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FERNAND LÉGER AL MUSEO CORRER

1910 – 1930 LA VISIONE DELLA CITTA’ CONTEMPORANEA(FIG.1)

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Nell’ambito delle grandi esposizioni in mostra ai Musei Civici di Venezia, il Museo Correr in collaborazione con il Philadelphia Museum of Art ospiterà, dall’8 febbraio al 2 giugno 2014, la più importante mostra mai realizzata in Europa su Fernand Léger, artista francese dell’avanguardia artistica europea di inizio ‘900.

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L’IMMAGINE DELLA CITTA’

In concomitanza con il progetto espositivo su Fernand Léger gli spazi al secondo piano del Museo Correr si aprono con la mostra intitolata: “L’immagine della città europea dal Rinascimento al Secolo dei Lumi”. Si tratta appunto di una rievocazione dell’universo urbano europeo dal Rinascimento all’Illuminismo che offre ai visitatori l’opportunità di conoscere l’evolversi e i cambiamenti iconografici che il tema della raffigurazione della città ha subito nel corso dei secoli, dalla visione rinascimentale alla concezione dinamica delle avanguardie del primo ‘900. Sin dal Medioevo il tema della città è stato un soggetto privilegiato dalla pittura europea che ne ha esaltato il valore di propaganda delle virtù dello Stato. La mostra raccoglie dunque immagini globali della città, topografie dipinte e disegnate da mani espertissime, di grande impatto qualitativo e spettacolare, che per secoli sono state l’unico o il più suadente e immediato mezzo per mostrare la bellezza e la ricchezza delle maggiori città d’Europa.

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IL RUOLO DELL’ARTISTA

L’inizio del ventesimo secolo rappresenta un periodo di grande fermento architettonico che vede la nascita dell’urbanistica e il movimento modernista dell’architettura (Bauhaus), importanti architetti (Le Corbusier, Mies Van Der Rohe, Gropius, Aalto, Wright) comprendono le trasformazioni che il paesaggio urbano sta vivendo e realizzano i loro progetti civili e privati interrogandosi sul rapporto uomo – città in una società concentrata in grandi metropoli frenetiche e caotiche dove i rapporti umani sono sempre più freddi e sterili.

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In questo contesto particolare il ruolo dell’artista si trasforma, è chiamato ad interrogarsi su come cambia la città ma non riceve nessuna considerazione dalla società in cui vive. Vive in una situazione di continua lotta con la società ma “si adatta” alle richieste di quest’ultima e dedica la sua genialità al mondo del design, della pubblicità, del cinema e del teatro. L’artista attua un profondo cambiamento nella concezione e realizzazione dell’opera d’arte, questo cambiamento si traduce nell’elaborazione della sua produzione artistica. P. Mondrian parla di “responsabilità culturale dell’artista” invece per P. Picasso “l’artista ha una missione storica”.

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“Se l’espressione pittorica è cambiata, è perché la vita moderna l’ha richiesto… La vista dal finestrino della carrozza ferroviaria e dell’automobile, unita alla velocità ha alterato l’aspetto abituale delle cose. Un uomo moderno registra cento volte più impressioni sensoriali rispetto ad un’artista del diciottesimo secolo… La compressione del quadro moderno, la sua varietà, la sua scomposizione delle forme, sono il risultato di tutto questo” (Fernand Léger, 1914).

Il pittore francese Fernand Léger (1881-1955) alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, così commentava le radicali trasformazioni che con l’avvento della Seconda Rivoluzione Industriale si stavano determinando in tutti i luoghi del quotidiano, dove il ritmo della vita sempre più frenetico, o per meglio dire moderno, stava cambiando l’arte e le sue regole.

Fernand Léger si mette alla ricerca degli oggetti simbolico-emblematici dello spazio della vita moderna. È stato un ammiratore della purezza e semplicità d’immagine di Henri Rousseau; si è associato tra i primi, nel 1910, alla ricerca cubista; è, e per tutta la vita rimane, un uomo del popolo, un lavoratore che crede ciecamente nell’ideologia socialista, che ingenuamente associa al mito del progresso industriale. Gli oggetti simbolico-emblematici della civiltà moderna sono per lui gli ingranaggi, le tubature, le macchine, gli operai della fabbrica: ed il suo scopo è di decorare, cioè qualificare figurativamente, l’ambiente della vita con i simboli del lavoro così come un tempo si decorava la chiesa con i simboli della fede (G. C. Argan, L’arte moderna, 2002, pag. 157).

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LA MOSTRA

Suddivisa in cinque sezioni (Il pittore della città, Spettacolo, Pubblicità, Spazio, Dopo il 1920), a cura di Anna Vallye con la direzione scientifica di Gabriella Belli e il progetto espositivo di Daniela Ferretti, la mostra presenta più di 100 opere, di cui più di sessanta dell’artista francese, tra cui spicca lo straordinario dipinto La ville, un quadro che dà avvio alla fase più sperimentale e cubo-futuristica della sua produzione, concesso eccezionalmente in prestito dal museo di Philadelphia. Eseguito da Léger nel 1919, al suo ritorno a Parigi dopo l’esperienza al fronte della Prima Guerra Mondiale, questo quadro di grande dimensione, influenzerà un’intera generazione di artisti diventando un vero e proprio manifesto della pittura dedicata al tema della città contemporanea. Il soggetto del dipinto rappresenta, infatti, la città con le sue frenetiche attività, le sue architetture composte di assemblaggi cubo-futuristi, e i suoi abitanti, uomini meccanici, quasi robot, armoniosamente integrati nel dinamismo della nuova “macchina urbana”.

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La sua ricca produzione, che si è cimentata in quasi tutti i campi della creatività artistica, dalla pubblicità al cinema, dalla grafica al teatro, dialogherà nel percorso espositivo con preziosi capolavori di notissimi autori di quel periodo, amici o compagni di sperimentazione, tra cui Duchamp, Picabia, Severini, Delaunay, El Lissitzky, Mondrian e Le Corbusier, tutti artisti che come Léger hanno contribuito a rinnovare l’idea della rappresentazione urbana, ciascuno utilizzando il linguaggio più consono ai propri interessi estetici, ma comunque sempre dentro gli ismi del primo ‘900, dal cubismo al futurismo, dal costruttivismo al neoplasticismo di De Stjil.

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La ricchezza delle opere e dei progetti esposti permetterà dunque di valutare nelle sue molteplici sfaccettature gli esiti artistici di quel cruciale ventennio, compreso tra gli anni Dieci e Venti del ‘900, quando Parigi, dove vive e lavora Léger, è davvero la capitale mondiale dell’arte, della cultura, del commercio e della vita mondana, prima che la crisi delle borse ne segni inesorabilmente il declino. Ed è proprio a Parigi, che Léger e gli artisti dell’avanguardia; cogliendo le sollecitazioni che provengono da quella straordinaria “fucina” di stimoli e innovazioni rappresentata appunto dalla moderna metropoli, esercitano un ruolo guida nella ridefinizione dell’arte all’interno della società.

L’OPERA D’ARTE

In un periodo di grande fermento culturale e concettuale cambia anche la concezione dell’arte, la quale diventa pubblica, “alla portata di tutti”. L’arte deve essere intesa come vita di tutti i giorni, avere una valenza del quotidiano, si reinventa assumendo un ruolo creativo importante, per P. Mondrian “l’arte assorbe la trasformazione dello spazio geometrico e la rappresenta”. L’immagine è l’obiettivo della ricerca estetica e, l’estetica della vita è l’estetica del quotidiano, la ricerca della bellezza è il comune denominatore per tutti gli artisti. Per il pittore inglese B. Nicholson “l’arte è linguaggio” invece per il grande pittore svizzero P. Klee l’arte è “comunicazione intersoggettiva”.

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L’opera d’arte deve avere una propria struttura, una “rigorosa essenza teorica” (G.C. Argan, 2002), rappresenta qualcosa che non esiste nella realtà e ha scisso i legami con la rappresentazione mimetica della realtà (che è stata una delle principali caratteristiche della corrente impressionista). La forma si adatta alla domanda posta dal movimento modernista, a proposito M. Duchamp sostiene che “all’opera d’arte deve sostituirsi il puro atto estetico”.

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L’opera di Léger è in questa direzione davvero pioneristica – e la mostra ne da ampio conto – sia per la sua concezione pluridisciplinare, che per lo sforzo di cambiare le forme della pittura, corrispondendo così alle nuove esigenze della realtà urbana, in linea con quel fenomeno che nel secondo dopoguerra verrà catalogato come comunicazione di massa. Rielaborando il proprio stile, dapprima influenzato dai lavori di Cézanne e di Matisse, poi dal Cubismo di Picasso e dalle frequentazioni con gli esponenti più in vista dell’avanguardia europea, come Robert Delaunay, Jacques Lipchitz e Henri Laurens, Fernand Léger conquisterà via via una cifra del tutto personale e a partire dal primo dopoguerra si imporrà sulla scena dell’arte come grande architetto della pittura e il suo “realismo”, al passo con la vita urbana, sarà indubbiamente l’esito tra i più interessanti della contaminazione tra le diverse forme d’arte e il linguaggio dei primi mass-media.

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Data:

1 Giugno 2014