo per un progresso umano prima ancora che politico, sociale prima ancora che economico, internazionale prima ancora che nazionale.

Data:

1 Ottobre 2016