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Foggia, genitore aggredisce vicepreside

Sabato scorso, il genitore di un alunno della scuola secondaria “Leonardo Murialdo” di Foggia ha assalito il vicepreside Pasquale Diana, dopo che quest’ultimo aveva rimproverato suo figlio il giorno prima. Il docente è rimasto vittima di una pioggia di pugni al volto e all’addome, che hanno determinato una prognosi di 30 giorni.

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Tutto è accaduto nell’orario d’ingresso scolastico, in cui il genitore non ha richiesto alcun colloquio e si è scagliato contro il vicepreside. Gli altri insegnanti non sono riusciti a fermare la furia dell’aggressore e l’uomo non ha reagito in alcun modo ai pugni che gli venivano inferti alla testa e all’addome.

Il giorno prima il vicepreside aveva richiamato l’alunno di 11 anni perché spingeva e rischiava di far cadere le compagne in fila davanti a lui. L’alunno è stato poi allontanato dalla fila: questo, in particolare, avrebbe scatenato la rabbia del padre, a cui il figlio aveva persino raccontato di esser stato picchiato dal vicepreside.

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Anche la preside Ida Lasalandra ha parlato di una cruenta aggressione: “Il docente è stato colto alla sprovvista. Ha sentito voci concitate nel corridoio, ha aperto la porta dell’aula dove stava facendo lezione e ha visto nel corridoio un uomo che con prepotenza aveva eluso chi lo stava fermando ed era addetto al controllo degli ingressi. – ha raccontato la dirigente – Quest’uomo ha raggiunto il vicepreside e lo ha colpito subito al viso, il docente è caduto per terra ed è stato colpito con calci allo stomaco. Il docente non ha reagito anche perché c’era la porta dell’aula aperta e non voleva spaventare gli alunni”.

La notizia, diffusa prima dai giornali locali, ha acquisito poi risalto nazionale. Su questo spiacevole episodio è stata sottolineata dalla preside stessa la mancanza di dialogo tra il genitore e l’insegnante, che sicuramente avrebbe potuto evitare quanto accaduto.

Non è stato richiesto alcun colloquio, né c’è stata possibilità di dialogo con il genitore, il quale, – chiarisce in una nota l’istituto scolastico – senza chiedere spiegazioni di sorta, come riportato nelle numerose testimonianze depositate in Questura, si è avventato sul professore. A nulla è valso l’intervento dei collaboratori scolastici e dei docenti presenti, che, data la rapidità con cui si è mosso il genitore, non sono riusciti ad evitare l’aggressione”.

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L’episodio ha scosso l’intera comunità scolastica, dal personale dell’istituto fino ai genitori degli altri alunni. Pare che i docenti, nonostante l’assenza di lezioni dovuta alle festività di Carnevale, si siano riuniti nei locali dell’istituto per discutere in merito ai fatti di lunedì. I genitori delle scolaresche hanno invece affidato i loro pensieri a una missiva, diffusa da diversi quotidiani. “E’ possibile che un docente non possa fare un rimprovero verbale ad un alunno senza rischiare di finire in ospedale? Dov’è finito il ruolo educativo proprio della scuola se non può neanche far rispettare le regole che sono alla base del buon vivere civile? Dov’è finita la collaborazione e il bel rapporto educativo e didattico che prima esisteva tra genitori e scuola? E’ mai possibile che un docente non si possa sentire più al sicuro nel suo posto di lavoro? Che esempio è stato questo genitore per il proprio figlio e per tutti gli altri alunni? Che insegnamento ha trasmesso? Che con la violenza si ottiene tutto?”: questi gli interrogativi che, con grande umiltà, le mamme e i papà hanno messo nero su bianco in un’attenta riflessione. Una riflessione che attanaglia oggi l’Italia intera, colpevole forse di aver puntato il dito sempre e solo verso i più giovani, senza considerare il ruolo delle famiglie che fanno da sfondo alle esistenze dei teenager.

Data:

13 Febbraio 2018