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ECUADOR: I NARCOS CHIEDONO SCUSA, LE FORZE ARMATE LIBERANO ALTRI 41 OSTAGGI

È ancora caos in Ecuador, nonostante la dura repressione avanzata dalle forze di sicurezza nei confronti di “terroristi” interni, che hanno costretto il presidente Daniel Noboa a firmare un decreto nel quale viene dichiarata la lotta del Paese, in corso, contro “un conflitto armato interno” e contro “terroristi ed entità non statali belligeranti che costituiscono obiettivi militari”. Il capo del Comando congiunto Jaime Vela ha reso noto ieri, nel primo comunicato ufficiale delle forze statali dall’inizio delle operazioni, che le forze armate hanno ucciso cinque “terroristi”, ne hanno arrestati altri 329 ed hanno liberato 41 ostaggi. Non è ancora chiaro se l’esercito sia riuscito ad entrare nelle carceri occupate, ma restano da salvare ancora 139 uomini sotto sequestro, comprese le guardie penitenziarie, in almeno altre cinque carceri. La buona notizia, sinora, è che secondo il Servizio Penitenziario non risultano vittime tra gli ostaggi. Ricercato numero 1 è ovviamente Adolfo Macias, il super narcotrafficante che, evaso dal carcere di Guayaquil, ha dato origine a questa ondata generalizzata di violenze in tutto il paese, unitamente al quasi concomitante arresto di Fabricio Colon Pico, re dei Los Lobos, nota gang di narcotrafficanti. In Ecuador è ufficialmente stato di emergenza.

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Il neopresidente Daniel Noboa, in carica da meno di due mesi, si trova subito ad affrontare una delle prove più dure per la sua carriera politica. 36 anni, è il presidente eletto più giovane nella storia dell’Ecuador; eppure si è mostrato sicuro, affermando che: “Usciremo vincitori da questo conflitto”, ostentando una linea ferrea, senza compromessi. Quelli che invece cercano i banditi. Attraverso un video che hanno diffuso, infatti, hanno come prima cosa chiesto scusa al popolo, rivolgendosi ai “poveri”, “i più colpiti” da questa situazione di generale disordine e pericolo. Tuttavia, secondo gli stessi, la colpa di questo clima di terrore è da ricercare proprio in Daniel Noboa, “un ragazzo ricco con il suo ego da supereroe”, al quale viene data però una possibilità: negoziare. “Sai cos’è un accordo di pace?”, afferma un uomo, nel video, che però non si rende riconoscibile in volto: “Serve a porre fine a uno scontro armato tra due nazioni o organizzazioni, con l’obiettivo di una vita migliore”. Cita poi l’esempio della vicina Colombia, che “ha accordi con gli Stati Uniti e ha fatto trattati di pace con le Farc, guerriglieri e paramilitari”. Invece Noboa, sempre secondo il narrante, vuole “uccidere” e “far uccidere il popolo ecuadoriano”, per il proprio “dannato ego”.

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Il presidente mostra invece intransigenza, forte del sostegno unanime del parlamento, ottenuto in sede di approvazione dello stato di emergenza nazionale, a dimostrazione di quanto il Paese sia unito: “Il sostegno dei cittadini e dei partiti politici è fondamentale per uscire dall’oscurità e avere giorni migliori di per tutti. Cedere al male, mai; combattere instancabilmente, sempre”, ha dichiarato. La sfida totale allo Stato, da parte di almeno 22 gang di narcotrafficanti attive nel Paese, è ancora in atto. 7 rivolte in 7 diversi istituti penitenziari, fughe di massa, capitale Quito sotto assedio, proclamazione del coprifuoco. Scontri a fuoco tra criminali e polizia in tutte le regioni, 8 morti proprio a Guayaquil, due poliziotti uccisi a Nobol, diversi ospedali assaltati e, quale mossa principale e di clamore, il noto assalto alla sede televisiva della TC Television, il canale più importante della città di Guayaquil, con il sequestro di giornalisti e troupe impegnati in una diretta tv. Le forze speciali hanno poi liberato i civili, arrestando gli assalitori, tra i quali si annoverano anche minorenni. Il Perù ha blindato il proprio confine, l’Argentina di Milei ha proposto all’omologo Noboa l’invio di militari in ausilio, in caso di richiesta.

Data:

12 Gennaio 2024