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DUMB PHONE, I GIOVANI E LA VOGLIA DEL RITORNO AL PASSATO

cms_31654/1.jpgDisconnettersi per ritrovarsi, per riprendersi un pezzo di vita, per connettersi umanamente agli altri.

Dopo la sbornia degli ultimi decenni, sembra che qualcuno abbia deciso di mettere da parte l’always on e dedicare parte del suo tempo a un suo simile.

Sono in particolare gli appartenenti alla cosiddetta GenZ a voler assaporare la vita reale, mettendo in campo risorse e soprattutto mezzi impensabili sino a qualche tempo fa. Stando a quanto riporta CounterPoint, società e sito di ricerca e analisi di mercato sulle tecnologie, i vecchi cellulari starebbero conoscendo una seconda vita grazie a una improvvisa richiesta da parte di una clientela insospettabile: i nativi digitali. La rincorsa all’acquisto dei cosiddetti Dumb Phone, ovvero, alla lettera, “cellulari stupidi”, significherebbe un atto di riconquista della propria indipendenza, una versione edulcorata di luddismo applicato alle nuove tecnologie, una forma di resistenza gandhiana verso le tentazioni digitali. Si calcola che solo negli Usa la vendita dei telefoni cellulari con funzioni base sia aumentata nel 2022 con una vendita di decine di migliaia di esemplari Nokia venduti ogni mese.

cms_31654/2_1693722704.jpgSenza le tentazioni dei social media e di altre applicazioni, i vecchi Dumb Phone limitano il loro uso alla telefonia e ai messaggi, ovvero a funzionalità essenziali e basiche. Dispositivi con memoria limitata, incapaci di navigare in rete, nessun gioco all’interno, foto a bassa risoluzione, i vecchi cellulari rappresentano insomma un notsalgico ritorno al passato che sembra paradossalmente trainato proprio dagli stessi social network, TikTok in particolare, all’interno dei quali viaggia il tam tam revival Anni ’90. La tecnologia vintage del secolo scorso ritorna in auge con tutto il suo bagaglio e fascino retrò ammaliando i più giovani verso un mondo fatto di pixel e di semplicità tecnologica che oggi ci fa sorridere. Il fenomeno però potrebbe nascondere ben altro, ovvero motivazioni sociologiche e antropologiche causate dalla perdita di appeal delle piattaforme social; i giovani cercherebbero cioè nuovi spazi dove incontrarsi e in cui fare nuove esperienze, magari rispolverando il passato. Si spiegano così i risultati del recente sondaggio del sito skuola.net che evidenzia come siano proprio i giovanissimi tra gli 11 e i 14 anni a essersi disinnamorati o a non avere nessun interesse nei confronti dei social network. Il processo di disintossicamento dagli smartphone tanto decantato e auspicato da buona parte di studiosi e scienziati, pare ora prendere una strada decisa verso una tendenza alle cosiddette buone pratiche, un modo di intendere la tecnologia, seppur inevitabile, almeno sopportabile nei suoi aspetti più intrusivi nelle nostre vite.

cms_31654/3.jpgParte dai più giovani dunque una forma di controcultura neoluddista ed ecologista senza che probabilmente neanche loro lo sappiano e ne siano pienamente consapevoli. Come sosteneva Kirkpatrick Sale, l’evoluzione della tecnosfera ha tempi evolutivi molto più rapidi dei tempi biologici, tesi per cui per far sì che l’uomo sopravviva e regni l’equilibrio nell’ecosfera, bisogna costruire una società, definita così da Sale, “ecologica”. Secondo la teoria di Sale se la cultura globalista e fautrice dell’ipertecnologia, considera il passato come ingombrante e imperfetto, l’unica maniera di combatterla sarà utilizzare proprio la stessa tecnologia come arma, contraddizione giustificata da Sale grazie al punto di vista che i neo-luddisti hanno degli effetti pervasivi della tecnologia nella società. Usare la tecnologia per contrastare l’intromissione del digitale nelle nostre vite, esattamente come fanno oggi i giovani recuperando ciò che era un tempo l’ancien regime del progresso tecnologico e che oggi rappresenta una forma di resistenza del corpo e della mente agli assalti dell’economia di rete.

Data:

3 Settembre 2023