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Election day in U.S.A. Quali prospettive?

Seggi aperti per circa 200 milioni di cittadini chiamati a scegliere il 45° presidente degli Stati Uniti d’America e ad eleggere l’intera Camera dei Rappresentanti più un terzo dei Senatori. In alcuni Stati, 12 per l’esattezza, si voterà anche per scegliere il governatore. In altri ancora ci si esprimerà sulla alcune questioni referendarie, quali l’utilizzo del condom come misura precauzionale nella registrazione dei film porno e la legalizzazione della marijuana.I sondaggi danno Clinton in testa, ma i sostenitori di Trump insinuano che i dati raccolti non sarebbero veritieri, paventando una sorprendente vittoria del Tycoon.Intanto l’attenzione è rivolta a North Carolina e Florida. Sono questi gli Stati in cui Trump deve per forza vincere per avere delle chance, ma che sembrano invece più inclini all’ipotesi Clinton.

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In verità l’America non appare contenta di nessuno dei due candidati, come rivelano le indagini su diversi campioni di popolazione.Per quanto il magnate americano si sforzi di apparire giovane, non lo è affatto, come del resto non lo è Hillary e non certo per questione anagrafica. Se il primo si è rivelato abile nel parlare alla pancia degli americani, non convincono le sue capacità di immaginare un nuovo modello di futuro, restando ancorato a un passato patinato di prosperità e sicurezze che non torneranno più.La seconda è invece espressione di quell’establishment che da un quarto di secolo domina la scena a stelle e strisce.Se contro uno sfidante xenofobo, poco incline alle regole e alla democrazia, per non parlare delle donne, avrebbe dovuto avere strada spianata, è arrivata all’Election Day, arrancando.Nessuno dei due convince. E chi vota Donald lo fa più per delusione che per convinzione. Nell’America in cui non c’è più classe media e il tasso di povertà è sempre più incisivo, non resta che sperare nel cambiamento, pur nell’incognita della mèta.

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Una campagna elettorale quella a cui tutto il mondo ha assistito, dai risvolti internazionali. Mai prima d’ora si erano registrate ingerenze di tale intensità: dall’intervento estero – russo, stando ai servizi segreti Usa – nel trafugare informazioni sul web, alla questione FBI che, pur avendo fatto marcia indietro, ha inciso e non poco sul voto, mettendo, se non altro, in difficoltà la candidata democratica, recuperata in corsa da Trump. E non solo: il Congresso resterà comunque, almeno in parte, in mano repubblicana.

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Al Presidente che verrà, spetterà un compito difficile: restaurare la leadership di un Paese che ha visto infrangersi l’americana dream e che, sul piano estero, avrà molto lavoro da fare per contrastare la forza di una Russia che appare sempre più determinata nella stretta di alleanze strategiche.Così l’Europa farà bene, in campo politico e militare, a rendersi il più possibile indipendente e a non contare troppo sul continente che fino a ieri non ha esitato, per un proprio vantaggio, ad elargire opportuna copertura.

Data:

8 Novembre 2016