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FIGLIE DEL SOGNO E DELLE STELLE

Antonella Giordano è da lungo tempo scrittrice. Dopo anni di scrittura di servizio nella Pubblica Amministrazione nella veste di giornalista e tributarista (con la pubblicazione di circa 2.500 articoli e 18 libri in materia economico-tributaria editi dalle maggiori editrici di settore), e con alle spalle numerosi titoli onorifici, è ora giornalista a tempo pieno, co-direttore della testata International Web Post (di cui è anche responsabile della redazione Lazio) e curatrice della rubrica La Pagina della Cultura, nonché direttore di Radio Regional.

Ha partecipato a varie opere collettive: Fiabe per un Sorriso: Caritas Children; La poesia ai tempi del Coronavirus: Associazione Letteraria Italiana Penna d’Autore (iniziativa promossa da poeti e scrittori uniti in beneficenza: e-book n. 26, 2020); InfinitAmore 2020 (p. 86), Alda nel cuore 2021, InfinitAmore 2021, Un Cielo di Poesia (voci di poesia contemporanea 2021), Alda nel cuore (2022), InfinitAmore Voci di Poesia (luglio 2022). È inoltre autrice di saggi (Natale nei dialetti e nelle tradizioni tra sacro e profano, per ALI Ribelli, ed., 2021),

La Giordano esordisce nell’ambito più propriamente letterario nel 2008 con lo pseudonimo di Antonella, partecipando al suo primo premio letterario. I romanzi finora pubblicati sono Chryse (Albatros ed., 2013), Ti porterò con me (La Sirena ed., 2014) Ricordati di sorridere (Falco ed., 2016) e Bagliori tra le nuvole (Falco ed., 2017), quest’ultimo presentato nel 2017dall’AIE alla Fiera mondiale dell’editoria indipendente “Più libri più liberi”. Ha poi partecipato a vari premi di poesia riscuotendo un notevole riscontro della critica.

Orizzonti diVERSI (2018) è la prima raccolta di poesie pubblicata dall’autrice con lo pseudonimo di NinaGio (CTL ed.), e vi fanno seguito le raccolte poetiche Io sono qui (ALI Ribelli ed., sempre del 2018) e AttraVersando Emozioni (Falco ed., 2019). Rime vagabonde è l’ultima sua silloge pubblicata nel dicembre del 2021 (per G.C.L. Edizioni Lisi)

Giova precisare al riguardo in questa occasione anche l’impegno filantropico della Giordano, che ha sempre devoluto diritti e ricavato delle proprie opere di prosa e di poesia a varie Associazioni che si dedicano ad opere sociali e culturali. Per l’impegno professionale e civile la scrittrice ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale al merito della Repubblica Italiana ed è stata insignita dell’onorificenza di cavaliere della pace da Sicilia esperantista.

cms_26896/2_1658631984.jpgLa raccolta poetica Rime vagabonde reca la bella e approfondita prefazione del Dott. Carlo Miani, direttore del periodico “International Web Post, ed è impreziosita, alla fine della silloge, dagli otto bei disegni di Stefania Russo, che colgono visivamente a mo’ di flash questo percorso poetico di Antonella Giordano.

In questa nuova raccolta poetica la Giordano, differentemente da altre sillogi, quali ad es. Orizzonti DiVERSI del 2018 (vedi, a tal proposito, la mia Prefazione alla raccolta, pagg. 7 e segg.) non ha ritenuto di formulare partizioni o sezioni di tipo cronologico o tematico, pur delineandosi chiaramente dei filoni portanti, dei percorsi, in varia misura già presenti nelle precedenti imprese poetiche.

Le 145 liriche di Rime vagabonde si snodano sontuose evidenziandosi per la loro brevità (generalmente per non più di una pagina con una o più strofe), che è a mio avviso un grande pregio da correlare alla loro estrema pregnanza, ogni verso da soppesare e gustare con calma e raccoglimento.

Già dal titolo infatti l’aura di classicità trapela in quanto il termine “Rime” allude non solo e non tanto ad un rimando ad un profilo metrico, bensì ad un significato ben più ricercato di “poesia” in genere in contrapposizione all’altro genere letterario della prosa. Come pure l’aggettivo “vagabonde” non allude ad una accezione negativa, oramai entrata nell’immaginario collettivo, bensì a “errante” per luoghi presenti, del ricordo, ideali, per visioni di persone care, per sentimenti ed emozioni e circostanze fuori e dentro il proprio animo.

“Andate mie rime, libratevi in volo.

Andate figlie del mio silenzio e della mia pena.

Non vi trattengo figlie del sogno e delle stelle.”

(Libratevi, mie rime, pag. 92)

Rime che si fanno canto, come nel famoso brano musicale, A muso duro, del compianto cantautore italiano Pierangelo Bertoli (“Canterò le mie canzoni per la strada …”):

“Canterò quelle canzoni

che tra nebbie e mare

accompagnavano il cammino […]

Canterò le dolci promesse,

le favole fiorite,

le fole dei verdi anni,

la passione che infiamma e strazia […]”

(Canterò canzoni, pag. 116).

Canto che può diventare quasi una “filastrocca”, un gioco ove le parole si rincorrono con le ripetute sapienti allitterazioni:

“Vago, svagato,

svanisci svaporando

in vaporose cantiche

che giammai incanteran

l’incantevole mio canto.”

(Incantevole svagato, pag. 45).

E c’è sempre “il sogno”, che reca la scrittura:

“Non vi trattengo figlie

del sogno e delle stelle […]”

al di là della notte, ove le rime, la poesia reca

“tenerezze di cielo e

guizzi di luce”

(Libratevi, mie rime, ibidem)

anche “in giornate”, ove la “fede” appare forse svanire (“vedove”), quando “l’estate” della propria vita sembra “morire”, cedendo il passo all’autunno, all’inverno dovuti all’incedere inesorabile del tempo.

L’uso delle rime e delle assonanze e consonanze, nei versi della Giordano, è presente in modo pacato, insieme con le altre figure retoriche che impreziosiscono i bei versi (metafore, ossimori, anafore, enallagi …).

Dicevamo della cifra stilistica della “classicità” che emerge dalle poesie della scrittrice, e si colloca tra gli elementi (in questo caso formale) che caratterizzano la silloge in commento: ricercatezza dell’uso delle parole, mai banale, ma che testimonia nell’autrice e risveglia in noi che leggiamo un variegato e coinvolgente mondo interiore e di meravigliosi paesaggi

“Solo dopo la manomissione, possiamo usare le nostre parole per raccontare storie.”

Così scriveva Gianrico Carofiglio nel suo romanzo Ragionevoli dubbi (2006, Ed. Sellerio), uno degli splendidi episodi che vedono quale personaggio principale l’Avvocato Guido Guerrieri. Il libro, senza alcun nome di autore in copertina, edito dalle fantomatiche Edizioni dell’Orto Botanico, scorto dal protagonista, a Bari, nella immaginaria “Osteria del Caffellatte” (la libreria aperta dalle 10 di sera fino alle 6 della mattina), era La manomissione delle parole, con il sottotitolo Appunti per un seminario sulla scrittura.

Ma le suggestioni, le realtà immaginarie che lo scrittore crea (peraltro richieste dagli stessi lettori di Carofiglio, ritenendole vere!), a volte, diventano realtà e il libro (edito da Rizzoli nel 2010) è stato ora pubblicato in una aggiornata edizione La nuova manomissione delle parole (Feltrinelli, novembre 2021).

Ma “decifrare il presente”, condurre un’opera di “rottura e ricostruzione”, rispetto alle “nostre parole […] spesso prive di significato [, perché quelle parole noi] le abbiamo consumate, estenuate, svuotate con un uso eccessivo e soprattutto inconsapevole [, rendendole] bozzoli vuoti [, … cercare di] rigenerare le nostre parole [… di] restituire loro senso, consistenza, colore, suono, odore” (Introduzione a La manomissione delle parole, 2010), non dovrebbe essere compito di ogni scrittore e in particolare del poeta, che nei suoi versi tende (o dovrebbe tendere) a trasfigurare, interpretare, rende vera ogni parola, a partire dal suo animo in profonda empatia col mondo, le sue vicende, e grazie al quale noi riusciamo a vedere oltre e nel contempo leggere noi stessi, i nostri sentimenti, ferite, emozioni, e comprendere in profondità altrimenti inaccessibili?

Perché, è ancora Carofiglio che ce lo ricorda (ibidem):

“È necessario un lavoro da artigiani per restituire verginità, senso, dignità e vita alle parole. È necessario smontarle e controllare cosa non funziona, cosa si è rotto, cosa ha trasformato meccanismi delicati e vitali in materiali inerti. E dopo bisogna montarle di nuovo, per ripensarle, finalmente libere dalle convenzioni verbali e dai non significati.”

E tale abile e sapiente lavoro è sicuramente una significativa caratteristica della silloge della Giordano, che, accanto a costruzioni della frase proprie della lingua greca e latina, in alcuni casi utilizza anche invenzioni linguistiche, nel solco di una tradizione peculiare, lasciata in eredità da alcuni autori, quali ad esempio lo scrittore Luciano Ricci (rimando al riguardo all’illuminante scritto di Massimo Pamio, dedicato allo scrittore abruzzese: https://noubs.wordpress.com/2018/11/12/luciano-ricci-il-canto-e-il-cuore-della-valle-siciliana-di-massimo-pamio/ ).

Ritornano in questa raccolta temi cari alla poetessa Giordano, quali la natura, le figure umane, in particolare la donna e la figura materna, accanto a quella paterna, l’interrogarsi sulla vita, sul passato e la vecchiaia, con gli occhi del ricordo e dell’infanzia. Anche se si nota, rispetto le precedenti prove letterarie della scrittrice un costante venatura più triste e malinconica, uno stato che sembra senza speranza, ma l’amore, la fede, vengono in soccorso, trasfondendosi nella scrittura, nella poesia, linguaggio immortale.

Come accennato, un tema che emerge prepotentemente nella silloge (come in precedenti raccolte della poetessa) è quello della natura, con non meno di diciotto liriche ad essa dedicate, una natura che è “madre benigna”:

“Quanto dolce è questa terra

che ogni giorno

mi consuma il passo.”

che soccorre l’animo (“Benigna, mi sostiene”), pur essendo questa “madre” un “esile stelo”, scaturendone sensazioni ineffabili (“con carezze di cielo”) che non possono non essere espresse dalla scrittura

“in ore gravide

di parole.”

(Benigna mater, pag. 42);

in particolare il mare con le sue

“melodie di brezze

e fragranze d’onde”

“bellezza eterna”, che però l’uomo non sa preservare e devasta:

“[…] scafi

che insozzano l’onda

e soffocano palpiti

di vita negli abissi”

(Eterna bellezza, pag. 145).

La Giordano scrutae si interroga,dentro e fuori di sé (Labirinti, Nirvana, Dove sarò, Eterno divenire, Corrispondenze, Farandoliana …) sulla vita, affrontata in svariati aspetti nel percorso lungo il quale ci conduce la raccolta poetica, in almeno 34 tappe (Guado, Viandare, Canto di sirene, Stagioni a finire, Brucia il tempo, Probitas …)a partire dalla prima, con la quale si apre, con grande impatto emotivo e creando stupore e grande coinvolgimento, la silloge:

“E noi

troppo spesso

piega un male

assurdo che geme,

sospinto da oscuri

‘perché’

verso foci di buio.

Solo, ci resta

naufraghi

senza orizzonti,

il rubino trafitto

di un cuore,

il rubino trafitto

di un cuore,

nelle notti di tempesta.”

(Naufraghi senza orizzonti, pag. 19).

Ed ecco dunque affacciarsi il passato con le sue “immagini” e i suoi “brandelli di memorie”:

“Immagini diafane,

sbiadite dal tempo,

si succedono inafferrabili,

come fotogrammi in corsa.”

e pure se queste

“Si disperdono ad ogni refolo di vento”

poi si ricongiungono

“nella quiete di una notte di luna.”

potendo così riporre quel ci appare a “brandelli” in un proprio

“angolo segreto,

muto custode di ciò che per sempre

nasconderò alle stelle.”

(Immagini, pag. 133).

E incombe naturalmente, con il passare del tempo la vecchiaia (I vecchi) da cui si cerca di rifuggire (Giorni in fuga), nei ricordi dell’infanzia:

“Meravigliosa bambina

che in riva al mare

inseguivi silenzi”

(Meravigliosa bambina, pag. 40),

infanzia spesso, calpestata, uccisa:

“Sangue bambino

ristagna tra ali nere di polvere

sull’asfalto di quello che resta

della nobile città”

(Sangue bambino, pag. 101),

o violentata:

“Improvvisamente fu il mio sole

schiantato nell’abisso gelido

dell’intimità oltraggiata.”

(Perché ha rubato la mia bambola? pag. 157).

Ma “i sogni di un bambino”

“sfioccano luce nell’oscurità.

Ha vertigini la stella

che stupisce nel suo cielo.”

(Sogni di bimbo,pag. 158).

Emerge a più riprese (Il fazzoletto di mia madre, Di te, Pianto di madre) la figura materna, con grande delicatezza:

“Nel fazzoletto ricamato da mia madre

ho scoperto l’amore controluce:

quello che portava

dentro il cuore e non diceva.”

(Il fazzoletto di mia madre,pag. 25).

Madre che è donna alla quale va la nostra dedica, che assurge ad inno (Per te donna), donna, purtroppo, così spesso ancora oggi oltraggiata e abusata (Preghiera di una rosa).

Ma accanto alla dolce figura materna, non può mancare il padre, ora lontano (8 luglio 2013), i suoi consigli e le sue preoccupazioni per il futuro dei figli:

“Caro papà, avevi tu ragione

guardavi alla tua figlia con preoccupazione

al suo incamminarsi per difficili sentieri,

quella maledetta ostinazione,

per lei quanti pensieri.”

(Caro papà,pag. 98).

Ma i vari aspetti e temi affrontati in questo viaggio che è anche il nostro, lo sguardo talora affranto, disincantato, non è, alla fine, mai disperato.

L’amore sovente protagonista dell’animo dei poeti non poteva mancare (cui vengono dedicate, anche talora nel titolo, almeno 12 liriche) a contrastare “il fato di dolore” fato d’amore torna

“dio dei sogni

della novella sera.”

(Fato d’amore,pag. 20),

“dio dei sogni” che già era stato evidenziato in precedenti raccolte (v. la mia Prefazione intitolata in riferimento alla lirica Davanti al tuo dio nella precedente raccolta poetica Orizzonti diVersi).

Forse a volte “chimera” (come nell’omonima poesia a pag. 21) resta sempre

“intriso di matasse

di giorni fucinati

dall’ardore della passione.”

in particolare l’amore “nuziale”:

“vissuto tra meteore

di emozioni nel talamo

di giorni ebbri di luce.”

(Resta l’amore,pag. 22),

perché non si può “smettere di amare”, nonostante le volte che può averci lasciato:

“Come perduto ti sento

mio desolato amore,

ora che hai tradito in me

ogni attesa nel sonno

dorato di un sogno”

(Perduto amore,pag. 34).

Ma anche la preghiera e la fede si stagliano lungo il cammino spirituale della Giordano (Preghiera, Fede) a sorreggere nei momenti di sconforto, di disillusione, nel silenzio del proprio cuore che traccia allo sguardo “silenziose lontananze” (pag. 31) con la sua “voce” che

“infrange ancora il buio […]

Nascosta tra le pieghe

di un ricordo […]

impronta

nel tempo senza tempo.”

(Nel silenzio,pag. 43).

In questo “silenzio”, in questa “vita”, così intensamente vissuta e intrisa “d’amore, la parola, con le sue rime vagabonde, illumina e rischiara la notte: è la poesia che “infiora”

“di diamanti

negli azzurri incanti

di cieli aperti sull’infinito,

discendi in fulgore di gioia

a chi le braccia tende al tuo lucore.”

poesia “essenza di vita”, che coglie “i colori dai fiori del prato”, poesia, e trasforma

“in ebbrezza il rimpianto,

il duolo in amore,

in rugiada le stille di pianto.”

(Poesia,pag. 30).

E in questo impeto, dedicato alla musa poetica, espressi in chiaro in almeno undici momenti (Poesia, Frammenti, Quando tutto ormai, Divina poesia, Sinfonie diverse, Parole, Poeta, Dolce vagolar di rime, E quando, Al di là della poesia, Visibile universo) anche la nostra vita viene rischiarata, al di là della possibile tristezza del tempo e delle vicende passate, esprimendosi proprio nella poesia con un ritorno dunque all’aspetto evidenziato in precedenza delle rime in un discorso circolare.

Un ultimo suggestivo approccio al multiforme e coinvolgente mondo poetico della Giordano può essere offerto proprio dagli otto bellissimi disegni della brava Stefania Rossi, che illustrano anche a livello pittorico cercando di catturare le fulgide immagini presenti nella raccolta poetica. La Rossi con i suoi dipinti scandisce l’inizio della silloge Rime Vagabonde e la sua “fine”, o meglio il suo ultimo componimento.

Ed ecco dunque la prima lirica della raccolta, Naufraghi senza orizzonti, poesia emblematica e, in qualche modo, rappresentativa di una parte dello spirito complessivo che anima la silloge, di cui la Russo rappresenta i magici versi della seconda strofa:

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Ma c’è sempre una speranza nel cuore di ognuno in “quell’isola incantata” (C’è un’isola incantata è infatti il titolo dell’ultima lirica della raccolta):

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E le altre sei poesie scelte dalla Russo per la sua rappresentazione pittorica, Chimera, Divina Poesia, Nirvana, Non smetterò d’amare, Bellezza infinita, Ritrovarsi, con tinte tenui e delicate colgono abilmente varie sfaccettature dell’universo poetico della Giordano:

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Alla fine di queste brevi considerazioni, con accenni a versi colti solo in parte dalle varie liriche per non svelarle per intero al lettore, come ogni buon mistero che si rispetti, lasciamo ad ognuno la propria personale scoperta di questa bellissima silloge, i cui versi continuano a risuonare in profondità anche dopo l’ultima pagina della raccolta, come c’insegna la splendida raccolta di aforismi sul libro, sulla lettura e il lettore, A libro chiuso di Leonardo Bonetti (Roma, Sigismundus, 12 marzo 2012).

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24 Luglio 2022