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FAKE NEWS, L’ITALIA TRA LE PRIME AL MONDO

cms_33956/1.jpgDisturbare l’ordine delle cose, generare un cosiddetto buzz, provocare una reazione. Alla base di ogni notizia vi è in buona sostanza, l’intento di far parlare le persone. Peccato però che la stessa intenzionalità sia alla base anche delle fake news, della cosiddetta falsa informazione. I social network italiani secondo i report stilati dalla Commissione Europea in attuazione del Codice di condotta sulla disinformazione che le piattaforme devono fornire ogni sei mesi, detengono il primato della diffusione di fake news. Solo Facebook Italia durante il primo semestre dell’anno 2022, ha eliminato oltre 45 mila contenuti dannosi per la salute o pericolosi per la loro interferenza nei processi elettorali, una vera e propria battaglia di Meta contro la disinformazione e per i suoi pericolosi impatti ai danni della società e delle istituzioni democratiche. Si parla dunque di circa il 33% di materiale derubricato fake in circolazione su Facebook concentrato tutto in Italia; a ruota seguono le bacheche di Paesi come Germania (oltre 22mila contenuti rimossi), Spagna (16mila) e Paesi Bassi (13mila). Dopo Facebook un altro social in Italia in cui proliferano account falsi forieri di diffondere false informazioni, è TikTok con quasi un milione e mezzo di account falsi e successivamente disattivati, la cifra più alta di tutta Europa.

cms_33956/2_1710665660.jpgPer rendere l’idea di come questi falsi account facessero proseliti e funzionassero da tramite per la diffusione di cattiva informazione, basta pensare che avevano quasi 7 milioni di follower, ovvero una massa di utenti quotidianamente esposta a contenuti di disinformazione. Ultimamente il World Economic Forum ha stabilito che la disinformazione, sotto la spinta dei progressi e le applicazioni dell’intelligenza artificiale, sarà la principale minaccia a livello globale, mentre un nuovo report dell’Unione Europea ha approfondito le possibili minacce circa le potenziali interferenze e manipolazioni dell’informazione provenienti dall’esterno. Il report, dopo aver analizzato numerosi casi di manipolazione delle informazioni, ha delineato lo scenario futuro, sotto l’influenza in particolar modo della diffusione dell’intelligenza artificiale nel modo in cui è possibile manipolare le informazioni. Agenti e attori di ogni specie e nazionalità dunque continuano strategicamente e coordinatamente a operare manipolazioni dei fatti al solo scopo di creare confusione e seminare paura, con l’obiettivo di spingere le persone a polarizzarsi ancora di più. L’organizzazione posta in essere per manipolare l’informazione e crearne altra completamente diversa od oppositiva, è basata sull’utilizzo in particolar modo dei canali online come siti e piattaforme social.

cms_33956/3.jpgLa manipolazione parte dalla pubblicazione dei contenuti online per poi condividerli attraverso i canali del digitale, illudendo l’utenza che vi sia una discussione reale su quei fatti. Le piattaforme più utilizzate a questo scopo risultano essere Telegram, X, Facebook, Youtube e TikTok, un arsenale molto potente rispetto al quale il lavoro delle redazioni giornalistiche possono opporre ben poco se non la propria deontologia. Come controbbattere del resto a un potentissimo mezzo di comunicazione che si alimenta, a sua volta, da ciò che Kapferer definiva il più antico medium del mondo? Il rumor, la diceria, il passaparola è un susseguirsi di voci incontrollate in cui è impossibile distinguere il vero dal falso. È una forma di comportamento collettivo originaria di territori innumerevoli e la cui fonte si basa sulla comunicazione in microgruppi. Ieri il processo aveva un ciclo di vita ben definito (inizia, si diffonde, circola, raggiunge l’apice e crolla), oggi la frammentazione dei media e la supremazia comunicazionale e informazionale dei device digitali, ha stabilito una riduzione degli effetti dell’oblio originari e una accentuazione e assimilazione del ricordo e dei contenuti in funzione delle emozioni del momento. L’informazione è sotto attacco e le tecnologie in grado di manipolare e convincere gli utenti sulla verità di talune notizie, ricorrono a deepfake sempre più realistici negli attacchi di social engineering. Sta ai giornalisti produrre e verificare e a noi lettori credere e auspicare un’informazione diversa che si discosti dal provocare artatamente una reazione emotiva in quanto «se l’informazione non soddisfa alcun desiderio, se non risponde a una preoccupazione latente e non dà sfogo a un conflitto psicologico, non vi sarà alcun rumor».

Data:

17 Marzo 2024