La seconda edizione di Napoli città libro o Salone del libro e dell’editoria, tenutasi dal 4 al 7 aprile a Castel Sant’Elmo, ha portato una ventata di freschezza nella città partenopea e soprattutto ha proposto molti spunti interessanti sui libri e sul mondo dell’editoria in generale. Infatti, anche in questa edizione erano presenti tante case editrici grandi, medie, piccole o neonate.
La città di Napoli, tra le parole di molti suoi autori e nell’organizzazione di questo evento, ha iniziato ad acquisire una propria identità editoriale, proponendo forse la fiera più importante del Sud Italia, dato che la maggior parte degli eventi simili si svolgono tutti a Nord, escludendo la fiera Più libri più liberi di Roma.
Per Napoli e i napoletani questa è stata una ghiotta opportunità per avvicinare ancora di più i libri alle persone. Infatti, tutti gli addetti ai lavori hanno avvertito sensazione positive riguardo questa fiera. Tante presentazioni, convegni ed eventi hanno messo al centro una realtà partenopea che vuole crescere e che sta facendo passi da gigante in ambito editoriale.
Questa prima riflessione si accompagna ad altre emerse dal confronto tra molti editori e autori presenti in fiera. Una parola chiave con cui si può riassumere l’evento è qualità: gli addetti ai lavori hanno proposto linee editoriali improntate proprio su una maggior qualità dei prodotti da pubblicare.
In Italia viviamo una situazione editoriale di crisi. Pullulano le pubblicazioni, ma spesso a farla da padrone è una quantità che non sempre è sinonimo di qualità. Non è una frase di fatto quando si dice che nel nostro Paese ci sono più scrittori che lettori. Il Salone del libro di Napoli ha voluto rimarcare un po’ il concetto di qualità con la quale si intende scardinare certi luoghi comuni che riguardano l’editoria italiana, per una buona diffusione culturale tra i lettori.
Questo cambio di rotta ha voluto segnare uno stacco netto con il passato, in cui l’editoria italiana faticava a emergere in ambito internazionale. Perché sì, una maggiore qualità in ambito nazionale diventa poi la chiave d’accesso per farsi strada nel mercato internazionale.
A dare l’esempio in questo senso ci sono anche piccole realtà editoriali campane, che cercano di emergere attraverso la materia viva delle proprie pubblicazioni, attinte dalla realtà che le circonda, dalle storie che echeggiano nei vicoli di Napoli e riecheggiano ancor di più sulla carta stampata.
La sensazione è che il Salone del libro di Napoli, alla sua seconda edizione, abbia continuato a gettare le basi per buoni propositi editoriali in ambito nazionale, avvicinandosi a piccoli passi a grandi fiere del settore come quella di Roma e di Torino, impresa tuttora ardua per mancanza di fondi ma non impossibile.