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FAKE NEWS E IA, GLI ITALIANI ALLA GUERRA DELL’INFORMAZIONE

cms_31582/1.jpgLa consapevolezza degli italiani sui temi legati al mondo digitale e sui timori per i danni causati dalla disinformazione è sempre più in aumento, come parimenti è richiesta una informazione scevra da falsità, soprattutto online. C’è inoltre la consapevolezza dell’opinione pubblica del nostro Paese, della presenza di rischi legati alle potenzialità dell’intelligenza artificiale. È lo spaccato in estrema sintesi emerso dal terzo Rapporto Ital Communications-Censis intitolato “Disinformazione e fake news in Italia. Il sistema dell’informazione alla prova dell’Intelligenza Artificiale”. Sono circa 47 milioni gli italiani, ovvero il 93,3% del totale, che si informano abitualmente su almeno una delle fonti disponibili: il 64,3% utilizza con una certa frequenza un mix di fonti informative che vanno da quelle tradizionali a quelle online; il 9,9% si rivolge invece solo ai media tradizionali, in particolar modo alla vecchia cara televisione in primis, seguita poi dalla radio e dai quotidiani; il 19,2%, ovvero poco meno di 10 milioni di italiani, si affida solo a fonti online. Vi sono poi, un dato che non va sottovalutato per il significato e la portata culturale, politica e sociale che ha, circa 700.000 italiani che non si informano affatto.

cms_31582/2_1693118818.jpgÈ interessante anche sottolineare come altre tematiche legate al mondo digitale siano avvertite dall’opinione pubblica italiana come degne di particolare attenzione e siano derubricate come fonte di possibili e futuri problemi sociali, fake news e ia su tutte. Le prime sono percepite come fonte di problemi dagli italiani e, forse perché consapevoli dei rischi provenienti da notizie pubblicate ad arte per disinformare, solo una minoranza, il 18,7%, ritiene con certezza di essere in grado di riconoscerle con un click, mentre per la maggioranza, il 76,5%, le fake news sono sempre più sofisticate e difficili da scoprire: infatti se il 20,2% crede di non possedere la capacità necessaria per riconoscerle, il 61,1% pensa di averle solo in parte. Il tema relativo invece all’impatto che l’intelligenza artificiale sta avendo sui media, appassiona molto gli italiani e nello stesso tempo li preoccupa relativamente ai suoi potenziali effetti sulle nostre vite; se il 75,1% degli intervistati ritiene che sarà sempre più difficile controllare la qualità dell’informazione, il 58,9% invece è dell’opinione che l’ia possa diventare uno strumento di ausilio per i giornalisti.

cms_31582/3.jpgIl campo dell’informazione è ovviamente la macroarea nella quale sono convogliate le maggiori ansie da parte di cittadini e professionisti, anche a causa del rapidissimo sviluppo della tecnologia, progresso che ha portato ad accrescere un altro timore in utenti e semplici lettori, ovvero il non poter riconoscere le fake news, a causa dell’avvento dell’intelligenza artificiale nel sistema dell’informazione, un mix micidiale in grado di lasciare sul campo ogni speranza di avere cittadini liberi e informati. Con l’arrivo in particolar modo di strumenti come Chat GPT, l’intelligenza artificiale è diventata un tema in grado di suscitare, allo stesso tempo, aspettative e timori. Contemporaneamente il crescere di fonti da cui attingere per informarsi, creando un’illusione di sovrabbondanza, ha lasciato presto spazio a un senso di smarrimento, una spiacevole sensazione di aver perso la bussola, una volta affidata a determinate fonti definite per ciò autorevoli, e che oggi invece si sono appiattite del tutto e vengono sostituite da una “rete” sempre disponibile e aggiornata. Se è ormai assodato che l’alfabetizzazione digitale è diventata una componente essenziale nel bagaglio culturale di ogni persona, è anche vero che la comprensione di determinate dinamiche, come per esempio la scelta di un’informazione invece di un’altra, rimane ad appannaggio di ogni singolo. Giornalisti compresi.

Data:

27 Agosto 2023