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“ECCO PERCHE’ SIAMO VENUTI A HIROSHIMA”

6 agosto 1946. Hiroschima, in Giappone. Ore 8.15. Gli americani lanciano la bomba atomica “Little Boy” sulla città giapponese. Più di 100.000 le vittime. L’esplosione provoca immediatamente la morte di circa 30.000. Verso il cielo il fungo atomico, una nube alta circa 17.000 mila metri che viene considerata nella storia umana, la prima arma di distruzione di massa utilizzata durante una guerra.

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Per gli Stati Uniti d’America è stato considerato un gesto necessario al fine di accelerare la resa del Giappone durante una guerra mondiale che in Europa era già terminata.

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Barack Obama, Presidente Americano, dopo anni si è recato ad Hiroshima e dichiara ai mass media “Il progresso scientifico deve salvare le vite, non distruggerle. La crescita tecnologica deve essere accompagnata da una rivoluzione morale, dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare alla guerra come a una soluzione. Ecco perché siamo venuti qui, a Hiroshima”.

Ed ancora: “Noi siamo esseri umani e quello che ci distingue è che non siamo vincolati da un codice genetico a commettere gli stessi errori del passato. Noi possiamo imparare, noi possiamo scegliere, noi possiamo raccontare ai bambini la storia in un altro modo”.

Una visita al sacrario.

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Il premier giapponese Shinzo Abe sembra soddisfatto della visita del presidente americano. Conservatore e nazionalista, da tempo è impegnato nel ridare al Giappone un nuovo importante ruolo nella scena mondiale.

Lo stesso premier che nell’ultimo anniversario dall’esplosione della bomba atomica aveva ribadito che “settant’anni fa i Giappone era stato sconfitto” ed esprimeva sentimenti di dolore nei confronti dei giapponesi che sono morti in patria e non, per le conseguenze anche indirette della bomba atomica.

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Cina e Corea del Sud non sembrano avere la stessa gratitudine e riconoscenza del Giappone per la visita di Barak Obama. Ascoltano con sospetto le sue parole di dispiacere e dubitano dei suoi tentativi di riavvicinamento degli ultimi mesi nei confronti di Shinzo Abe.

Preoccupati di una nuova forza del Giappone in grado di influenzare scelte politiche ed economiche nei prossimi mesi che possano rallentare lo sviluppo economico fino ad oggi goduto.

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Giornata storica dunque per Giappone e Stati Uniti. Giornata che sarà ricordata da alcuni come un’ammissione di colpa dell’America per una scelta sbagliata in tempo di guerra, da altri come una visita di circostanza che Obama è solito fare prima di proporre nuovi progetti finanziari.

Data:

28 Maggio 2016