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Filippine, attacco armato a un resort: oltre 30 morti

cms_6398/manila_casino_afp.jpgPaura a Manila, nelle Filippine. Un uomo è entrato armato in un resort causando il panico tra la gente. Sarebbero almeno 36 le persone trovate morte nel tentativo di fuggire. Secondo quanto riportato da diversi media, le vittime sarebbero rimaste soffocate dal fumo sprigionatosi dopo che l’attentatore ha dato fuoco ai tavoli del casino. L’attacco ha fatto credere a una nuova strage del terrorismo islamico, peraltro prontamente rivendicata dall’Isis. Questo prima che la polizia, basandosi sulle immagini delle telecamere di sicurezza, ha fatto capire che si tratta con ogni probabilità dell’azione di un solitario, probabilmente un rapinatore. L’uomo è stato trovato senza vita poche ore dopo con la sua pistola accanto.

Infanzia rubata a 700 milioni di minori nel mondo

cms_6398/siria_bambini_afp.jpgUn esercito di bambini derubati della propria infanzia. Nel mondo sono 700 milioni i minori, ben uno su quattro, ai quali è negato il diritto ad essere bambino o la cui vita è costantemente minacciata, con il Niger Paese peggiore al mondo dove essere bambini e la Norvegia il migliore, seguita da Slovenia e Finlandia, mentre l’Italia si posiziona al nono posto in classifica, meglio di Germania e Belgio. E’ quanto emerge dal primo Indice globale sull’infanzia negata nel mondo, contenuto nel nuovo rapporto ’Infanzia rubata’ di Save the Children, presentato oggi in occasione della Giornata Internazionale dei bambini.

La ’fotografia’ scattata dal dossier, che prende in considerazione 172 Paesi al mondo, è impietosa: 263 milioni di minori nel mondo, 1 su 6, non vanno a scuola, mentre 168 milioni, più di tutti i bambini che vivono in Europa, sono coinvolti in varie forme di lavoro minorile, tra cui lavori pericolosi o pesanti che mettono gravemente a rischio la loro incolumità fisica e psicologica. Sei milioni di bambini muoiono ogni anno per cause facilmente prevenibili, come polmonite, diarrea e malaria, prima di aver compiuto i 5 anni, mentre sono 156 milioni i bambini con meno di 5 anni colpiti da forme di malnutrizione acuta che ne compromettono seriamente la crescita.

Circa 28 milioni di bambini, 1 su 80, sottolinea ancora il rapporto, sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni per fuggire da guerre e persecuzioni. Nel solo 2015 sono stati assassinati nel mondo più di 75.000 bambini e ragazzi di meno di 20 anni di età, più di 200 al giorno. Sono 15 milioni, inoltre, le ragazze che ogni anno si sposano prima dei 18 anni, spesso con uomini molto più grandi di loro. Quattro milioni di loro si sposano prima di aver compiuto 15 anni, una ogni 7 secondi, con impatti devastanti sulla loro salute e sulle loro opportunità future. Ogni 2 secondi una ragazza con meno di 19 anni partorisce nel mondo, per un totale annuo di 17 milioni.

Nella ’lista nera’ dei Paesi dove i bambini sono maggiormente minacciati ed esposti a rischi per la loro vita e il loro sviluppo al primo posto c’è il Niger, seguito da Angola, Mali, Repubblica Centrafricana e Somalia. Norvegia, Slovenia e Finlandia si rivelano invece i Paesi dove l’infanzia incontra le condizioni più favorevoli, con l’Italia al nono posto in classifica, meglio di Germania e Belgio (al decimo posto a pari merito con Cipro e Corea del Sud), ma dietro anche a Olanda, Svezia, Portogallo, Irlanda e Islanda.

“È inaccettabile che nel 2017 milioni di bambini in tutto il mondo continuino ad essere privati della propria infanzia e del loro diritto di essere al sicuro, di crescere, imparare e giocare. Dobbiamo e possiamo fare di più per garantire un futuro migliore, fino all’ultimo bambino”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.

“Anche se la maggior parte dei Paesi in cui è molto complicato essere bambini sono in Africa centrale e occidentale non possiamo non tener conto dei progressi e dei segnali di speranza che si sono registrati negli ultimi anni. Dal 1990, per esempio, in questa regione del continente africano le morti dei bambini sotto i cinque anni si sono dimezzate: un risultato che dimostra l’importanza di continuare a investire sulla salute e sul benessere dei minori. Nel 2015, i leader mondiali si sono impegnati a garantire a tutti i bambini, entro il 2030, il diritto alla salute, alla protezione e all’educazione, a prescindere da chi sono e dove vivono. Si tratta indubbiamente di un obiettivo molto ambizioso – prosegue Neri – ma che deve essere raggiunto e i governi dovranno impegnarsi per assicurare a tutti i bambini l’infanzia che meritano”.

Clima, cosa cambia con il no degli Usa

cms_6398/climate_change_ftlia.jpgTrump tira dritto e dice no. Dopo averlo promesso in campagna elettorale e averlo ribadito più volte negli ultimi giorni, il presidente americano Donald Trump sembra deciso a ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Un accordo globale siglato da 195 paesi alla conferenza di Parigi (COP21) del dicembre 2015 dopo 13 giorni di negoziati ed entrato in vigore il 4 novembre 2016. Quella che venne definita una “svolta storica” mira a rafforzare la risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici, “in un contesto di sviluppo sostenibile e di sforzi per sradicare la povertà”. Nello specifico, l’accordo prevede di mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine e di perseguire gli sforzi nel limitare l’aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici. Tramite l’intesa di Parigi i governi hanno inoltre concordato di “riunirsi ogni cinque anni per stabilire obiettivi più ambiziosi in base alle conoscenze scientifiche” e di “rafforzare la capacità delle società di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici”. Cosa accade ora se Trump ufficializza il no? I rischi sono soprattutto due: innanzitutto le temperature del pianeta aumenteranno più in fretta e saranno destinate a superare velocemente la soglia dei 2 gradi con tutte le conseguenze che questo comporta. Washington si era infatti impegnata a ridurre le emissioni del 28% entro il 2025. Inoltre, l’uscita degli Usa dall’accordo potrebbe mettere a rischio anche la partecipazione di altri paesi

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2 Giugno 2017