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ELOGIO DELL’ARTE

Secondo una leggenda cinese è il guscio di una tartaruga, scalfito dal fuoco, a pronunciare gli ideogrammi originari.

Compito dell’arte, e della cultura in generale, è lo stesso a cui deve pensare ciascun uomo: l’anima e la durevole opera della vita.

Malgrado le certezze ufficiali, il senso della precarietà del mondo e la minaccia di totale alienazione che oggi incombe, dilagano ovunque.
Si resta sospesi come ad osservare il lavoro del Tempo sui corpi e le menti delle persone, ma anche sulle cose, le case, il pianeta.Senza più trovare vie d’uscita, o vie di fuga. Come in un labirinto con soli pochi minuti di luce a disposizione.

Tendiamo sempre a pensare di essere sorretti da molte cose.

Ma non è così.
Nulla ci stabilizza. Tutto è libero di muoversi. Dobbiamo continuamente ristabilire la fermezza. Ogni forma d’arte è la sospensione di credenze e sostegni. La verità appare improvvisamente. È spaventoso, a volte..

In fondo l’arte non è che una gabbia dorata (un richiamo, uno spiraglio…), il risalire da un abisso; quel fondale dimenticato ancora una volta, da molti, troppi, colpevolmente.

Che ne sappiamo del cuore di chi guarda un’opera (nelle stanze silenziose di un museo o al calar della sera, in una piccola chiesa) e gli si muove qualcosa dentro, gli si rimescolano gli abissi?

L’arte ha una forza mostruosa, capace di incrociare i sentieri tortuosi della vita con l’indifferente perfezione. Risvegliare l’uomo nell’uomo attraverso l’arte, è la rivoluzione.
L’arte che permette di avere luce anche solo per pochi minuti, da cercare incessantemente, come l’unico filo del gomitolo da dover riavvolgere: un imperativo per salvarsi.

Nelle incomprensioni e contraddizioni in cui il tempo di questi giorni bui si sussegue, solo l’arte salva e per un attimo concede precisione.

Oggi, noi, non siamo separati né dal tragitto che vogliamo intraprendere, quando la luce finalmente tornerà a inchiodarci alla gioia, né dal presente di questo tragitto tormentato, e se guardiamo all’arte per sognare siamo ancora vivi, e saremo allo stesso modo ricchi, se grazie all’arte sapremo realizzare gli impulsi della nostra immaginazione.

Quella zona magica che sta sul confine tra il bene e il male, il vero e il falso, il sicuro e l’incerto, là dove le ragioni del cuore e della mente si intersecano e diventano indistinguibili, quello è il luogo certo dell’arte.

Perchè, quando guardare un grappolo d’uva del Caravaggio fa di te un giovane Bacco, adagiato su un cuscino ad ascoltare il fiume cantare, o osservare una mela di Cezanne, procura lo stesso struggimento di Eva sull’orlo del mondo, con il paradiso ancora sotto i piedi, allora sei già dentro un sogno, e tu stesso sei quel sogno.

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Come per la Santa Teresa del Bernini, è l’estasi che procura a definire un’opera d’arte, la sua luce che ancora abbaglia e illumina il nostro volto.

E’ la tempesta di Turner che scuote l’anima, il mare di nebbia di Friedrich che le sussurra, quel sole nascente di Monet che l’avvolge e la cura.

L’arte può sconfiggere il tempo? Probabile…

I versi di Saffo, la più grande poetessa dell’antichità, le sue lucenti parole, attraversano il tempo fino a quando non giungono su un’altra bocca e vengono di nuovo pronunciate.

L’arte viaggia nel tempo. Corre con Dafne la fuggitiva, e con Apollo nel suo inseguimento di fuoco. Si innalza al di sopra del mondo con le note di un unico canto. Avvolge la sua gloria intorno all’avambraccio della storia.

L’arte che pone il passato ai suoi piedi, l’arte che spinge il futuro dietro di sé. Grandi visionari come William Blake, Arthur Rimbaud o Edgar Allan Poe furono considerati alla stregua di eccentrici ribelli di talento, sganciati completamente dalla realtà e in contrasto con la società nella quale vivevano. Jackson (the dripper) Pollock appariva ai più, un furioso imbrattatele seriale. Robert Schumann, il rappresentante più alto del romanticismo musicale, fu ricoverato in manicomio dopo un attacco di delirium tremens.

Solo attraverso l’emozione si può arrivare al pensiero. Penso dunque sono. Amare o odiare la pazzia di Van Gogh per rifuggire dall’idea che esista solo ciò che è materiale e null’altro. Non accettare l’idea che ogni nostro struggimento possa nascere solo dal desiderio di beni di consumo e di denaro.

L’opera stessa è un fenomeno straordinario, un fenomeno perpetuo, un oggetto, una lingua, una musica disancorata dal tempo.
Spesso quando si ama un’opera si scopre di amare una parte di sé, una parte di sé che si intona ad esso.

L’arte è una maniera di vivere, e salva chiunque la faccia e chiunque la osservi; è il luogo privilegiato in cui viene preservata la condizione umana.
Non a caso i Greci sostenevano che la vita poteva attingere dall’arte profondità di pensiero e di sentimento, spiritualità e moti dell’anima, avversando di conseguenza le forme più ortodosse del realismo che a loro dire, conducevano fatalmente ad un imbruttimento del vivere.

Non sempre all’arte d’altronde, si richiede di essere naturale.
E’ una luce attraverso la quale vedere, una curiosità e un desiderio di bellezza nella stessa misura. Un’energia che sostiene il mondo.
Una maniera di essere là dove altri sognano, e di non restare dove nessuno chiama.
Un fiore dello spirito (a volte effimero…) attraverso il quale, gli uomini torneranno sempre a riconoscersi.

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(Copertina- William Turner, Tempesta di neve: battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth, 1842, Tate Britain, Londra)

Data:

2 Marzo 2024