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EDI RAMA VINCE ANCORA

L’Albania torna alle urne in occasione delle presidenziali, inserendo la vicenda elettorale nel contesto europeo come passaggio chiave per la finalizzazione del processo di adesione all’Unione Europea. I requisiti di trasparenza e correttezza nel conteggio, sarebbero stati monitorati da ambasciatori europei e statunitensi, che hanno recato visita ad alcuni seggi della capitale Tirana. La vittoria dell’attuale primo ministro Edi Rama, che si conferma per il terzo mandato, non lascerebbe spazio agli indugi; con il 50,5% dei voti, i socialisti ottengono la maggioranza con 140 seggi in parlamento, contro i 59 attribuiti al Partito Democratico, che segue a ruota il partito di Rama con il 39,2%, e uno scarto di 6 seggi al Movimento per l’integrazione socialista, che conquista il 7,3% dei voti. Con questa vittoria Edi Rama si guadagna il titolo di leader più longevo del post-comunismo, coronando una lunga carriera politica che lo ha visto dapprima ministro della cultura nel 1998 e successivamente sindaco di Tirana dal 2000, fino alla sua prima nomina a premier nel 2013. Le priorità su cui Rama mette il punto nel suo programma di governo, sono, come già si era ripromesso in passato, gli interventi infrastrutturali e i progetti di ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 2019, forzatamente interrotti per far fronte alle necessità dettate dall’emergenza pandemica. Gli altri punti includono l’intensificazione della campagna vaccinale, con l’obiettivo a breve termine di immunizzazione di 500mila albanesi sul totale di 2.8 milioni entro fine maggio, per rilanciare il turismo del paese in vista della stagione estiva.

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Non mancano le accuse di brogli, sollevate dagli oppositori, abbastanza prevedibili, considerando l’animosità che ha caratterizzato una campagna elettorale all’insegna di insulti e toni forti, e sfociata in un episodio, in uno scontro a fuoco tra sostenitori di fazioni opposte, in cui ha perso la vita una persona. In una visione d’insieme, i risultati ottenuti lasciano ben sperare nel favore degli Stati membri nella volontà di portare a buon fine il processo pendente dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia del Nord, in attesa di giudizio del Consiglio europeo. Si resta in attesa che la questione dell’allargamento torni tra i punti all’ordine del giorno, dopo il parere positivo espresso dall’Alto rappresentante dell’Unione Europea e il commissario per l’allargamento già nell’aprile 2018.

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L’Albania, infatti, si è resa protagonista di un forte sviluppo dall’inizio del secolo, impegnandosi ad eseguire le raccomandazioni varate dalla Commissione per ottenere lo status di candidato all’adesione, mettendo a punto un piano di riforme sostanziali nelle cinque aree critiche, individuate dalle valutazioni redatte a livello europeo, ossia: corruzione, pubblica amministrazione, organizzazione giuridica e della funzione pubblica, diritti fondamentali e crimine organizzato. Degna di lode la riforma costituzionale del sistema giudiziario varata nel 2016, indispensabile per combattere la dilagante corruzione che affliggeva il paese. Ancora conservano riserbo invece i paesi dell’area francofona, diffidenti per le infiltrazioni del crimine organizzato albanese ben radicato nella compagine europea. L’allargamento verso est inoltre ha sempre tendenzialmente deviato gli equilibri della geografia economica europea, nella misura in cui le condizioni favorevoli dettate prevalentemente dai costi orari del lavoro più contenuti, dalla vicinanza geografica e dall’omogeneizzazione giuridica in seguito all’entrata nell’Unione Europea, hanno creato nuovi orizzonti di investimento e nuove possibilità produttive per le imprese, incrementando fenomeni di delocalizzazione e la creazione di catene europee del valore. In tutti i casi non sembrano queste circostanze tali da precludere ad un paese meritevole, un futuro sotto l’egida dell’Unione.

Data:

27 Aprile 2021