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DUE POPOLI, DUE STATI

E’ questo il titolo del breve saggio nel quale Piergiorgio Grossi convinto sostenitore degli Stati Uniti d’Europa affronta la sempre attuale questione Israelo-palestinese; questione che puntualmente si ripropone al mondo con tutto il suo dramma , la sua inevitabile violenza , la sua impotenza quando uno dei due popoli, mosso dalla rabbia e dall’odio estremo, attacca per primo.

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Allora le armi riprendono a martellare l’aria con i loro lugubri suoni di morte incendiando il medio oriente e di riflesso l’intero occidente. Quando crediamo che la pace tra israeliani e palestinesi sia stata raggiunta con una stretta di mano tra i leaders dei due popoli, (come è spesso avvenuto) ecco che la bestia dell’odio si risveglia dal sonno apparente per colpire con più ferocia e determinazione l’antico nemico. Quel nemico errante che, accecato dalla fede per la sua ‘Terra promessa,’ stanco di soffrire e di morire ’, riprende l’antica marcia verso ‘il paradiso perduto’, verso la terra dei suoi padri , verso la terra dove scorre ‘il latte e il miele’.

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Ma Israele non è il figliol prodigo che torna alla casa del padre, è il nemico che ha invaso e occupato la sua antica terra che appartiene ad altri fratelli ideologicamente e tradizionalmente diversi nella impostazione sociale, politica, religiosa, filosofica……. ; la convivenza sembra impossibile , la pace un’ utopia, il dialogo inter-religioso del tutto inaccettabile! Allora non c’è altra via che la guerra , le armi, il terrore e con essi le grida di dolore delle madri che piangono la perdita dei loro figli.

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Di fronte a questo interminabile strazio, ritorna prepotente l’eterna domanda: che fare per distruggere il seme della violenza che cresce , si gonfia e poi esplode ciclicamente con tutta la sua potenza ? Come unire due popoli culturalmente diversi ? Il su citato amico Piergiorgio Grossi s’imbatte negli scritti di un ricercatore palestinese che lavora negli Stati Uniti, Ahmed Moor il quale sostiene l’idea federalista tra Palestina e Israele; un unico stato, un unico modello che potrebbe essere suddiviso in quattro stati federali: La West Bank, la Striscia di Gaza, la parte nord di Tel – Aviv e la parte centrale di Israele, il Negev (con Gerusalemme capitale indipendente un po’ come Washington DC.) Tutti, riflette Piergiorgio Grossi, sostengono che la convivenza pacifica di israeliani di religione ebraica e arabi di religione musulmana si potrà avere solo con la costituzione di due stati indipendenti.

cms_1005/2012MoorAhmed_(1).jpgMa questa strada sembra essere molto meno percorribile di quella avanzata dallo studioso palestinese Ahmed Moor, che auspica invece la federazione tra i due stati in quanto la complessità delle divergenze territoriali e religiose, la mancanza di una garanzia internazionale credibile sulla sicurezza dei due stati , il mancato accordo di pace tra Israele e Siria per i confini del Golan e infine l’interferenza delle potenze mondiali nell’area contribuiscono a rendere irrealizzabile il progetto dei due stati.

cms_1005/Fassino9102013.jpgQuella che Piergiorgio Grossi trova essere la chiave di volta della questione palestinese è la comparazione di quanto è avvenuto nel dopoguerra europeo tra Francia e Germania e quello che potrebbe accadere similmente nella regione israelo-palestinese. Dunque le proposte sono:

IL FINANZIAMENTO di un ‘Piano Marshall’, ( come accadde in Europa) che metta insieme i fondi oggi concessi ad Israele , ai palestinesi e ad Hamas da Stati Uniti, Paesi Arabi e Unione europea per utilizzarli nello sviluppo invece che nell’acquisto di armi con cui offendersi e difendersi reciprocamente. Se le potenze suddette ponessero i loro finanziamenti in un unico fondo gestito sia da Israele che da Hamas e Palestinesi quasi certamente questi siederebbero intorno ad un tavolo di trattativa.

METTERE in Comune le risorse ( come accadde con la CECA:comunità europea del carbone e dell’acciaio) risorse primarie come l’acqua e le infrastrutture

LA PROSPETTIVA FEDERALE. La proposta cioè del gruppo di studiosi palestinesi e israeliani che negli Stati Uniti lavorano al progetto federalista; idea , come riferisce Pier Giorgio Grossi, sostenuta in passato dal matematico norvegese Johan Galtung fondatore dell’International Peace Research Institute (PRIO), che citava la CECA come esempio di riconciliazione. Uno stato federale Israelo.palestinese , secondo gli studiosi, potrebbe adottare un sistema bicamerale come negli Stati Uniti con un Senato dove vengono rappresentati gli Stati e una Camera proporzionale alla popolazione. La sicurezza e la politica sarebbero affidati al Senato e le questioni sociali e ed economiche al bicameralismo. Ovviamente tutto con la garanzia internazionale come avvenne nel dopoguerra con le truppe Usa in Europa. Garanzia economica ma anche militare per scoraggiare coloro ( Iran) che potrebbero opporsi alla riconciliazione.

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In questa prospettiva solo politici e religiosi illuminati potrebbero avviare con coraggio quel processo di vera pace che segnerebbe l’inizio di un cambiamento non solo in quella martoriata area geografica ma in tutto il medio oriente ed oltre. Uri Avnery , giornalista israeliano fondatore del Movimento pacifista Gush Shalom aveva anche proposto il nome dello stato federale : ‘Semitic Union’, una denominazione che avrebbe sicuramente effetti indesiderati presso i palestinesi forse non ancora pronti a mettere da parte i pregiudizi religiosi. Comunque, l’idea dello stato federale tra Israele e Palestina è davvero la più nobile delle proposte che merita di essere diffusa con tutti i mezzi di comunicazione oggi a disposizione a partire dai social networks che più di altri, raggiungono i giovani in ogni parte del mondo, quei giovani che sono l’unica vera speranza di pace e di cambiamento per gli anni che verranno.

Data:

2 Agosto 2014