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ELEZIONI PRIMARIE IN ARGENTINA

Qualche giorno fa sono andate in scena in Argentina le elezioni cosiddette primarie. Tornata elettorale molto importante nel paese, che anticipa le elezioni di metà mandato, in programma il 14 novembre.

Per i neofiti di politica argentina, ricordiamo che lo stato del Sud America è un Repubblica federale presidenziale, sul modello statunitense. Il Presidente eletto, che rimane in carica 4 anni, è anche Capo del Governo. Il Congreso Nacional (257 membri) ed il Senado de la Nación (72 membri) formano il Parlamento argentino. Peculiarità del Paese sono appunto le primarie, per legge imposte a tutti i partiti che partecipano alle elezioni, che devono essere organizzate nello stesso momento.

Queste votazioni sono altamente considerate in quanto spesso il risultato riflette quelle delle elezioni ufficiali. In questo specifico caso si parla delle elezioni di metà mandato del 14 novembre prossimo, finalizzate ad eleggere metà dei rappresentati della Camera bassa ed un terzo di quelli del Senato.

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Attualmente, dal 2019, il Presidente è Alberto Ángel Fernández. Dall’inizio del mandato, il consenso nei suoi confronti si è notevolmente abbassato. Complici di questo trend negativo, la grave situazione economica, un grosso scandalo legato alla campagna vaccinale, i consueti problemi dei paesi latinoamericani e in ultimo un’accusa di violazione delle restrizioni sanitarie.

A riprova di ciò vi sono dei dati. L’inflazione da gennaio a luglio ha raggiunto quota 29,1% colpendo principalmente i generi alimentari, e la disoccupazione ha superato il 10%.

Anche per quel che concerne la gestione dell’emergenza pandemica, il governo di centro sinistra non può esultare: su 45 milioni di argentini, il 63,81% ha ricevuto la prima dose di vaccino, mentre solo il 40,52% ambo due le somministrazioni.

L’incertezza della situazione argentina ha trovato sfogo in queste elezioni primarie. Al voto ha partecipato circa il 67% della popolazione. Più o meno il 40% ha votato alle primarie dell’opposizione, mentre il 30 alla coalizione di governo.

In sostanza molte più persone hanno deciso di schierarsi verso la selezione dei candidati della coalizione conservatrice Juntos por El Cambio, l’opposizone.

Tanti i voti lasciati dal peronista Fernández anche nella provincia di Buenos Aires, che raccoglie circa un terzo di tutto l’elettorato argentino, e da anni roccaforte nel segno di Perón.

In sé il risultato è abbastanza clamoroso. Oltre ai dati sopracitati che evidenziano chiaramente un cambio nelle preferenze del popolo argentino, vi è anche la questione del gruppo kirchneristi. Il kirchnerismo nasce e cresce sotto Néstor Carlos Kirchner (Presidente dal 2003 al 2007) e Cristina de Kirchner, moglie del defunto Presidente, ed in carica dal 2007 al 2015 al suo posto. Fino ad oggi, il gruppo guidato da Cristina, attuale vicepresidente, aveva dato supporto ed alleanza a Fernández. Ma in concomitanza con queste elezioni, i kirchneristi hanno preso distanza dal Presidente e ritirato quattro suoi ministri, alcuni di spicco, dal governo.

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La palla ora passa a Fernández. Dovrà scegliere se cercare una nuova alleanza o respingere in blocco le dimissioni dei ministri, ma cedendo alle loro richieste. La possibile concessione che il Presidente dovrà fare sarebbe un sostanzioso rimpasto di governo.

In tanti hanno criticato la scelta di Cristina Fernández, rea di aver rotto la coalizione nel momento del bisogno e meno opportuno.

Difficile pronosticare il futuro, essendo davvero imminenti le elezioni di metà mandato. Sicuramente gli esiti di queste primarie devono allarmare il governo e se i risultati si ripetessero, come spesso accade, il partito di Fernández potrebbe perdere la sua maggioranza al Senato e rischiare tanti seggi alla Camera bassa, dove già è in minoranza. Il risultato sarebbe un paese spaccato e difficilissimo da governare, con la meteora kirchneista pronta a far saltare tutto il banco.

Novembre sarà un mese caldissimo per l’Argentina non solo per il suo governo, ma anche per il suo futuro.

Data:

23 Settembre 2021