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Famiglia, giovani, casa, imprese: chi vince e chi perde con la manovra

Famiglia, giovani, casa, imprese: chi vince e chi perde con la manovra

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Siamo ancora ai preliminari. E forse per dire chi vince e chi perde con la manovra 2020-2022 è ancora presto. Ma il testo in queste ore inizia la sua marcia in Parlamento e ’Il Sole 24 Ore’ ha dedicato un’ampia analisi alle diverse categorie per iniziare a comprendere come impatteranno le scelte del governo giallorosso.

CONSUMATORI- A vincere sono i consumatori perché è stato scongiurato il rincaro dell’Iva dal 2020, con un intervento che assorbe il grosso delle risorse stanziate dal governo: 23,1 miliardi sui 30 complessivi della manovra. E ancora: chi manda i figli al nido e ha redditi bassi perché è potenziato il bonus nido da gennaio 2020 per tutti i frequentanti asili nido (rispetto agli attuali 1.500 euro annui crescerà fino a 3mila euro in base all’Isee del nucleo). Resta però sulla carta l’annuncio ’asili nido gratis per tutti’. Vincono anche i neo-papà del 2020 perché è rifinanziato (ma solo per il 2020) il congedo obbligatorio che viene esteso da 5 a 7 giorni lavorativi, e vincono anziani e over 75 a basso reddito. Inoltre stop al superticket dal 1° settembre 2020.

FAMIGLIE – A perdere sono invece le famiglie con i minori nati prima del 2020; i genitori autonomi o partite Iva; chi ha redditi oltre i 120mila euro; chi consuma bevande con zuccheri aggiunti e chi fuma perché, in questo caso, l’aumento dell’accisa sulle sigarette (e su tutti i tabacchi lavorati) porterà i produttori a richiedere incrementi di prezzo stimabili intorno a 0,10 euro per pacchetto (5 euro per kg). Introdotta anche una nuova imposta di consumo sugli accessori, come filtrini e cartine, pari a 0,0036 euro il pezzo contenuto nella confezione destinata alla vendita.

PROPRIETARI E INQUILINI – A vincere, secondo la classifica stilata dal ’Sole 24 Ore’, sono poi i locatori e gli inquilini con contratti a canone concordato, chi restaura la facciata di edifici e condomini, chi ristruttura o riqualifica l’abitazione e chi acquista mobili ed elettrodomestici. Perdono invece i proprietari di immobili diversi dalla prima casa perché la fusione fra Imu e Tasi addossa ai possessori la quota Tasi dal 10 al 30% ora pagata dal detentore (inquilino o comodatario). Perdono anche i proprietari di negozi sfitti o da riaffittare, chi intende risistemare il giardino e chi vende casa entro 5 anni dall’acquisto perché l’aliquota sulle plusvalenze aumenta dal 20 al 26%.

DIPENDENTI PRIVATI – A vincere con la manovra del governo giallorosso sarebbero inoltre i lavoratori dipendenti, anche se i dettagli sono tutti da scrivere (demandati a provvedimenti successivi) ma la dote per tagliare il cuneo fiscale a carico dei lavoratori è la seconda più ricca (dopo l’aumento evitato dell’Iva). Perde invece chi possiede un’auto aziendale.

DIPENDENTI PUBBLICI – A vincere sono i circa 3 milioni di dipendenti pubblici perché è in arrivo il rinnovo del contratto collettivo e, a regime, ogni lavoratore pubblico in media avrà 96 euro in più in busta paga. Vincono anche le forze di polizia e i Vigili del Fuoco; il personale dei Beni Culturali. Perdono invece gli insegnanti e i funzionari e dirigenti di ministeri e Presidenza.

GIOVANI – A vincere sono i neo 18enni perché è prorogata al 2020 la durata di 18 App; chi acquista casa perché viene rifinanziato per 10 milioni il Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa e vincono anche gli under 35. Perdono invece i ’Neet’ (’Not in Education, Employment or Training’), ovvero persone che non studiano e non lavorano.

PROFESSIONISTI – Tra i professionisti vince chi installa e utilizza il Pos; chi applica il regime forfettario. Perde invece chi ha collaboratori o dipendenti, chi ha compensi tra 65 e 100mila euro e chi non accetta pagamenti con le card.

IMPRESE – Fra le imprese italiane, infine, il quotidiano economico segnala che vince l’azienda che investe in beni strumentali e innovazione, imprese e autonomi con immobili strumentali; chi investe nelle aree del terremoto 2016; chi utilizza la ’Nuova Sabatini’ (agevolazione messa a disposizione dal ministero dello Sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese) e chi investe in formazione 4.0. Perdono le imprese che usano i crediti di imposta, chi usa imballaggi di plastica e le aziende digitali, perché in manovra è attuata l’imposta del 3% sui ricavi digitali.

I giovani continuano a fuggire dall’Italia

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I giovani continuano a fuggire dall’Italia. Il Mezzogiorno continua a perdere giovani fino a 14 anni (-1.046 mila) e popolazione attiva in età da lavoro da 15 a 64 anni (-5.095 mila) per il calo delle nascite e la continua perdita migratoria. Il saldo migratorio verso l’estero ha raggiunto i -50mila nel Centro-Nord e i -22 mila nel Sud. E’ lo scenario che emerge dal Rapporto Svimez 2019 presentato a Roma.

La nuova migrazione, evidenzia il Rapporto, riguarda molti laureati e più in generale giovani con elevati livelli di istruzione, molti dei quali non tornano più. Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2.015 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati. Un’alternativa all’emigrazione è il pendolarismo di lungo periodo, che nel 2018 dal Mezzogiorno ha interessato circa 236 mila persone (10,3% del totale). Di questi 57 mila si muovono sempre all’interno del Sud, mentre 179 mila vanno verso il Centro-Nord e l’estero.

Il Reddito di cittadinanza ha avuto un impatto nullo sul lavoro, la povertà non si combatte solo con un contributo monetario, occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza, dice l’analisi della Svimez. Peraltro, si spiega nel rapporto, l’impatto del RdC sul mercato del lavoro è nullo, in quanto la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro.

E ancora: il Nord Italia non è più tra le locomotive d’Europa. Secondo il Rapporto, alcune regioni dei nuovi Stati membri dell’Est superano per Pil molte regioni ricche italiane, avvantaggiate dalle asimmetrie nei regimi fiscali, nel costo del lavoro e in altri fattori che determinano ampi differenziali regionali di competitività.

Inoltre, c’è una stagnazione aggravata da dinamiche demografiche avverse che riguardano tutto il Paese e segnatamente al Sud. Secondo il rapporto, per effetto della rottura dell’equilibrio demografico – bassa natalità, emigrazione di giovani, invecchiamento della popolazione – il Sud perderà 5 milioni di persone e, a condizioni date, quasi il 40% del Pil. Solo un incremento del tasso d’occupazione, soprattutto femminile, può spezzare questo circolo vizioso.

Per la Svimez bisogna tornare a una visione unitaria della stagnazione italiana, smarcandosi dalla lettura dell’aumento delle disuguaglianze esclusivamente legata al confine immutabile tra Nord e Sud. Per questo motivo vanno valorizzate le complementarità che legano il sistema produttivo e sociale delle due parti del Paese.

GAP OCCUPAZIONALE – Si riallarga il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord, nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni, delinea il rapporto 2019. Lo studio, presentato a Roma, rileva che la crescita dell’occupazione nel primo semestre del 2019 riguarda solo il Centro-Nord (+137.000), cui si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-27.000). Al Sud aumenta la precarietà che si riduce nel Centro-Nord, riprende a crescere il part-time (+1,2%), in particolare quello involontario che nel Mezzogiorno si riavvicina all’80% a fronte del 58% nel Centro-Nord.

La stagnazione dell’economia italiana trova radici in scarsi consumi e scarsi investimenti. Stando al rapporto, la riapertura del divario Centro-Nord Mezzogiorno riguarda i consumi, soprattutto della Pa. Crollati gli investimenti pubblici. Il Pil del 2018 al Sud è cresciuto di +0,6%, rispetto a +1% del 2017.

Ristagnano soprattutto i consumi (+0,2%), ancora al di sotto di -9 punti percentuali nei confronti del 2018, rispetto al Centro-Nord, dove crescono del +0,7% recuperando e superando i livelli pre-crisi. Debole il contributo dei consumi privati delle famiglie con quelli alimentari che calano del -0,5%, in conseguenza alla caduta dei redditi e dell’occupazione. Ma soprattutto la spesa per consumi finali della Pa ha segnato -0,6% nel 2018. Gli investimenti restano la componente più dinamica della domanda interna (+3,1% nel 2018 nel Mezzogiorno, a fronte di +3,5% del Centro-Nord).

INVESTIMENTI – In particolare, crescono gli investimenti in costruzioni (+5,3%) mentre si sono fermati quelli in macchinari e attrezzature (+0,1% contro +4,8 del Centro-Nord). Alla ripresa degli investimenti privati fa da contraltare il crollo degli investimenti pubblici: nel 2018, stima la Svimez, la spesa in conto capitale è scesa al Sud da 10,4 a 10,3 miliardi, nello stesso periodo al Centro-Nord è salita da 22,2 a 24,3 miliardi.

Le richieste di regionalismo differenziato vanno valutate nel contesto di un’attuazione organica, completa, equilibrata, del nuovo Titolo V. Secondo Svimez, in quest’ottica il confronto sulla valorizzazione delle autonomie e la riduzione delle disuguaglianze va depurato dalle scorie rivendicazioniste provenienti da Nord e da Sud e riportato sui temi nazionali della qualità delle politiche di offerta dei servizi pubblici e su quelle necessarie per la ripresa della crescita.

Lo studio evidenzia quindi che le eventuali concessioni di autonomia rafforzata devono essere motivate dall’interesse nazionale, non da quello particolare delle singole regioni richiedenti. La Svimez stigmatizza l’uso strumentale del concetto di residuo fiscale, misura della redistribuzione riferibile agli individui, non ai territori. In questo contesto, è favorevole alla costruzione di un fronte unitario intorno ad un sì convinto ai principi del federalismo cooperativo nell’interesse del Paese per rendere sostenibili le richieste di autonomia.

La vera sfida, sottolinea l’associazione, è un’attuazione ordinata del federalismo fiscale per privare anche le classi dirigenti meridionali degli alibi dell’attuale centralismo avaro, utile per rivendicare più risorse e per nascondere le inefficienze. Una sfida che si basi sulla definizione dei costi standard e dei Lep – Livelli essenziali delle prestazioni – al fine di assicurare pari diritti di cittadinanza e un Fondo perequativo per colmare il deficit infrastrutturale.

Male l’agricoltura al Sud, bene il terziario mentre l’industria stenta. Il valore aggiunto dell’agricoltura, rileva il Rapporto, è calato nel 2018 al Sud di -2,7%, nel Centro-Nord è aumentato di +3,3. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è aumentato di +1,4% nel 2018 al Sud, in calo rispetto al 2017 (+2,7%). Nel Centro Nord è cresciuto di +1,9%. Il valore aggiunto del terziario al Sud nel 2018 è aumentato di +0,5%, meno che al Centro-Nord (+0,7%).

Il piccolo Gabry a Brescia in attesa del trapianto di midollo

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Gabriele, il bimbo napoletano di 2 anni affetto da Sfid (anemia sideroblastica congenita con immunodeficienza dei linfociti B, febbri periodiche e ritardi dello sviluppo) – malattia genetica rarissima, tanto che il suo è ritenuto l’unico caso noto in Italia – è ricoverato agli Spedali Civili di Brescia in attesa del trapianto di midollo per il quale già a settembre era stato trovato un donatore compatibile, che però all’ultimo aveva chiesto un rinvio. Ora invece l’intervento sarebbe prossimo.

A quanto apprende l’AdnKronos Salute da fonti dell’ospedale, il piccolo si trova nell’Oncoematologia pediatrica dell’Asst Spedali Civili di Brescia e sta iniziando i trattamenti preliminari necessari a predisporre il suo sistema immunitario all’infusione terapeutica. La fase preparatoria richiederà qualche giorno e non c’è ancora una data certa fissata per l’intervento, che sempre a quanto si apprende non dovrebbe avvenire questa settimana.

“Si comincia – ha annunciato il padre Cristiano sulla pagina Facebook ’Gabry Little Hero’ – Questa volta niente rinvii, niente ritardi, adesso comincia la salita, il percorso più duro. Ti abbiamo preparato la strada, sei pronto fisicamente, abbiamo curato il tuo spirito, abbiamo scelto uno dei migliori team di esperti, abbiamo cercato il miglior alleato possibile compatibile con te”.

Ma “adesso tocca a te. Devi rispondere al meglio alle terapie, devi continuare a mangiare, devi usare tutte le tue energie, fino all’ultimo. Ti stiamo chiedendo tantissimo piccolo eroe, ma non potevamo fare diversamente. Vogliamo garantirti un futuro, ma non un futuro qualsiasi, uno ’normalmente’ straordinario: lontano dagli ospedali, lontano dalle medicine, lontano dai dolori e dalle stesse sofferenze che hai patito fin’ora pur mantenendo sempre il tuo #sorriso”. Insieme a Gabry c’è mamma Mena, ha riferito Cristiano, “mentre io sono a fare il papà con la tua piccola gemellina che si illumina ogni volta che la guardi”.

Benzinai in sciopero il 6 e 7 novembre

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Stop per le pompe di benzina il 6 e 7 novembre. Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio confermano infatti la chiusura degli impianti -stradali ed autostradali- su tutto il territorio nazionale. “Di fronte al silenzio assordante del Governo e all’indifferenza del Ministro dello Sviluppo Economico le Organizzazioni dei Gestori degli impianti stradali non hanno potuto fare altro – si legge in una nota – che ricorrere alla mobilitazione generale che culminerà con lo sciopero che avrà inizio alle ore 6 del giorno 6 e terminerà alle ore 6 del giorno 8 Novembre”.

“Il silenzio del Governo, nel suo complesso, è un grave atto di irresponsabilità – proseguono Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio – non solo verso i Gestori ma verso i cittadini stessi che saranno chiamati a pagare con gli inevitabili disagi il conto di una politica governativa sempre più orientata ad assumere provvedimenti di impatto mediatico anziché soluzioni per le Categorie produttive e finanche a favorire, indirettamente, il sistema bancario”.
“Con questa politica il Governo sceglie di marginalizzare la nostra Categoria anche attraverso la moltiplicazione di adempimenti fiscali tanto inutili quanto dispendiosi, senza avere il coraggio di mettere le mani -riordinandola- a quella illegittima giungla contrattuale della quale si avvantaggiano solo soggetti che continuano a tenere in ostaggio un settore che contribuisce con circa 40 Miliardi/anno al bilancio dello Stato” proseguono i sindacati.

Le organizzazioni di categoria indicano i vari adempimenti “inutili fatti per scaricare sull’ultimo anello della filiera, il più debole, oneri e costi e finanche provvedimenti penali per errori formali”: si va “dalla fatturazione elettronica, all’introduzione degli Isa che risultano fortemente penalizzanti per i gestori carburanti (che, è bene ricordarlo, percepiscono un margine che non supera il 2% del prezzo pagato dagli automobilisti), ai Registratori di cassa Telematici per fatturati di 2 mila euro/anno, all’introduzione di Documenti di Trasporto (Das) e modalità di Registrazione giornaliera in formato elettronico da digitalizzare a mano”.

“Sono il Matteo Renzi della Rai”, il ritorno di Fiorello

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“Lo so, avevo detto che mi sarei ritirato dalla tv: sono il Matteo Renzi della Rai”. Il grande giorno è arrivato e Rosario Fiorello mantiene la promessa: torna su Rai1 (e su RaiPlay), alle 20.30, con ‘Viva RaiPlay’, il minishow ideato per il lancio del restyling della piattaforma d’intrattenimento via internet della Rai. Alla corte di Fiorello, per un’operazione che la Rai di Fabrizio Salini considera strategica (probabilmente la più strategica del suo mandato), ovvero la concorrenza alle OTT (da Netflix ad Amazon), accorrono non a caso ’pezzi da novanta’, anagraficamente trasversali: da Raffaella Carrà a Pippo Baudo, da Marco Mengoni a Giorgia, da Amadeus ad Achille Lauro e Calcutta.

Lo show comincia durante il Tg1 e finisce all’interno dei ‘Soliti Ignoti’. Il lancio del Tg1 prima della trasmissione si è trasformato in un assaggio dello show, con Fiorello che presenta gli amici che lo porteranno in macchina a via Asiago: Raffaella Carrà al volante e Achille Lauro al suo fianco. “Ma che ci fate voi due insieme?”, chiede Fiorello. “Noi due il lunedì sera andiamo sempre a mangiare una pizza”, dice Raffa. “E poi facciamo una partita a burraco”, aggiunge il rapper. E proprio la ‘strana coppia’ lo deposita davanti al palazzo d via Asiago, sede storica di Radio Rai.

Fiorello incontra Luca Barbarossa, poi saluta Calcutta, sale in ascensore con le costumiste che lo spogliano degli abiti civili e lo rivestono con un completo nero più adatto alla prima serata. Prima dell’ingresso in studio l’incontro con Pippo Baudo, seduto su una poltrona-trono: “Mi devi benedire”, chiede Fiorello. “Io monarca della Rai do il lasciapassare a te, Rosario Fiorello”, scandisce Baudo, con una certa soddisfazione.

L’annuncio dell’ingresso in studio è affidato a Giorgia. “Signore e signori benvenuti alla prima puntata di Viva Rai Play, ma siamo su Rai1” (perché fino all’8 novembre il minishow va in onda anche su Rai1, poi solo su RaiPlay). Spetta alla cantante romana introdurre “il Chiaro Ferragno dell’eleganza, il Mattarella dell’intrattenimento”.

“15 minuti sono intramuscolo televisiva”, si schermisce lui, dopo essere entrato ballando ed aver detto: “Vi giunga un cordiale saluto dall’cartilagine del mio ginocchio destro”. Poi scherza sull’abito e sul cavallo dei pantaloni stretto: “i ballerini hanno il sospensorio, io ho il divisorio”. Dice di essere pronto all’attacco degli hater ma anche a quello dei critici televisivi. Così ipotizza e legge un articolo intitolato “Fiorello, tutto qua?” in cui ogni cosa del suo show è definita banale. Non manca qualche battuta sulla politica, oltre a quella iniziale su Renzi: “Fare una battuta sul Pd è come sparare sulla Croce Rossa. Lo sapete che quelli della Croce Rossa dicono che ‘è come sparare sul Pd’?”.

Poi l’ironia generazionale: Fiorello annuncia che nel manuale dei conduttori è scritto che quando uno non sa cosa fare canta ‘Rose Rosse’ di Massimo Ranieri. Ma quando sta per partire, interviene ‘il vertice Rai’ con una voce fuori campo. “La vuole il direttore di Rai Play”. Fiorello trasloca nella stanza del direttore, lo accoglie un bambino: gli fa presente che ‘Rose Rosse’ è cosa molto “vecchia”. Ma che verrà tollerata in via del tutto eccezionale, a patto che la canti con l’autotune. E Fiorello esegue. Il risultato è esilarante e in fondo la sua missione è portare su RaiPlay il pubblico di Ranieri (che in parte non c’è mai andato) ma anche quello dei giovanissimi amanti del trap e dell’autotune. Lo ‘stacco’ successivo infatti è anagraficamente trasversale: entra Marco Mengoni e canta uno dei suoi ultimi successi. Fiorello lo guarda con Calcutta. Poi tutti e tre insieme omaggiano Lucio Dalla con ‘Anna e Marco’. La pelle d’oca è assicurata. Ma lo show non finisce qui e anzi deborda nei ‘Soliti Ignoti’.

Nello studio di Via Asiago entra Amadeus e si porta via Fiorello al grido di “Viva RaiPlay”. Baudo benedice anche lui (fatto importate visto che si tratta del prossimo conduttore di Sanremo) e Fiorello ‘trasloca’ dentro i ‘Soliti Ignoti’, dove si intrattiene per qualche minuto fino ad esibirsi in un numero di danza.

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5 Novembre 2019