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DONNA CON UNA BILANCIA DI JOHANNES VERMEER

Gallery of Art di Washington.

L’opera è una raffigurazione perfetta, dipinta con un’arte straordinaria, e si inserisce in quel copioso filone pittorico del secolo d’oro olandese dove la pittura di genere era tra le preferite e offriva molti spunti agli artisti per comunicare velatamente gli insegnamenti morali.

In un angolo di una stanza, accostata ad un tavolo, una bella ed elegante donna con il capo velato indossa una mantella azzurra bordata di pelliccia sopra una veste gialla; dall’apertura della casacca sporge un ventre prominente che lascerebbe supporre un suo avanzato stato di gravidanza.

La protagonista tiene con la mano destra una bilancia e aspetta che i piattini raggiungono un perfetto equilibrio: forse perché la bilancia è quella di solito utilizzata dagli orafi, forse per la presenza di gioielli sparsi sul tavolo, la descrizione tradizionale dell’opera ha sempre suggerito che la donna stesse pesando i gioielli, interpretandola così come simbolo della vanità.

Un’altra possibile lettura è quella che vede nella donna una metafora della Giustizia, virtù rappresentata con l’attributo iconografico della bilancia, e quindi in questo caso, richiamo a soppesare con imparzialità e valutare sempre le proprie azioni.

In realtà, diversi elementi sembrano suggerire ancora un altro significato.

Il primo è la luce che da una finestra posta in alto entra nella stanza, illuminandola: il gioco di ombre e luci permette all’osservatore di percepire la tridimensionalità dell’ambiente domestico, tanto che si può notare il chiodo appeso che proietta la sua ombra sulla parete. In questo caso la luce che penetra dall’esterno può indicare lo Spirito Santo che illumina la vita di ogni persona e la guida tra le fatiche e i momenti oscuri.

Il secondo elemento è quel drappo azzurro, dalle copiose e morbide pieghe, posto disordinatamente sul tavolo.

Il colore azzurro rimanda al cielo e, iconograficamente, è simbolo del divino: quella stoffa quasi sacralizza il tavolo, lo rende altare presso cui l’uomo può sempre andare per incontrare Dio e riflettere sulla propria esistenza.

Infine il gesto della donna che tiene in equilibrio un bilancino rimanda al terzo elemento: il quadro appeso alla parete raffigura il Giudizio Universale ed è probabilmente opera di Jacob de Backer, pittore fiammingo noto per l’immagine del Salvatore con entrambe le braccia alzate.

Questa composizione dinamica instaura un sottile dialogo fra il gesto della donna e quello del Cristo, ricerca equilibrio nella propria esistenza alla luce della giustizia divina. «Il mio giudice», proclama san Paolo, «è il Signore!». Lo specchio appeso alla parete, dentro cui la donna riflette la sua immagine, ha una funzione simbolica e rappresenta la necessità dell’introspezione e della conoscenza di sé; sembra volerci ricordare di pensare alle nostre azioni e alle nostre scelte quando siamo ancora in vita, prima che arrivi il Giudizio universale.

Gesù nel Vangelo afferma «Nessuno può servire due padroni…. non potete servire Dio e la ricchezza».

Per chi vuole essere discepolo di Gesù è necessaria una scelta precisa tra due possibili opzioni esistenziali: una fondata sul possesso e sull’inquietudine per la realtà del mondo; l’altra sulla relazionalità e sulla fiducia in Dio.

Il Vangelo invita il lettore ad inoltrarsi nella propria interiorità per decidere dov’è il suo cuore e di conseguenza cosa considera prezioso, in cosa consiste il suo tesoro.

Gli chiede il coraggio dell’onestà verso sé stesso e vivere con coerenza la sua scelta quotidianamente.

Data:

10 Marzo 2024