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ECUADOR: RIVOLTE IN CARCERE, ALMENO 20 MORTI

cms_25506/0.jpgDomenica 3 aprile, nel carcere di Turi, nella provincia di Cuneca in Ecuador, sono andati in scena violenti scontri ed il bilancio sarebbe di almeno 20 morti registrati e 10 feriti. I numeri potrebbero però divenire ulteriormente pesanti con lo scorrere delle ore, come dichiarato dal Ministro dell’Interno ecuadoregno, Patricio Carillo. Sempre il ministro ha inoltre detto che le forze di sicurezza del carcere avrebbero ripreso il controllo del penitenziario della cittadina nella provincia centrale di Azuay, con oltre 800 uomini tra polizia e soldati in azione. Durante la conferenza stampa, Carillo ha anche negato che gli incidenti avvenuti siano frutto del sovraffollamento della prigione, considerato che la struttura può contenere fino a 2500 persone, delle 1600 al momento detenute. Infine, ha poi concluso dando qualche specifica in più sull’accaduto, avanzando l’ipotesi che gli scontri siano nati da un gruppo affine al narcotraffico, i Los Obos, nell’intento di assumere il controllo del carcere con fucili a canna lunga penetrati nel penitenziario come segnalato dai droni. Gli scontri sarebbero iniziati domenica mattina, registrando la morte di almeno 20 persone ed il ferimento di altri dieci. Cinque di essi sarebbero in condizioni gravi, mentre alcuni cadaveri sono stati trovati mutilati in più punti del copro.

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Il Paese Sudamericano non è nuovo, purtroppo, a queste situazioni, avendo già attraversato differenti crisi di sicurezza, con svariati scontri e massacri nelle carceri. Come riporta il Servizio Nazionale delle Carceri (Snai), nel solo 2021 si sono registrati 331 detenuti morti, con un’impennata del 587% rispetto al 2020, quando furono 52 i deceduti. I numeri terrificanti del 2021 sono dovuti principalmente alle due stragi in successione di 119 e 68 decessi tra settembre e novembre, nel penitenziario di Guayaquil, sulla costa del Paese. In virtù dei continui scontri il neo eletto presidente Guillermo Lasso ha disposto uno stato emergenziale con conseguenti regole molto dure e severe all’interno delle carceri, che è durato dal luglio scorso fino a fine anno. Le strategie governative per arginare e controllare questo problema però non sono finite qui. In primo luogo sono stati successivamente inviati oltre duemila soldati nel carcere di Guayaquil, altre 2600 guardie penitenziarie verranno reclutate ed infine la creazione di un sistema di ‘intelligence’ per monitorare la situazione. Questo aumento sensibile del personale carcerario è dovuto al fatto che, al momento nei penitenziari del Paese sono attivi 1400 membri, mentre ne servirebbero almeno 4000 per controllare gli scontri. Come ultimo intervento, l’esecutivo ecuadoriano ha istituito una commissione per la pacificazione delle carceri, appositamente creata per studiare il contesto carcerario dell’Ecuador e poter partorire così una riforma del sistema.

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Il Presidente Lasso già ad inizio 2022 aveva provato ad alleggerire la pressione nelle prigioni, firmando tre decreti di indulto. Il primo concesso a condannati per reati stradali, il secondo per persone con malattie terminali ed il terzo, firmato in febbraio, per condannati per rapina, furto e truffa che avessero compiuto quote comprese tra il 40 ed il 60% della pena. La preoccupazione per l’incremento delle violenze nelle carceri è molto alta, e tutto fa pensare che tutto ciò sia dovuto ad un sempre maggior ruolo di rilievo nel narcotraffico dell’Ecuador. In passato il Paese era punto di snodo tra Perù e Colombia, oltre che via marittima verso i Messico. Il grande quantitativo di droga però che circola nell’Ecuador, l’ha reso via via sempre maggiormente importante dal punto di vista dello smercio di stupefacenti. Con questa situazione, parallelamente all’aumento della quantità della merce e d’importanza, sono sensibilmente aumentate anche le armi all’interno delle carceri, la rilevanza dei penitenziari come centri nevralgici, gli scontri tra bande per il controllo del narcotraffico ed infine anche le operazioni della polizia come i sequestri e smantellamenti. A sostegno di tale tesi, vi sono i numeri con il sequestro di oltre 200 tonnellate di droga nel solo 2021, cifra più alta della storia del Paese.

Data:

5 Aprile 2022