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ETICA ED EMANCIPAZIONE – Ermeneutica e teoria critica (I^ Parte)

In questo articolo riporto la visione del mondo dal punto di vista etico ed emancipatore dei miei maestri, McLuhan, Gadamer, Habermas, e di riflesso, di Bloch, Horkheimer e Apel, che mi hanno iniziato e accompagnato nel mio personale cammino di ricerca filosofica. Sono cresciuta con l’ermeneutica e la teoria critica. Mi chiedo quale sia la loro vigenza nel dibattito filosofico attuale, di fronte alle sfide disumanizzanti del mondo contemporaneo, nell’intento di individuare coordinate significative per l’oggi, ridonando al pensare filosofico quella caratteristica etica orientata alla costruzione della dimora dell’umano, affinché ciascuno possa raggiungere la propria completa fioritura umana.

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Preambolo

“Non ci sono alternative. O si sceglie lo sviluppo e l’organizzazione normativa oppure si sceglie la mano invisibile del mercato, la violenza del più forte e l’arbitrarietà. Il potere feudale e la giustizia sociale sono radicalmente antinomici. Avanti alle nostre radici”.                      (Ernst Bloch)

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Viviamo in un’epoca storica e in un contesto sociopolitico e culturale caratterizzato da quello che Mac Luhan ha chiamato il “villaggio globale” e che il mondo della Scuola di Francoforte sintetizza nella “prevalenza della ragione strumentale”.

La globalizzazione economica è un fatto sempre più determinante, che amplia il nuovo imperialismo. L’altra faccia della medaglia della globalizzazione è infatti l’imperialismo economico dei grandi centri mondiali di potere economico. Il capitalismo europeo, e in misura minore il capitalismo giapponese, è l’unico rivale dell’egemonia americana nel mercato globale. Attualmente il 20% della popolazione mondiale possiede l’85% del reddito, mentre l’80% degli abitanti del pianeta possiede il 15% del reddito.

Di fronte a questo effettivo disastro economico, se non ripristiniamo i valori della res publica ed il diritto internazionale, la civiltà che l’Occidente ha tentato di costruire per duecentocinquant’anni, finirà per essere inghiottita da regimi antidemocratici, se non addirittura totalitari. La sfida è aperta e rischiamo di perderla.

Il sociologo e politico svizzero Jean Ziegler, ex-relatore dell’ONU sull’alimentazione, autore di numerosi saggi sui temi della povertà e sugli abusi e le storture dei sistemi finanziari internazionali, esprime un giudizio terminante: “Nell’impero della vergogna, governato dalla povertà organizzata, la guerra non è più episodica, è permanente. Non costituisce più una crisi, una patologia, ma la normalità. Non equivale più a un’eclissi della ragione -come diceva Horkheimer-, è la ragione stessa dell’esistenza dell’impero. I signori della guerra economica non dimenticano nulla nel controllo del pianeta. Attaccano il potere normativo degli Stati, contestano la sovranità popolare, sovvertono la democrazia, devastano la natura, distruggono gli uomini e le loro libertà”.

Jean Ziegler

Nella liberalizzazione dell’economia, la “mano invisibile” del mercato ha come pratica massimizzare i benefici. Mentre aumentano le distanze tra paesi ricchi e paesi poveri, la situazione dell’umanità può essere descritta come abitata da grandi possibilità tecnologiche e scientifiche, ma fondamentalmente dominata da enormi squilibri economici e sociali.

Di fronte a questa vera e propria violenza strutturale e alle sfide umane che comporta, può sembrare che la riflessione etica sia impotente di fronte a tali sfide, nei confronti delle forze reali -i poteri di fatto- che determinano le dinamiche delle nostre società e anche del nostro pianeta.

Tuttavia, pronunciarsi contro il carattere razionale delle proposizioni etiche, nell’insieme dell’esistenza umana e nella dinamica delle società, solo toglie strumenti di analisi, mentre l’unica alternativa al silenzio teorico potrebbe risultare nell’insignificanza riflessiva e nella legittimazione della legge del più forte e più astuto.

Le conseguenze dello scoraggiamento o rassegnazione del potenziale emancipatore della forza della riflessione, di fronte all’oscurità del dominio e dello sfruttamento che impediscono o anestetizzano la capacità umana di mobilitare resistenza, ribellione e coraggio, potrebbe significare l’abbandono delle prospettive di emancipazione per tutti gli esseri umani.

Se ci accontentiamo di ciò che esiste, di ciò che accade, di ciò che ci viene fatto o no, se diventiamo “realistici”, abbiamo già abdicato più o meno consapevolmente alla nostra capacità di riflessione, di chiederci cosa fare, in che senso agire, quali finalità dovrebbero essere adeguate a un’azione umana responsabile e solidale che tenga conto di tutti gli abitanti del nostro pianeta.

Se la condizione umana e la sua situazione socioculturale acquisiscono tratti planetari, la riflessione etica deve sviluppare una prospettiva planetaria, una prospettiva di universalità che risponda alle sfide che la situazione impone.  Oggi più che mai è necessario attivare la forza della riflessione e il dinamismo della coscienza etico-politica. 

Quando nei Forum Sociali Mondiali viene proclamata la proposta simbolico-politica “un altro mondo è possibile”, si allude alla necessità di un altro tipo di globalizzazione, che risponda alla richiesta razionale di un progetto alternativo ed emancipatore di organizzazione economica e politica mondiale.

La risonanza etica di questa proposta è innegabile: la dignità di tutti, il rispetto per tutte le persone, la compassione per i poveri, gli emarginati o gli sfruttati richiedono altri parametri di organizzazione economica e politica. “Non c’è politica senza etica”, ripeteva con insistenza José Luis Aranguren, nello sforzo di pensare un’etica con dimensioni etico-politiche universali, che superi i limiti delle proposte etiche individuali.

José Luis Aranguren

Poiché la democrazia è morale e si basa sull’instaurazione della libertà per tutti, dell’uguaglianza per tutti, della solidarietà per tutti, la democrazia deve estendersi a tutti i campi dell’attività umana e non rimanere solo nel campo politico. Deve estendersi al campo economico, sociale, culturale, mediatico, al rapporto tra i generi, ecc. La democrazia non è solo un sistema funzionale di organizzazione politica, ma l’effettiva istituzione sociale e politica dei valori morali dell’autonomia, del rispetto della dignità umana, della libertà e della solidarietà.

Ermeneutica e teoria critica

Due prospettive filosofiche, l’ermeneutica e la teoria critica, rifiutano che la riflessione si riduca al silenzio scettico o all’insignificanza teorica nel campo della pratica e dell’etica. Il punto comune che accomuna queste due scuole di pensiero è il rifiuto frontale di una concezione “oggettivista” applicata al campo della pratica, concezione che, sotto l’influenza del modello operativo delle scienze naturali, riduce questo campo alla conoscenza scientifica di dati osservabili e su cui si possa agire.

La scienza, l’intelligenza artificiale e la tecnologia sono penetrate negli spazi sociali al punto che, sotto il dominio degli esperti socio-scientifici o degli ingegneri sociali, tutti gli ambiti della società corrono il rischio di essere controllati dalle dinamiche che guidano la conoscenza e la tecnologia. Data questa situazione, è necessario difendere la “ragione pratica e politica” contro il dominio della scienza e della tecnologia.

Questo dominio riduce tutte le questioni a problemi di conoscenza dei mezzi necessari per raggiungere obiettivi predefiniti, invece di considerare gli obiettivi, che favoriscono la convivenza umana nella società.

All’interno di questa prospettiva scientifico-tecnologica, impregnata di un profondo “scientismo”, la conoscenza scientifica è applicata in modo tale alla vita della società, da mirare a cambiare radicalmente l’essenza e la funzione della pratica nella vita umana attraverso le relazioni sociali.

La scienza rivendica il diritto di fondare la totalità della vita sociale su basi “scientifiche”, verso una pianificazione totale della società e dei rapporti grazie alla forza emanata dalla ragione scientifica. Questa prospettiva ha portato ad una nuova concezione del significato della pratica umana, che è diventata il correlato opposto della teoria, il momento dell’applicazione della conoscenza scientifica, metodica e oggettivante, un momento cieco e strumentale, totalmente dipendente dalle “scienze tecniche”.

La prassi sociale non si riferisce più a una decisione personale orientata alla razionalità sociale e adattata alle condizioni concrete della vita umana e sociale. La razionalità pratico-sociale -l’ambito razionale rivendicato da Kant nella Critica della ragion pratica-, scompare, sostituita dalla razionalità “scientifica” e “tecnologica”.

(Continua)

Data:

19 Aprile 2024

One thought on “ETICA ED EMANCIPAZIONE – Ermeneutica e teoria critica (I^ Parte)

  1. Buongiorno,
    Ottimo articolo. Compare un errore di stampa nel titolo nella parola emancipazione.

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