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FELICI AL LAVORO, GRAZIE ALLA PAUSA CAFFE’

La pausa caffè è un “must” in ogni ambiente di lavoro. Che ci si ritrovi al bancone di un bar, comodamente seduti a un tavolino all’aperto o davanti a una macchinetta, il caffè rappresenta una tregua alla routine lavorativa. Una ricerca scientifica, condotta dall’Università di Copenaghen, ha evidenziato che i dipendenti che fanno pausa davanti a caffè e snack riducono lo stress, lavorano meglio, danno sfogo alla creatività e sviluppano complicità con i colleghi. Grazie ai quei dieci minuti di pausa si riscontra un miglioramento delle prestazioni lavorative, con un incremento della produttività. È per questo che in Svezia è divenuta obbligatoria. Nel sito Ikea si legge che alcune delle migliori idee e decisioni avvengono proprio durante la fatidica pausa.

Curiosando tra i maggiori consumatori di caffè si evince che, nonostante il nostro espresso sia invidiato in tutto il mondo, la classifica ci piazza solamente al 12° posto in Europa e al 16° nel mondo. I nostri lavoratori sono infatti tra i più stressati e insoddisfatti. La Svezia è al quarto posto nella classifica, la Danimarca al terzo, la Finlandia al secondo e l’Olanda al primo. Eh si, i più grandi consumatore di caffè al mondo sono proprio gli olandesi. Guarda caso i meno stressati in assoluto!

Mentre l’Europa cresce e il mondo corre vertiginosamente, in Italia ancora ci si domanda se è giusta la pausa caffè.

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“Perché i dipendenti devono prendere il caffè quando lavorano? – si domanda il patron della Ducati Guidalberto Guidi – Hanno la pausa pranzo: il caffè si può prendere in altri momenti. Spettacolo deprimente vedere capannelli di gente davanti alle macchinette”.

I fannulloni non sono mai stati amati da nessuno, né dai dirigenti, tanto meno dai colleghi, ma qui si esagera. Gli esseri umani non sono macchine a ciclo continuo. Hanno bisogno di ricaricarsi e staccare gli occhi dai terminali.

A sancirlo in Italia anche il D.lgs 81/2008 che parla di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per scongiurare i rischi per la salute connessi all’attività lavorativa tramite videoterminali, vige l’obbligo per il datore di lavoro di tutelare i dipendenti con misure ad hoc e interruzioni di un quarto d’ora ogni due ore, un intervallo di tempo per “staccare” e rilassare la vista, cambiare postura e scongiurare l’affaticamento.

Ma in quante aziende si rispetta la prescrizione?


Non farlo espone al rischio di regressione ai tempi dei nostri nonni, quando si doveva chiedere al caporeparto la chiave del bagno. Il mondo ci insegna che è la qualità del lavoro che conta, non la quantità.

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Certo. L’importante è non esagerare. La Corte di Cassazione nel 2015 ha ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore che si concedeva troppe pause in bar e tavole calde fuori dalla zona di lavoro per colloquiare e scherzare con i colleghi.

“La determinazione della collocazione e della durata delle pause non può essere rimessa al totale arbitrio del lavoratore” si legge nelle motivazioni della sentenza n. 20440.

Ma dentro quella tazzina, cosa ci sarà di così miracoloso?

La caffeina è in grado di bloccare l’adenosina, sostanza che fa avvertire la stanchezza, e stimolare la produzione di dopamina, sostanza che influenza attenzione, apprendimento e sonno. Ingerendo caffeina otteniamo effetti positivi su: umore, memoria e funzioni cognitive. È dimostrato che le persone che consumano più caffè vanno meno incontro a stati di depressione. Altri studi hanno riscontrato effetti preventivi della caffeina sul morbo di Parkinson nei soggetti predisposti.

Nello sport gli atleti per migliorare le prestazioni fanno uso di bibite ricche di caffeina che è in grado di ridurre il senso di affaticamento e migliorare la resistenza.

Inoltre ha effetti benefici sul sistema vascolare e agisce sui neurotrasmettitori. Viene utilizzata anche in campo farmacologico. Diversi farmaci per il trattamento sintomatico di stati dolorosi, quali cefalee e nevralgie, la contengono.

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Per molto tempo la Chiesa ha combattuto a spada tratta l’uso del caffè, definendolo “la bevanda del diavolo” perché consumato all’interno dei luoghi di perdizione. Papa Clemente VII, incuriosito dalla consuetudine attuata dai suoi predecessori, prima di proibirlo volle provarlo. Ne fu talmente sedotto che lo liberalizzò, ribattezzandolo “bevanda cristiana”.

Ne è passato da allora di caffè nelle nostre tazzine! Ha superato crisi, mode e tendenze, alleviando, con il suo potere taumaturgico, buona parte dei nostri problemi.

Attualmente è la bevanda preferita in tutto il mondo, assaporata in modo diverso in ogni paese. Non c’è nulla di più familiare del gorgoglio della caffettiera al mattino o a fine pranzo.

Ne val bene il detto napoletano “per prima cosa Dio creò il caffè, altrimenti non ce l’avrebbe fatta a fare tutto il resto”.

Come dar torto al grande “Eduardo” quando in “Fantasmi a Roma” del 1961 diceva: “o morirò, tu portami il caffè, e vedrai che io resuscito come Lazzaro”.

Data:

3 Agosto 2016