Traduci

Ecatombe in Messico: oltre 200 morti

cms_7258/messico_corta_1_afp.jpgSono almeno 216 le persone rimaste uccise nel potente sisma di magnitudo 7,1 che ieri ha colpito il centro del Messico, provocando il crollo di diversi edifici nella capitale. Questo l’ultimo aggiornamento, purtroppo destinato a salire, diffuso in un tweet dalla Protezione civile messicana. Secondo una stima dell’US Geological Survey, l’istituto geologico Usa, potrebbe arrivare a mille morti il bilancio del terremoto. E provocare perdite economiche tra uno e 10 miliardi di dollari. L’istituto ha infatti classificato come “arancione”, cioè significativo, l’impatto del sisma per quanto riguarda le vittime. Mentre parla di “allarme rosso” per l’impatto economico.

In un primo momento la Protezione Civile aveva parlato di 248 morti. La riduzione è dovuta anche al fatto, come ha spiegato il governatore di Città del Messico Miguel Angel Mancera, che il bilancio, provvisorio, delle vittime della capitale è di 87 morti e non di 117 come era stato detto per errore. Mancera ha confermato, in un’intervista televisiva, che sono 45 gli edifici crollati, alcuni completamente. In molti sono stati estratti vivi dalle macerie e si continua a scavare nella speranza di mettere in salvo altri sopravvissuti, ha poi aggiunto.

Il terremoto, avvenuto a meno di due settimane di distanza dal sisma di magnitudo 8.1 che aveva colpito il sud del Paese, ha lasciato circa 3,8 milioni di messicani senza elettricità.

STRAGE DI BAMBINI – Si fa di ora in ora più drammatico il bilancio del crollo di una scuola a Città del Messico. Secondo l’emittente Televisa, che cita le squadre di soccorso, almeno 32 bambini e cinque adulti sono morti nel crollo, mentre 11 persone sono state recuperate in vita.

I soccorritori sperano tuttavia di riuscire a salvare ancora delle persone sotto le macerie: Televisa indica in 14 il numero dei dispersi e cita un responsabile dei soccorsi secondo cui sono in contatto con una maestra che si trova insieme ad un bambino sotto l’edificio crollato.

Nell’istituto privato Enrique Rebsamen studiavano 400 alunni, divisi in due edifici tra l’asilo, la scuola primaria e la secondaria.

PENA NIETO – Il presidente Enrique Pena Nieto ha ordinato l’installazione di generatori per assistere il lavoro delle squadre di soccorso che sono andate avanti tutta notte. “Forse possiamo ancora trovare persone vive sotto le macerie”, ha detto il presidente messicano.

“La priorità in questo momento è continuare a cercare chi è rimasto sotto le macerie e curare i feriti”, ha continuato il presidente nel messaggio trasmesso dalla televisione in cui si esorta la popolazione alla calma. Nel suo discorso, il presidente ha poi affermato che il 40% di Città del Messico e il 60% dello stato di Morelos sono rimasti senza elettricità dopo il sisma.

“Abbiamo di fronte una nuova emergenza nazionale”, ha concluso il, mentre molti civili, compresi studenti, si sono unite alle migliaia di militari e operatori delle squadre di soccorso che stanno scavando sotto le macerie.

FARNESINA – L’Unità di crisi della Farnesina “è al lavoro per le verifiche” sull’eventuale coinvolgimento degli italiani nel terremoto. E’ quanto si legge in un tweet, nel quale l’Unità di crisi “invita ad attenersi alle indicazioni delle autorità locali”.

Scontro Trump-Kim, Cina invita all’autocontrollo

cms_7258/trump_kim_afp.jpgLa Cina ha chiesto moderazione sulla crisi con Pyongyang dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di “distruggere totalmente” la Corea del Nord se attaccherà gli Stati Uniti o i suoi alleati. “La situazione nella penisola è ancora complicata e sensibile – ha dichiarato il ministero degli Esteri cinese -. Speriamo che le parti interessate esercitino un certo autocontrollo e adottino misure per allentare la tensione e creare le condizioni necessarie per tornare presto sulla strada del negoziato per la questione nucleare della penisola”.

Trump ha avvertito Pyongyang ieri che, se gli Stati Uniti saranno costretti a difendere sé stessi o i loro alleati, “non avranno altra scelta se non distruggere completamente la Corea del Nord”. “Rocket man sta compiendo una missione suicida per sé stesso e per il suo regime”, ha detto il presidente Usa durante il suo primo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riferendosi al leader nordcoreano Kim Jong Un.

Le dichiarazioni hanno sorpreso Giappone e Corea del sud, che non hanno commentato, mentre Cina e Russia hanno entrambe avvertito che Trump in questo modo rischia di alimentare ulteriormente le tensioni.

Il Global Times, quotidiano nazionalista cinese, ha pubblicato un fumetto con la didascalia ’Bully pulpit’ (Il bullo sul podio) che mostra Trump che tiene un megafono e urla “America First”, mentre il quotidiano China Daily ha dichiarato che il discorso del tycoon era “pieno di rabbia”. “L’attuale pericoloso stallo è il risultato del persistente perseguimento da parte di Pyongyang e Washington dei loro interessi, nel disprezzo degli sforzi degli altri Paesi di convincere i due antagonisti a comunicare – ha scritto il quotidiano di Pechino in un editoriale oggi – La sua minaccia dì distruggere totalmente la Corea del Nord se necessario, quindi, probabilmente peggiorerà una situazione già esplosiva“.

Ad essere particolarmente eloquente è finora il silenzio del primo ministro giapponese Shinzo Abe, che era desideroso di condividere ogni affermazione di Trump sulla Corea del Nord. Ma un portavoce, Motosada Matano, si è rifiutato di commentare il discorso di Trump.

Anche il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, che nelle ultime settimane ha cercato di mostrare di essere in sintonia con il presidente americano, ha evitato di reagire alla linea di “totale distruzione” di Trump, sostenendo che il discorso voleva sottolineare l’urgenza di trattare con la Corea del Nord.

“Crediamo che abbia espresso una posizione ferma e specifica sull’importante questione di mantenere la pace e la sicurezza che si trova ad affrontare la comunità internazionale e le Nazioni Unite”, ha dichiarato in un comunicato il portavoce del presidente, Park Soo-hyun.

Spagna nel caos, cosa vogliono i catalani

cms_7258/catalogna_afp_14.jpgStaccarsi dalla nazione di cui fanno parte e diventare una Repubblica. E’ questo l’obiettivo che accomuna i movimenti indipendentisti della Catalogna, tornata oggi al centro dell’attenzione mediatica per l’arresto di alcuni esponenti politici favorevoli al referendum previsto il prossimo primo ottobre.

Diventata una delle comunità autonome della Spagna alla fine degli anni ’70 con l’entrata in vigore della Costituzione, la Catalogna è infatti distinta da un forte spirito secessionista, diventato ancora più forte negli ultimi anni. Ad alimentare la spinta indipendentista della ricca regione spagnola, altamente industrializzata e con un’economia che genera quasi il 19% del Pil nazionale, ha contribuito soprattutto la crisi economica che ha colpito profondamente l’intero paese.

In particolare, i movimenti separatisti hanno nel tempo portato avanti l’idea che la regione – la più indebitata delle comunità autonome nel 2012 - avrebbe resistito meglio alla crisi se non avesse dovuto consegnare parte delle sue entrate fiscali alle regioni più povere della Spagna. Il governo di Barcellona infatti, pur godendo di ampia libertà legislativa, non ha autonomia fiscale, ragion per cui l’indipendenza trova nella volontà di gestire le ricchezze della regione la sua maggiore motivazione. Secondo i separatisti una Catalogna indipendente sarebbe tra le principali potenze economiche dell’Europa. Da qui la convocazione, senza il consenso di Madrid, del referendum per l’indipendenza dell’1 ottobre.

Autore:

Data:

21 Settembre 2017