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Donna incinta al quinto mese muore in ospedale con i due gemelli

Si spegne al Cannizzaro di Catania, Valentina dopo aver dato alla luce i due feti privi di vita che porta a in grembo. Aperto fascicolo in Procura

Morire di parto a 32 anni nel 2016 lascia sgomenti. È accaduto a Valentina, 32 anni siciliana, con in grembo due gemelli dati alla luce, al quinto mese di gravidanza, senza vita all’ospedale “Cannizzaro” di Catania.

Indagati i 12 medici in servizio per omicidio colposo plurimo. Un atto dovuto specifica la Procura che ha ricevuto la denuncia presentata dai familiari, secondo i quali il medico che stava assistendo la donna, si sarebbe rifiutato di praticare un aborto terapeutico per porre fine alla sua sofferenza perché obiettore di coscienza.

Accusa subito respinta dai vertici del Cannizzaro che hanno escluso negligenze nel comportamento del ginecologo.

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Paolo Scollo, primario del reparto e presidente della Società italiana di ostetricia e ginecologia ha precisato:“Nel mio reparto i medici sono tutti obiettori e quando è il caso vengono fatti intervenire specialisti esterni. Ma qui siamo di fronte a un aborto spontaneo, non era necessario alcun aiuto esterno; dunque riteniamo che non ci sia stata negligenza da parte del dottore che anzi molto tempestivamente ha fatto eseguire un esame con il quale è stata rivelata la presenza della sepsi. Tutti i parametri sono stati rispettati e si tratta di un fatto del tutto analogo a quelli avvenuti a distanza ravvicinata alcuni mesi fa a Torino, Bassano del Grappa e Brescia: anche in quel caso vennero sospettati casi di malasanità ma le indagini hanno fugato ogni sospetto”.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore regionale alla sanità Baldo Gucciardi: “Il professor Scollo è un’autorità in materia, ma davanti a un caso del genere occorre sia fatta la massima chiarezza: invieremo gli ispettori regionali a Catania ma faccio presente che pochi giorni fa, su un episodio simile avvenuto a Trapani, è stato escluso che ci sia stata negligenza da parte dei medici”.Eppure la mamma e il marito di Valentina hanno raccontato una verità diversa.

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La giovane donna, dopo una fecondazione assistita, è stata ricoverata in ospedale lo scorso 29 settembre per una sospetta dilatazione dell’utero. La situazione è rimasta sotto controllo fino alla mattina del 15 ottobre, quando è sopraggiunta una febbre a 38 e mezzo. Nonostante la somministrazione di tachipirina, il quadro si è complicato; sono comparsi vomito e forti dolori.

“Rimane in queste condizioni fino alle tre del pomeriggio – precisa l’avvocato Salvatore Milluzzo – quando viene sottoposta a una ecografia”.

Per altre quattro ore la situazione sarebbe rimasta invariata, fin quando da un ulteriore esame sarebbe emerso uno stato di sofferenza da parte di uno dei due feti.

“I parenti riferiscono che nonostante Valentina urlasse per i dolori — seguita ancora l’avvocato – il ginecologo non interviene in quanto si dichiara obiettore di coscienza. Secondo i familiari presenti avrebbe detto: ‘Fino a che è vivo io non intervengo’. Dunque non si fa nulla finché il cuore batte. E in effetti il primo bimbo viene fatto vedere alla madre ormai privo di vita. Il secondo esce dal grembo spontaneamente alcune ore dopo, anch’esso morto ma non viene mostrato alla signora”.

cms_4748/foto_4.jpegDurante la notte si è proceduto all’asportazione delle placente. La donna versava però in condizioni disperate, tanto da rendersi necessario il trasferimento in sala rianimazione per una sepsi.Ora del decesso: 14,00 del 16 ottobre scorso.“Noi non siamo dei medici — dice ancora Milluzzo — ma adesso chiediamo alla magistratura di stabilire se esiste un nesso di causa tra il comportamento del medico obiettore che non interviene e l’infezione che ha ucciso la partoriente”.

A giorni sarà eseguita l’autopsia.

Data:

21 Ottobre 2016