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Fioramonti si dimette: “Da governo serviva più coraggio”

Fioramonti si dimette: “Da governo serviva più coraggio”

“La verità, però, è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella ’’linea di galleggiamento’’ finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi”. A scriverlo su Facebook è il ministro dimissionario dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti. “Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica”, sottolinea.

“Le dimissioni sono una scelta individuale, eppure vorrei che, sgomberato il campo dalla mia persona, non si perdesse l’occasione per riflettere sull’importanza della funzione che riconsegno nelle mani del Governo. Un Governo che può fare ancora molto e bene per il Paese se riuscirà a trovare il coraggio di cui abbiamo bisogno”, continua Fioramonti spiegando che “la sera del 23 dicembre, ho inviato al Presidente del Consiglio la lettera formale con cui rassegno le dimissioni da Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Mi sono ovviamente messo a completa disposizione per garantire una transizione efficace al vertice del Ministero, nei tempi opportuni per assicurare continuità operativa”.

“Per rispetto istituzionale, avevo deciso di attendere qualche altro giorno prima di rendere pubblica la decisione, ma visto che ormai la notizia è stata filtrata ai media, mi sembra giusto parlare in prima persona”, sottolinea aggiungendo: “Prima di prendere questa decisione, ho atteso il voto definitivo sulla Legge di Bilancio, in modo da non porre tale carico sulle spalle del Parlamento in un momento così delicato. Le ragioni sono da tempo e a tutti ben note: ho accettato il mio incarico con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza. Mi sono impegnato per rimettere l’istruzione – fondamentale per la sopravvivenza e per il futuro di ogni società – al centro del dibattito pubblico, sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse, fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l’università pubblica”.

“Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, – sottolinea Fioramonti – un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo)”. “L’economia del XXI secolo si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall’altra parte. Nessun Paese può più permetterselo – afferma ancora – La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un’emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana”.

“Alcuni mi hanno criticato per non aver rimesso il mio mandato prima, visto che le risorse era improbabile che si trovassero. Ma io ho sempre chiarito che avrei lottato per ogni euro in più fino all’ultimo, tirando le somme solo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Ora forse mi criticheranno perché, in coerenza con quanto promesso, ho avuto l’ardire di mantenere la parola – scrive ancora Fioramonti – Il tema non è mai stato ’accontentare’ le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo diventare, perché è nella scuola, su questo non vi è alcun dubbio, che si crea quello che saremo”. In ogni caso “il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà – ancora più forte – come parlamentare della Repubblica Italiana”.

E “alle ragazze ed ai ragazzi che fanno vivere la scuola e l’università italiana chiedo di non dimenticare mai l’importanza dei luoghi che attraversano per formarsi, senza arrendersi alla politica del ’non si può fare’”, scrive ancora nel suo lungo post Fioramonti che aggiunge: “Come diceva Gianni Rodari, dobbiamo imparare a fare le cose difficili. Perché a volte bisogna fare un passo indietro per farne due in avanti”. “Alle persone con cui ho lavorato, dentro e fuori dal Ministero, dalla viceministra e sottosegretari ai tanti docenti, sindacati, imprese e fino all’ultimo dei dipendenti, va tutto il mio ringraziamento per avermi accompagnato in questo percorso”, aggiunge il ministro dimissionario.

Governo, Nicola Morra successore di Fioramonti?

Dopo le dimissioni da ministro dell’Istruzione di Lorenzo Fioramonti, il nome di Nicola Morra torna a circolare come suo possibile successore al dicastero di Viale Trastevere. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti vicine al presidente del Commissione parlamentare Antimafia, Morra al momento non ha avuto contatti con il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Ciò che è certo il lavoro in Antimafia, ritenuto strategico, va avanti e Morra ritiene importante continuare l’impegno svolto finora che ha portato a svolte, come ad esempio la desecretazione di atti importanti della stessa Antimafia.

Proprio alla vigilia di Natale è stato reso pubblico l’ennesimo documento con la pubblicazione del resoconto di un’audizione che il giudice Giovanni Falcone rese davanti alla stessa Antimafia nel 1988.

Queste per Morra sono ore di riflessione. Non è la prima volta che il nome del senatore pentastellato, ex professore di filosofia, viene dato in corsa per lo scranno più alto del ministero dell’Istruzione: il nome di Morra era nella rosa dei nomi possibili quando fu formato il governo giallorosso, poi la nomina ricadde su Fioramonti.

Prescrizione, venerdì il Pd presenta proposta di legge

Venerdì, alle ore 11.30, il Partito democratico presenta la proposta di legge in materia di prescrizione con una conferenza stampa che si terrà presso la sede nazionale del partito in via Sant’Andrea delle Fratte.

Elezioni Calabria, l’appello di Berlusconi ai fratelli Occhiuto

Silvio Berlusconi scrive a Mario e Roberto Occhiuto, il primo sindaco di Cosenza, il secondo parlamentare di Forza Italia, per chiedere loro di non correre da soli e sostenere la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Calabria Jole Santelli alle elezioni del 26 gennaio.

“E’ troppo importante imprimere una svolta, cambiare il futuro di una Regione costretta all’immobilismo da anni di cattiva gestione che hanno trasformato una terra splendida, con una popolazione straordinaria, in una delle zone più profondamente disagiate del nostro Paese – scrive Berlusconi – Solo il centro-destra unito può determinare questa svolta. Per questo mi auguro, anzi conoscendo il Vostro amore disinteressato per la Calabria mi permetto di dire che sono certo, che pur nella comprensibile amarezza personale vorrete continuare il Vostro percorso con noi, rinunciando a scelte che avvantaggerebbero solo i nostri avversari”.

“Per la Calabria abbiamo individuato un ottimo candidato presidente e intorno a lei vogliamo costruire una squadra di grande livello”, scrive il leader di Forza Italia riferendosi a Santelli nella missiva inviata a Mario e Roberto Occhiuto, il primo intenzionato a correre da solo al voto del 26 gennaio.

“Stiamo valutando l’appello di Berlusconi”, ha detto all’Adnkronos Mario Occhiuto in merito all’appello del leader di Forza Italia.

Elezioni Calabria, Oliverio a Zingaretti: “Faccio passo indietro”

“Pur ritenendo di avere tutte le ragioni del mondo, non faccio dividere il bambino a metà. Di altri sono e saranno le responsabilità. La Storia si incaricherà di fare giustizia di tutto, presto o tardi. Io faccio un passo indietro per non consentire che venga distrutto e dilaniato un patrimonio che è la mia storia politica”. Lo scrive, citando il biblico re Salomone, in una lettera aperta al segretario del Pd, Nicola Zingaretti, il governatore della Calabria Mario Oliverio annunciando il ritiro della sua candidatura a presidente.

Zingaretti aveva rivolto proprio a Oliverio un appello a fare prevalere le ragioni dell’unità. Il segretario del Pd aveva invitato il presidente uscente a “sostenere questo percorso di cambiamento e rinnovamento” messo in campo con la candidatura di Pippo Callipo “anche al fine di non disperdere il lavoro svolto in questi anni”.

“Ti riconfermo che è stato un errore politico grave e serio non aver voluto ricercare una soluzione che potesse rappresentare al meglio il fronte democratico nell’imminente campagna elettorale per le regionali, una soluzione di autentico rinnovamento, come fino all’ultimo ho sollecitato”, scrive Oliverio nella sua lunga lettera aperta a Zingaretti. “Altrettanto grave e miope -aggiunge- è stata la gestione burocratica e irrispettosa dell’intera vicenda e l’ostinazione ad impedire, in questi mesi, una soluzione partecipata ed aperta alle forze del centrosinistra, ai movimenti civici, agli iscritti e agli elettori democratici calabresi”.

“Gli stessi che in tutte le occasioni, come le elezioni primarie che ci hanno visto in modo disinteressato a tuo attivo sostegno, hanno dimostrato generosità e voglia di decidere nell’interesse generale. Ad una grande forza democratica come il Pd -conclude- non giovano egoismi correntizi e meschini veti ’non detti’, ma una visione alta, in Calabria come per il resto del Paese. La mia, la nostra storia non finisce qui. Buon Natale Mario Oliverio”.

“Grazie ad Oliverio per il suo gesto importante e significativo che aiuterà sicuramente a vincere un appuntamento elettorale molto importante. Sono e rimango convinto che il percorso delineato e seguito con tenacia in questi mesi sia quello giusto”, commenta in una nota Zingaretti. “Costruire una coalizione ampia all’insegna del rinnovamento, per dare un futuro positivo e di rilancio ad un terra bellissima come la Calabria. Ora tutti uniti con Callipo – sottolinea – per battere una destra populista che evoca solo paure ma non dà mai risposte”.

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27 Dicembre 2019