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Emma, la figlia dei record

E’ nata da poche settimane a Noxville, negli Stati Uniti, ma il suo viaggio è iniziato nell’ottobre del 1992; pertanto, se l’embrione dal quale è stata sviluppata non fosse stato congelato, Emma Wren oggi avrebbe circa 25 anni, solo uno in meno della mamma che l’ha concepita. Tina Gibson, la neo mamma, è infatti una giovane ragazza del Tennessee di soli 26 anni. I neo genitori, non potendo procreare, hanno scelto il loro embrione da una lista di 300 profili e non sapevano quando fosse stato ibernato. L’impianto, risalente allo scorso marzo, è riuscito al primo tentativo. Emma è nata sana e lei e la mamma stanno bene, l’unica stranezza è che, se il suo embrione fosse stato concepito naturalmente, sarebbero, piuttosto che mamma e figlia, due amiche coetanee.

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Il primato di Emma sta nel fatto di essere venuta al mondo dal gamete più longevo della storia. Secondo l’Embryo Adoption Awareness Centre, il centro che con l’attività di adozione e donazione di embrioni ha già fatto nascere 7.000 bambini, le nascite da embrioni crioconservati aumentano del 25% ogni anno. Si tratta di embrioni donati dalle coppie che non li utilizzano dopo cicli di fecondazione assistita.

L’invecchiamento nasce dal metabolismo cellulare, durante il quale vengono prodotte scorie. Questo processo viene immediatamente bloccato nel momento in cui l’embrione viene immerso in azoto liquido alla temperatura di -196°, e questo in genere avviene a 48-72 ore di sviluppo dopo cinque giorni, quindi per la scienza mamma e bimba non sono coetanee.

In Italia la cosiddetta “doppia eterologa”, cioè la fecondazione in cui l’embrione impiantato sia frutto di donazione sia dell’ovocita femminile che dello spermatozoo maschile, non è pratica diffusa come negli Stati Uniti, dove donatrici e donatori vengono retribuiti. Tuttavia, esistono programmi specifici per la preservazione della fertilità sia maschile che femminile che prevedono la crioconservazione.

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Nata 17 anni fa per pazienti ad alto rischio negli ospedali Sant’Orsola di Bologna e Sant’Anna di Torino, l’attività riesce a dare una speranza a donne che devono affrontare la chemio o altre terapie invasive che portano alla sterilità o, più semplicemente, nei casi di familiarità alla menopausa precoce.

Su pazienti che abbiano compiuto almeno 17 anni di età, è possibile effettuare il prelievo di ovociti maturi da congelare. Gli embrioni congelati possono essere conservati per decenni. L’iter prevede 15 giorni di terapia ormonale prima di procedere all’intervento. Alberto Revelli, responsabile del centro di fisiopatologia e procreazione medicalmente assistita all’ospedale S.Anna di Torino, spiega che già dai 3 anni di età è possibile prelevare, in laparoscopia, del tessuto ovarico che viene poi ibernato per essere ritrapiantato anni dopo nella stessa paziente, qualora desideri una gravidanza. Si pensi alle bambine colpite da un tumore, che potrebbero vedere seriamente compromessa la possibilità di diventare madri felici in età adulta.

L’iniziale valenza a scopo terapeutico per le donne a rischio sterilità si è di fatto allargata alle donne sane che, per problemi di carriera o in assenza di partner con cui condividere un progetto tanto ambizioso, hanno necessità di spostare le lancette biologiche della loro fertilità.

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In Italia una coppia su quattro ha problemi di infertilità e, secondo i dati dell’Oms, nel 2020 una coppia su tre nel mondo sarà infertile. A favorire il problema è anche l’età sempre più avanzata in cui la donna si sente pronta per cercare la sua prima gravidanza: dai 25 anni dei primi anni ’90 agli attuali 32. “La fertilità delle donne è biologicamente determinata. – ricordava Maria Giuseppina Picconeri, ginecologa responsabile del Nike Medical Centre di Roma, durante un recente evento – Nasciamo con un patrimonio ovocitario definito e destinato ad esaurirsi progressivamente con l’aumentare dell’età biologica. La buona notizia è che i progressi raggiunti dalla tecnica di crioconservazione ci permettono di affermare che superare l’asincronia tra il proprio orologio biologico e le personali condizioni sociali della donna è oggi possibile”.

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Ma cosa dobbiamo fare per crioconservare i nostri gameti?Per prima cosa, l’aspirante mamma deve recarsi presso un centro di procreazione assistita – consiglia la Picconeri – per permettere agli esperti di valutare la sua situazione generale e ginecologica sottoponendosi ad una serie di esami di routine e specifici in grado di valutarne la riserva ovarica. Successivamente, verificati i necessari presupposti clinici, si procederà ad una stimolazione ovarica per produrre, durante quel ciclo, un maggior numero di ovociti possibile, quindi si procederà con il prelievo ovocitario. Lo step successivo sarà quello della vitrificazione e quindi della conservazione degli ovociti in azoto liquido ad una temperatura di -196°C. Infine, al momento del loro impiego, si procederà allo scongelamento e al loro utilizzo attraverso le tecniche di fecondazione in vitro. Le percentuali di riuscita sono determinate dal numero degli ovociti congelati, che dovrebbero essere almeno 8-10, e restano legate, anche loro, all’età della donna al tempo del congelamento: il momento ideale resta quello del picco della fertilità, ovvero tra i 25 e i 35 anni. Ai costi previsti, tra le 3.000 e le 4.000 euro, si devono aggiungere circa 300 euro per ogni anno successivo di conservazione”.

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Sul fronte della fecondazione eterologa – la tecnica di procreazione medicalmente assistita cui si ricorre quando uno dei due genitori è sterile e, per arrivare ad una gravidanza, occorre usare un gamete, un ovulo o uno spermatozoo, di un donatore – un’importante novità consentirà anche in Lombardia, come già accade nel resto d’Italia, di usufruire del trattamento così come garantito dal sistema sanitario nazionale.

Dal 1° gennaio 2018, infatti, le coppie che si sottoporranno a questo tipo di fecondazione pagheranno il corrispettivo di 66,00 euro di ticket affrancandosi da estenuanti viaggi della speranza all’estero o di costose cliniche private. La scelta della Regione lombarda di far pagare l’intero costo ai pazienti era già stata bocciata da Tar e Consiglio di Stato; ora, finalmente, la Lombardia si allinea alle altre regioni d’Italia. Sarà possibile accedere al trattamento di procreazione assistita pagando quindi le 36,00 euro di tariffa ordinaria più 30,00 euro di quota aggiuntiva regionale. Le modalità di fecondazione previste dalla delibera della giunta regionale sono tre e potranno essere effettuate in un numero massimo tre cicli, presso le strutture sanitarie pubbliche in regime ambulatoriale e fino al compimento del 43° anno. E’ prevista anche la creazione della prima banca regionale del seme da realizzare all’ospedale Niguarda.

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A questo punto, se avete rispettato le indicazioni dell’articolo, non mi resta che farvi i miei migliori auguri.

Data:

4 Gennaio 2018