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FRANCESCO DE GIROLAMO – Luci segrete (Il ramo e la foglia editore) – II^ Parte

Secondo la tradizione giapponese tra le caratteristiche dell’haiku vi è l’assenza di titolo, caratteristica peraltro denotante svariati componimenti poetici stranieri e italiani, quali, per riferirci a questi ultimi, quelli del poeta italiano del novecento Sandro Penna (Tutte le poesie, Milano, Garzanti, 1970) o, per venire ad un esempio a noi più vicino, a quelli della poetessa Giovanna Cristina Vivinetto, nelle sue due raccolte Dolore minimo (Novara, Interlinea Edizioni, 2018) e Dove non siamo stati (Milano, BUR Rizzoli, 2020), facendosi riferimento solo per l’indice, convenzionalmente quale titolo, al primo verso del componimento stesso.

Ritengo, ad ogni modo, che il titolo di una poesia, di un’intera opera poetica o di una sua sezione, possa denotare, racchiudere, sintetizzare, fornire elementi che consentono, tra gli altri, di andare in profondità, di comprendere intimamente l’opera poetica stessa e offrirci altri doni più nascosti.

Non a caso, per venire all’autore in esame, Francesco De Girolamo, ha intitolato la sua bella raccolta di haiku, Luci segrete, venendo ancora una volta in ausilio anche l’Introduzione dell’autore, che riferendosi al già menzionato Roland Barthes, e in particolare al testo L’impero dei segni, auspica che le proprie composizioni possano a tale “impero” “sottomettersi” in modo “fulgido e delicato”, essendosi rivelate quelle “luci segrete” all’autore e da lui offerte al lettore come intimo e delicato regalo.

E significativa dunque appare la parola “rivelazione” che emerge dall’intervento introduttivo autoriale in parola rispetto alle intime Luci segrete, sulla cui essenza è possibile “indagare”, scoprire, anche – a mio avviso – a partire dai titoli delle due sezioni che vanno a comporre quel che appare un delicato e felice ossimoro, Luci segrete, della raccolta poetica in esame: Fruscio di assenza e Silenzi e ombre.

La prima sezione, che racchiudere 30 haiku, nel riprendere il titolo di una precedente silloge di De Girolamo, edita da Gazebo Verde (Firenze) nel 2005, “scaturisce” dal 3° verso del 2° haiku della prima sezione, proprio all’inizio nella prima pagina della raccolta (pag. 11) che recita

“Per gioco sfioro

le campane dell’uscio:

fruscio d’assenza.”.

insieme all’altro haiku,

“Niente traspare

questa notte nel buio:

solo un respiro.”.

facendo per così dire da pandant il “respiro” rispetto alla “notte nel buio” all’ossimoro “fruscio d’assenza.

Haiku quest’ultimo significativamente ripreso nella quarta di copertina della precedente raccolta poetica di haiku del 2005, mentre è l’ultimo verso dell’ultimo haiku (il 30° a pag. 30) della prima sezione, da cui si irradia l’intimo messaggio del poeta a tutta l’opera e non solo ai componimenti della sezione Fruscio d’assenza:

“Piccole mani

muovono nella notte

luci segrete.”.

“piccole” e delicate sono le “mani” che possono nella notte “muovere”, destare, le “luci segrete” che rilucono in quel buio, pur dovendole scorgere nel proprio cuore (“segrete”).

Ed è considerevole anche quanto emerge dalla seconda sezione, Silenzi e ombre, composta da 24 haiku, nella quale il quinario finale del 17° haiku offre l’emblema della sezione stessa:

“Se mi ricordi,

non legare il mio volto

silenzi e ombre.”.

anche in tal caso con un’armonica. simmetrica corrispondenza con il successivo haiku, il 18° (entrambi a pag. 46):

“Perle di giada,

nella notte i tuoi occhi

lungo la strada.”,

gli “occhi” del volto, questa volta “lungo la strada”, sono “perle di giada” nella “notte”, splendendo se l’altro, l’altra, ci “ricorda”.

A partire dalle parole e dai versi appena citati, quali direttrici da seguire, e gli ossimori delicati e profondi dei titoli Luci segrete, Fruscio d’assenza, come dei termini simmetrici “Silenzi” e “ombre”, può dispiegarsi la “rivelazione” cui De Girolamo si riferisce, una “bussola”, per così dire, che può orientarci in profondità e comporre un affresco continuo e unitario, pur in tutte le sue sfaccettature delicate e segrete; direttrici che possono volgere il nostro sguardo in un percorso tra i versi della silloge, e dunque i sentimenti, le sensazioni, i movimenti che tali versi originano e, a loro volto, da tali versi scaturiscono.

Ed ecco che la nota espressa dall’ombra, con la sua “luce segreta”, getta il suo chiarore, anche con l’ausilio di realtà proveniente da altre percezioni, in una sorta di sinestesia, ove compaiono anche gli elementi della natura.

Allora il “respiro” proietta la sua “ombra” nella “notte con il suo buio” (pag. 11, 1 ° haiku, nel settenario del 2° verso), il sole è “velato” (pag. 15, haiku 10°, 1° verso), obliquo “balena” il vento (pag. 20, versi 1° e 2°) e “la nebbia” si dissolve grazie ad “un ramo in fiore” (ibidem, 17° haiku, 1° quinario); le lacrime “sorde” “specchiano il fango” (pag. 23, 21° haiku, 1° e 3° verso, mentre l’ombra attende la fine dell’albero “che sta morendo”, cui “tagliano i rami” (pag. 23, 21° haiku, 1° e 2° quinario). E le nostre vecchie paure vengono attenuate, attenuate, velate di penombre, grazie alle nuvole scure, che soccorrono il nostro animo dalla luce violenta e accecante delle paure che nella vita abbiamo incontrato e fanno parte di noi, diventando anch’esse vecchie come noi (pag. 24, 24° haiku, versi 1-3).

L’ombra si mostra anche attraverso una tenda del balcone, un velo da sposa (pag. 27, 28° haiku versi 2° e 3°), da cui può entrare il vento di libeccio (1° quinario) e la traccia un tempo limpida si disperde, torna nell’ombra “dove ognuno [di noi] torna” (pag. 28, 30° haiku, versi 1-3) e gli “occhi chiusi” subiscono la luce tenue della luna che sale (pag. 30, penultimo haiku della prima sezione): forse si può sfuggire al “cerchio dell’abisso”?. Mentre l’ombra delle “luci segrete” viene a rischiarare “la notte” buia grazie a delle piccole mani, piccoli gesti, ricordi, affetti (ibidem, versi 1-3).

Ma anche nella seconda sezione le direttrici illuminano lievemente il cammino.

Gli occhi allora si socchiudono, cercando l’ombra a fronte di fulmini bassi che infiammano il canneto della nostra vita (pag. 35, 31° haiku) e i lampi divengono tremuli, fendendo appena l’ombra di cui rischiarano il manto (ibidem, 32° haiku).

Nella notte le voci, pur lontane, nella notte hanno ognuna un proprio mistero (pag. 36, 33° haiku) e l’alba che sopraggiunge è “opaca” ma la tramontana traccia, crea, “una scia dorata” (ibidem, 34° haiku).

Un’ombra “trema” di fronte al suono assordante che turba la calma di una strada deserta (pag. 38, 36° haiku), mentre la penombra è sorda di tenui echi di cui viene colmata in un caldo sonno (pag. 39, 37° haiku) e i raggi del sole sono di ombroso argento, cupo e riescono solo a fendere il vuoto nel cielo di seta, senza annullarlo (ibidem, 38° haiku), mentre il vento con la sua ala avvolge il sole che è abisso, nonostante sia questo d’oro (pag. 40, 40° haiku).

La luna ora nuova fende con forza (lacera) il velo della nuvola rosa (pag. 43, 43° haiku) e sale la preghiera di non legare il volto del poeta silenzi e ombre, se ancora la persona cui il poeta e tutti noi ci rivolgiamo, serba in sé ricordi di noi (pag. 46, 47° haiku), e l’ombra assume i contorni delle perle di giada nella notte con gli occhi che ci accompagnano lungo la strada della nostra vita (ibidem, 48° haiku).

E spesso aspettiamo, in silenzio, nell’ombra come un cigno trafitto (pag. 48, 51° haiku), mentre oscura la quiete arriva tra il chiarore delle ombre (pag. 50, 53° haiku), e noi volgiamo la nostra preghiera all’aurora di aspettare ancora un attimo, perché il nostro ultimo sogno non è ancora svanito e non vogliamo ancora svegliarci (ibidem, 54° haiku).

E quello ora intrapreso è solo uno dei molteplici percorsi lungo i quali avviarci, seguendo le varie “luci segrete” nella tenue ombra degli haiku, quali, tra i numerosi presenti, quelle del “silenzio”, dell’ “attesa”, dell’ “assenza”, dei “colori”, mondi attraverso i quali si dispiegano i bellissimi componimenti della silloge poetica di Francesco De Girolamo Luci segrete.

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Data:

23 Giugno 2024