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Estate: creme solari pericolose? I medici anti-fake news bocciano i ‘no-cream’

(Adnkronos) – “Dottore, è vero che tutte le creme solari sono pericolose?”, ma “è importante proteggersi dal sole?”. Da settimane oncologi e dermatologi raccomandano di non esporre la pelle al sole senza averla protetta con una adeguata quantità di crema (o formulazioni analoghe). Tuttavia, c’è chi pensa che questi prodotti sarebbero da evitare perché priverebbero l’organismo dei benefici del sole o sarebbero addirittura pericolosi, in particolare cancerogeni. Non solo. Mentre gli esperti ricordano che i raggi ultravioletti sono la prima causa di invecchiamento della pelle, qualcuno sostiene che siano proprio i filtri solari a danneggiarla e a rovinarla dal punto di vista estetico. Ecco perché gli esperti di ‘Dottore, ma è vero che…?’, il sito anti-bufale della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), hanno deciso di fare chiarezza bocciando il movimento ‘no-cream’.  Per questi influencer ‘anti-crema’ che spopolano sui social media, va benissimo esporsi al sole anche senza protezione, perché i benefici sul sistema immunitario derivati dalla maggior produzione di vitamina D sarebbero in grado di neutralizzare qualunque eventuale rischio. A questa tesi, però, i medici di Fnomceo replicano così: “E’ vero che il contenuto della vitamina D nell’alimentazione può essere insufficiente, ma per beneficiare di quella prodotta dalla nostra pelle basta la minima esposizione al sole che si ha nella vita quotidiana, semplicemente recandosi ogni giorno a scuola o al lavoro. Non esiste invece alcuna prova che l’uso dei filtri solari riduca i livelli di vitamina D nel sangue”.  Alcuni non diffidano dei solari in toto, ma raccomandano di privilegiare quelli con ‘filtri fisici’, anche detti ‘minerali’, rispetto a quelli con ‘filtri chimici’: i primi, a base di sostanze altrettanto chimiche, come l’ossido di zinco, costituiscono una barriera al passaggio dei raggi Uva e Uvb, mentre quelli definiti filtri chimici si basano su sostanze che li assorbono, soprattutto avobenzone, ossibenzone e octinossato. Con uno studio del marzo 2020, condotto dalla Food and Drug Administration statunitense su diversi prodotti in varie formulazioni (latte, spray, crema ecc.) sulla pelle di una cinquantina di volontari – spiegano i medici anti- fake news – gli autori hanno dimostrato che “le 6 sostanze chimiche testate sono assorbite nel circolo sanguigno e in 3 settimane di applicazione possono superare i livelli di concentrazione dimostrati come sicuri dall’agenzia. Attenzione, però. Oltre questa soglia non abbiamo prove di tossicità, ma solo la necessità di ulteriori sperimentazioni”. Questa conclusione, come precisano gli stessi scienziati, “non significa che le persone dovrebbero smettere di usare i filtri solari: negli Stati Uniti si diagnosticano ogni anno circa 5 milioni di tumori maligni della pelle, tra melanoma e altri tipi di malattia, il 90% dei quali è da ricondurre all’esposizione al sole. L’abbronzatura selvaggia rappresenta quindi un rischio certo, mentre i possibili effetti negativi delle creme sarebbero tutti da verificare”. Proprio l’aumento nel numero dei casi di tumori della pelle ha spinto i medici a insistere maggiormente sull’utilizzo di protezioni solari, sottolineano gli esperti Fnomceo. Mentre un tempo si consigliava la crema solo durante le vacanze al mare o in montagna, oggi i medici suggeriscono di applicare possibilmente una protezione tutto l’anno e ripetere l’applicazione durante il giorno. In teoria ciò potrebbe cambiare il profilo di sicurezza di un prodotto: sicuro per un uso occasionale, meno se usato in grandi quantità tutti i giorni per anni. Anche per questo la Fda ha chiesto ulteriori accertamenti alle aziende, senza però smettere di raccomandare l’uso dei filtri ai cittadini. Sulla necessità di proteggersi dai raggi ultravioletti, puntualizzano i dottori anti-bufale, “a livello scientifico c’è pieno consenso. I filtri solari servono a ridurre il danno dell’esposizione diretta al sole. Per maggiore prudenza nei confronti degli organismi in crescita, l’American Academy of Pediatrics mette per esempio in guardia dall’utilizzo dell’ossibenzone nei prodotti per i bambini, opta per i filtri fisici e soprattutto per l’uso di indumenti protettivi. Fino a 6 mesi di età, poi, tutti sconsigliano di esporre i bambini direttamente al sole: solo se non c’è modo di proteggerli è meglio applicare la crema sulle parti scoperte”. Per gli adulti, invece, “oltre all’ombra e a indumenti protettivi (cappello e occhiali da sole compresi), l’American Academy of Dermatology raccomanda sempre l’uso dei filtri solari nelle parti esposte, non solo al mare o in montagna, ma anche nel corso di altre attività all’aperto”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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4 Luglio 2024

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