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DONARSI

Nei giorni appena trascorsi, mi è capitato di riflettere su quanti, nel dicembre del 2022, hanno terminato la propria esistenza su questo mondo: noti personaggi della politica, della società civile, dello sport, dello spettacolo.

Da giovani il suono delle campane ci pare sempre uguale, ma, anno dopo anno, si presta orecchio e si riconosce il suono della letizia e quello del distacco.

E si avverte il vuoto per quella fetta della vita di tutti che se ne è andata in chi è morto. Qualcuno che incontravamo ogni giorno per strada, che viveva nella casa accanto o che aveva fatto con noi un pezzo di strada non c’è più.

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Sono numerose e diffuse le vite significative e significanti che proprio nel silenzio e nella ferialità dei giorni lasciano segni profondi, affidano messaggi eloquenti, diffondono luce che rincuora.

Non è fatta di cose eccezionali la quotidianità di ciascuno.

Le cose vere che superano la prova del tempo sono consegnate proprio alla silenziosa consuetudine del condividere, del non pretendere, dello “sprecarsi” in generosità e gratuità, del donarsi.

Vite concrete, ben radicate alla realtà, ma in tensione verso ciò che resta ancora un po’ più in là. Vite eloquenti, capaci di spezzare silenzi vuoti.

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Vite mature, adulte, che ben hanno imparato a donare senza aspettare ritorni: mani aperte, capaci di proteggere, custodire, contenere, e insieme di offrire, sostenere, lasciare.

Riflettevo sulla morte e più riflettevo e più mi appariva vivo il meccanismo della vita: assurda grottesca contraddizione.

Ebbene, è il meccanismo del dono, dello straripare della realtà che non può restare chiusa e ferma col pericolo di marcire e disfarsi, è il meccanismo di una superiorità che non viene da alcun diritto, ma soltanto dalla percezione di “essere” qualcuno, e di “avere” qualcosa che non termina in se stessi. Altrimenti dove va la gioia di poter inventare la vita?

Si diventa schiavi dell’altro, delle risposte, delle proposte, della iniziativa che non viene da noi: allora la vita è inventata non da noi ma da altre persone, e quando sono gli altri che inventano mai raggiungono la nostra vera personalità, mai colgono il nostro volto più genuino.

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La nostra vita è sempre e solo un dono di amore: se tutto diventa così, se anche i momenti più neutri o più noiosi, e persino i momenti negativi di fatica, di sofferenza, di sconforto (capitano, e spesso!) entrano nella festa, entrano a far parte della vitalità che c’è in noi, tutto cambia, tutto diventa luminoso.

Che cosa pensiamo di inventare di più e di meglio di un amore senza confini, un amore che mai potrà essere smentito né tradito, un amore che cerca solo di potersi esprimere, senza chiedere nulla?

Che cosa possiamo chiedere al mondo se non che ci lasci amare, servire, soddisfare le necessità più o meno evidenti che abitano il cuore dell’uomo?

La nostra vita di uomini non ha nessun altro senso che questo: poter amare, poter donare.

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Contro ogni mania di potere, di accaparramento, di sfruttamento, contro ogni teoria che sotto diverse forme tende a rendere l’uomo vittima dell’uomo, noi siamo di quelli che invece affermano la gioia e la grandezza di poter amare, servire, di spendere la vita per gli altri, di godere la vita come una festa con gli altri.

Amare vuol dire “perdere la vita”, giocare il tutto per il tutto, donare senza contare.

Dopo tutto, se è vero che siamo stati creati a immagine e somiglianza di Lui, che è Amore, siamo essere creati per amare, e tutta la nostra capacità fondamentale sta nel saper amare.

Qui è la nostra gioia più grande.

(Servizio fotografico realizzato da Marina Tarozzi)

Data:

29 Gennaio 2023