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FILOSOFIA, PEDAGOGIA, SCIENZA

La tradizione umanistica e la “Teoria della complessità”.

Implicazioni educative

Vorrei che i docenti universitari formassero un sistema unico di tutte le discipline, in modo che si uniformassero le dottrine, che possono essere insegnate ufficialmente nell’istruzione pubblica (G.B. Vico, De Ratione).

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Nell’unità umanistica del “sapere” di G.B. Vico, espressa in “De nostri tempori studiorum ratione”, (in, Opere, 1990), Vico sostiene un concetto organico e unitario di educazione e invita i giovani ad apprendere tutte le arti e le scienze “con giudizio integrale”, cioè evitando fratture e divisioni tra le varie discipline, attraverso uno sviluppo graduale che consenta uno studio progressivo e coerente, secondo un metodo critico. Questi stessi concetti si trovano in Morin, poiché non si tratta di sopprimere le discipline, ma di coordinarle e integrarle.

Il metodo critico a cui si riferisce Vico è lo stesso adottato da Cartesio, utile per indagare le verità logicamente e razionalmente evidenti, ma del tutto insufficiente per spiegare quell’ampia sfera del probabile, o, per dirlo con Morin, dell’incerto, del dubbio e, dal punto di vista di Vico e Morin, del buon senso e delle sfere della fantasia e dell’immaginazione. In “De ratione” così afferma Vico: “In questo modo i giovani potranno essere precisi nella scienza, vigili nella condotta pratica della vita, ricchi di eloquenza, fantasiosi nella poesia e nella pittura, ferventi nella memoria per la giurisprudenza”. Nella stessa linea di pensiero, Morin afferma: “Dobbiamo imparare a unire le discipline, il che implica un’educazione mentale e una struttura di pensiero in grado di affrontare la complessità, complessità che può essere essa stessa oggetto di insegnamento”. (E. Morin, A.B. Kern, 1995)

“Vorrei – dice Vico – che i docenti universitari formassero un sistema unico di tutte le discipline, in modo che si raggiungesse un’uniformità delle dottrine, che possono essere insegnate ufficialmente nella pubblica istruzione” (De Ratione). Ma cos’è, in Vico, questa uniformità di discipline, questo approccio unitario, qual è l’unità metodologica? Il modello proposto è quello della retorica, capace di coinvolgere tutte le facoltà umane, che supera la separazione cartesiana tra sensibilità e intelletto, tra “linguaggio” e “cuore”, come dice Vico.

La retorica deve essere vista come il luogo del dialogo tra i diversi aspetti della conoscenza e si differenzia dalla moderna teoria della conoscenza, che ha avuto origine da Cartesio. Non sarebbe quindi illegittimo parlare di affinità nel pensiero di Vico, di Kant e dello stesso P. Ricoeur, quando, in ‘La Métaphore vive’ (P. Ricoeur, 1975), sottolinea che la metafora, come in Vico, non serve solo per la retorica, ma assume anche un ruolo primario nel chiarire la condizione umana del pensiero.

cms_22096/2.jpgIl ruolo della metafora nella sua centralità speculativa è assegnato da Morin alla complessità del pensiero, nel tentativo di spiegare l’assenza di comprensione a livello individuale, quando, al punto sei della sua “Sette saperi necessari per l’educazione del Futuro “(UNESCO, giugno 2000) indica, contro il vuoto di comprensione,” la necessità primaria di insegnare e spiegare quali sono i mezzi per controllare e integrare dentro di noi i processi di comprensione”.

Se lo spirito dell’età moderna deriva dal metodo critico di Cartesio, che consiste nell’attribuire alle cose, cioè ai fenomeni, alle idee e alle istituzioni, un valore solo sulla base di un fondamento oggettivo e controllato, tuttavia, quando si va dalla certezza del metodo cartesiano al “malessere” del nostro tempo, ci sentiamo più vicini a Vico e all’altro pensatore che il nostro tempo sembra aver dimenticato, Comenius, che ha aperto la speranza alla nostra creaturalità e al bisogno-nostalgia di globalità.

Il principio comeniano di insegnare OMNIA, OMNES, OMNINO, come educazione estesa a tutti e per tutta la durata della vita – l’attuale educazione permanente – partendo dalla fraternità tra esseri umani, indica l’educazione e l’istruzione come diritto concreto e reale, fondato sull’identità culturale individuale e i valori umani universali.

cms_22096/3.gifIn Comenio si riscontra quell’integrazione della condizione umana, che Morin denuncia nel terzo punto dei suoi “Sette saperi necessari per l’educazione del futuro” (UNESCO, giugno 2000, op. Cit.), nel grande vuoto di significato dell’essere umano e nella necessità di mobilitare tutte le scienze, compresa la cosmologia, poiché ci troviamo su un piccolo pianeta dell’universo ed è per questo che dobbiamo situarci nell’universo. “Essere umano – afferma – significa essere un individuo che fa parte di una società e di una specie”.

La situazione umana e storica di Comenio, inserita “tra patria e mondo”, può essere interpretata in senso ermeneutico e storico, là dove sostiene un approccio cosmopolita, che consente di superare l’identità – individuale, culturale, nazionale, continentale – e la tensione tra culture a livello planetario, che sembra essere il motto del nostro difficile tempo.

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Dove trovare “la forza del nuovo umanesimo” auspicato da Morin, se non in una riforma educativa che, nella consapevolezza che stiamo percorrendo una strada incerta, come lo è il futuro del pianeta, ci spinga verso un cosmopolitismo che ha le sue radici sulla terra e ci impone il dialogo tra le culture, in un’ottica di pace e di un’etica fondata sui valori fondamentali della specie umana?

Oggi, il tentativo di risolvere i problemi che nascono dall’incontro-disaccordo delle culture, impone di pensare in termini di globalità, poiché non possono esserci giustizia e pace sociale e l’armonia dell’uomo con se stesso, se pochi hanno e molti, troppi non hanno. La globalità dell’educazione voluta da Comenio ha trovato altre risposte. La sua concezione dell’uomo risiede infatti nella pluralità delle sue dimensioni – pensare, parlare, agire – e nei suoi rapporti – l’uomo con se stesso, con le cose, con gli uomini, con l’universo, con Dio.

cms_22096/5.jpg Nella concezione di Vico, superando i limiti del suo tempo, si esprime un ideale umano di sintesi tra ideali morali e pratici, nell’idea di condizione umana e nell’educazione di Morin – nella lotta alla falsa razionalità, consapevolezza della crisi come capacità di pensarla e razionalizzarla, il metodo diventa strategia e trasfigurazione, in un pensiero critico che negozia con l’incertezza, nella consapevolezza della necessità di cambiamento. In questo percorso di ricerca l’uomo attraversa l’esperienza della pluralità e della multiculturalità e diventa viaggiatore su un percorso senza mete precise e senza una direzione fissa, in una soggettività “capace di apprendere, inventare e creare ‘in’ e ‘durante’ il cammino”. (E. Morin, E.R. Ciurana, R.D. Motta, 2002).

Contro l’”anima chiusa”, rappresentata dalla dominazione, dalla forza, da tutti i colonialismi e le dittature, Vico e Comenio aprono la strada alla nascita di un nuovo atteggiamento spirituale, lo stesso che Morin configura, in Terra -Patria, nella possibilità di potersi sentire uniti al destino umano e alla comunità del destino planetario, aprendosi, al di là dell’immensa crudeltà del mondo, con Bloch, al “coraggio della speranza”.

Implicazioni interdisciplinari

L’interdisciplinarità è soprattutto uno stato mentale che richiede da ogni persona un atteggiamento al tempo stesso di umiltà, di apertura, di curiosità, di disponibilità al dialogo e infine, un atteggiamento per l’assimilazione e la sintesi. (Asa Briggs e Guy Michaud)

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Nella cultura contemporanea ha prevalso l’imperio del frammento, cioè una visione frammentaria e riduzionista della realtà, espressa, citando Morin, dalla crescita esponenziale di saperi separati, perdendo, come conseguenza del processo di specializzazione, l’unità della conoscenza e le relazioni e le connessioni dei saperi, che richiedono, al contrario, in un rinnovato modello di insegnamento-apprendimento, una trattazione integrativa della conoscenza che porti ad un approccio globalizzante e interdisciplinare.

Sebbene non si possa negare che la frammentazione dei campi della conoscenza ha permesso l’avanzamento della conoscenza, portando alla specializzazione e al lungo processo di divisione e suddivisione della conoscenza, nella crescente preoccupazione di superare la frammentazione della conoscenza, l’interdisciplinarietà, come modo di affrontare la realtà. sia nel senso etico del termine che come atteggiamento intellettuale, risponde a queste domande e assume molteplici forme. L’interdisciplinarità non si esprime solo come atteggiamento esistenziale, ma necessita di uno schema metodologico-operativo, affinché sia ​​possibile indicare un percorso o una proposta per la realizzazione dell’interdisciplinarietà come pratica educativa, basata sulla matematica e sulla logica della complessità.

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Nella compartimentalizzazione delle discipline, in quella che Ortega y Gasset chiama “la barbarie della specializzazione”, si è perso l’imperativo che porta alla comprensione dei processi globali, ostacolati dalla specializzazione dei saperi, data la complessità del reale, suddiviso arbitrariamente in discipline, che non tengono conto del complesso tessuto dei fenomeni e, con Morin, del fatto che i problemi sostanziali e importanti sono sempre problemi globali. (E. Morin, 1988).

Tuttavia, la complessità non può essere interpretata in modo semplice: non esiste un paradigma di semplificazione, ma piuttosto “Il problema della complessità deve essere posto correlativamente sia nel quadro gnoseologico (il pensiero della realtà) che nel quadro ontologico (la natura della realtà)”. (ibid).

La logica e il paradigma della complessità ci consentono di assumere l’ambivalenza, l’ambiguità, l’incertezza e il dubbio che sono nella natura stessa dei fenomeni sociali e nel tessuto stesso dell’esistenza, allo stesso modo di quanto formulato da Guilford sul versante della psicologia in relazione alla creatività, dove si distingue il pensiero convergente – che potrebbe coincidere con il paradigma della semplificazione – dal pensiero divergente – che coincide con il paradigma della complessità – che permette di concepire e pensare la diversità e la multidimensionalità di tutta la realtà antropo-psico-sociale. (G. Bianco, La creatività e le sue implicazioni, 1974).

Come afferma Marcel Proust: “Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma dotarsi di un nuovo sguardo”. (E.Morin, 1994).

Bibliografia

cms_22096/8.jpgEdgar Morin, L’homme et la mort, Editions du Seuil, Paris, 1970 ; Edgar Morin, Le paradigme perdu: la nature humaine, Editions du Seuil, Paris, 1973 ; E. Morin, Anne Brigitte Kern, La reforma del pensamiento, in, Tierra-Patria, Ed. Kairós, Barcelona, 1975; Edgar Morin, Para salir del siglo XX, Kairos, Barcelona, 1981; E. Morin, El método. El conocimiento del conocimiento, Catedra, Madrid, 1988; Edgar Morin, Sobre la interdisciplinariedad, Boletin N. 2, Centre International de Recherches et Etudes Transdisciplinaires (CIRET), Paris, 1994 ; E. Morin, Anne Brigitte Kern, La reforma del pensamiento, in, Tierra-Patria, Ed. Kairós, Barcelona, 1995; Edgar Morin, Mis demonios, Kairos, Barcelona, 1995; Edgar Morin, Tierra-Patria, Kairos, Barcelona, 1995; E. Morin, Los siete saberes necesarios para la educación del futuro, proyecto interdisciplinario “Educación para un futuro sostenible”, UNESCO, junio de 2000; E.Morin, E.R. Ciurana, R.D. Motta, Educar en la era planetaria, UNESCO, Universidad de Vallodolid, 2002.

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G. Bianco, La creatività e le sue implicazioni, Tesi di laurea – Facoltà di psicologia, Università degli studi di Urbino, 1974.

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Edgar Morin e la teoria della complessità (Prima Parte)

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Data:

4 Giugno 2021