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EGITTO, POCHE SPERANZE PER ZAKI

Si è tenuta l’udienza sul rinnovo o meno della custodia cautelare in carcere di Patrick Zaki. Lo ha riferito all’ANSA una legale dello studente egiziano dell’Università di Bologna, Hoda Nasrallah. Alla domanda se l’esito possa essere una scarcerazione, la legale al telefono si è limitata a rispondere “speriamo, speriamo”. All’udienza era presente, come sempre, anche un funzionario dell’Ambasciata italiana al Cairo. La sentenza è attesa in giornata. Tra cinque giorni, sarà passato esattamente un anno dall’ingiusta incarcerazione in Egitto dello studente dell’Università di Bologna e attivista per i diritti umani Patrick Zaki, che si era recato in patria per incontrare la famiglia, salvo essere arrestato all’aeroporto del Cairo a causa delle sue pubblicazioni contro la dittatura di Al-Sisi.

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Da allora, è stato tenuto in condizioni disumane, costretto a dormire sul pavimento nonostante forti dolori alla schiena. L’accusa, mai confermata dai tribunali, è di matrice orwelliana: “pubblicazione di notizie false”. Per tenerlo il più possibile in carcere, le autorità egiziane hanno utilizzato lo stratagemma del continuo prolungamento della custodia cautelare. Così, Zaki si è ritrovato sotto custodia cautelare per un anno intero: in Italia, una simile misura può capitare soltanto a chi è sospettato di reati che prevedano più di 20 anni di reclusione.

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La Farnesina ha riferito, in una nota, che “attraverso la sua Ambasciata al Cairo, ha continuato negli ultimi giorni a sensibilizzare le Autorità locali sul caso al fine di favorire la pronta scarcerazione del giovane studente”. Il Ministero degli Esteri ha anche assicurato che il caso di Patrick Zaki è “l’unico che viene costantemente monitorato da un gruppo di Paesi stranieri grazie all’iniziativa italiana”. I motivi di ottimismo, però, finiscono qui. Tra i media egiziani circola già la voce che il giovane studente verrà condannato ad altri 45 giorni di custodia cautelare, come riportato dagli attivisti che sostengono Zaki nella sua battaglia legale contro il feroce regime d’Egitto, i quali hanno commentato, semplicemente: “Speriamo non sia vero”.

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1 Febbraio 2021