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Facebook il continente virtuale

Se la felicità si potesse misurare attraverso una cifra sarebbe forse un miliardo, e se dovesse corrispondere a un volto sarebbe invece quello di Mark Zuckerberg. Un miliardo è esattamente il numero dei contatti raggiunto in un solo giorno per il social network Facebook, un traguardo storico, un boom per e del villaggio globale. Chi tra le proprie mura di casa, chi invece con il suo cellulare, tutti insieme nel partecipare a quel rito collettivo e universale che nei nostri tempi equivale a navigare e vivere sui e per i social.

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Statisticamente significa che una persona su sette nel mondo lo scorso 24 agosto, era connesso a Internet e in particolare a Facebook, intento a postare i propri pensieri, ricordi, amenità. Comunque sia e qualsiasi cosa stesse facendo, in maniera del tutto inconsapevole questo enorme esercito stava stabilendo un record. A dare notizia di questo traguardo è stato, tramite il suo profilo social, lo stesso Zuckerberg attraverso un naturale compiacimento, e lasciandosi andare a divagazioni filosofico-political-populiste sulla realizzazione, grazie a questo traguardo, di un mondo finalmente più libero e felice perché connesso.

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Chissà se il giovane e fortunato padre-padrone del social più noto e connesso al mondo conosca Seneca secondo il quale la felicità è una vetta da raggiungere in solitaria. Se ci riflettiamo è quello che facciamo tutti noi ogni giorno: abitiamo i new media in solitaria in ambienti che vanno dal soggiorno al bar, sempre e comunque come monadi condannate a non incontrarsi mai, se non in maniera fortuita, ma mai in maniera personale e condivisa.

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Chissà poi se quel miliardo di persone connesse simultaneamente è consapevole che Facebook si è ormai preso pezzi della nostra privacy senza che nessuno faccia nulla per impedirlo, anzi. Non passa giorno in cui sulle bacheche vengano pubblicate foto che ci ritraggono in pose un tempo appartenenti alla nostra vita (privata). Ci siamo fatti illudere che ogni cosa che ci accade possa essere ritenuta interessante per il resto del mondo; abbiamo invece creato la serializzazione della frivolezza, l’eden dell’incontinente isterico, la dolce ossessione per l’esibizionista zelante. In questo nuovo villaggio globale post mcluhaniano il sovrano è un trentenne sbarbato con la faccia di bravo ragazzo, un MC che predica la sua liturgia attraverso la condivisione mondiale, un’inebriante e stupefacente religione in grado di contagiare l’intero pianeta.

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Il pifferaio magico Zuckerberg ci sta guidando sempre più lontano dalla nostra vera e tangibile quotidianità, portandoci invece verso relazioni effimere e fugaci. Qualcuno dovrebbe ricordarsi e ricordare al giovane manager americano che l’amicizia non è da ricercare nel solo e mero aspetto compensativo-affettivo, ma nel più nobile risvolto etico-intellettuale, vero volano per una sicura elevazione spirituale di chi voglia assurgere a diventare quantomeno più saggio e sapiente. Parole di Seneca, parole di un passato pronto ad ammonirci a causa di un presente troppo ondivago e solitario.

Data:

5 Settembre 2015