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FRANCESCO SALAMINA

Riecheggiano i tuoi versi nei cieli infiniti, l’incorona il vento tra gli allori!(D. Ferorelli)

Il sole di questi giorni è per te Francesco… che amavi il mare … la primavera, la stagione giusta per innamorarsi, come eri tu, follemente innamorato della vita, della poesia, delle onde che accarezzavano i tuoi sogni, delle tue compagne di vita.

Voglio ricordare così il poeta Salamina che ci ha lasciato all’improvviso nel pieno della pandemia, e non per il Covid ma a seguito di complicazioni dovute ad alcuni problemi di salute che da qualche anno lo affliggevano, costringendolo a fare vita ritirata, lontano dagli amici che come lui si cibavano alla fonte pura della poesia, a quanti lo seguivano come poeta recitante, perché tale si definiva. La sua voce suadente, potente, catturava, era un invito a sognare, a salire tra le vette del Parnaso.

Ho avuto la possibilità di incontrare e salutare il poeta in varie occasioni, sia durante le esibizioni pubbliche, nei vari eventi che lo hanno visto protagonista, sia nei momenti meno formali, per discutere di poesia, per un confronto, per un dialogo come poeta e come amico. Ammiravo la sua libertà assoluta, il suo argomentare infinito, apprezzavo la sua ampia cultura, la gran voglia di vivere, di sognare. Alcuni dei ricordi più belli sono proprio legati al mare. Eravamo un gruppo solidale di amici poeti e non. Mi torna alla mente il ricordo di un’estate gioiosa e insolita, quella volta che aspettammo la mezzanotte per perderci nella freschezza delle acque. Eravamo a Peschici, suoi ospiti, l’acqua era così invitante, fresca, trafitta da raggi di luna … sentii la forza, le braccia vigorose del mare, il sapore salmastro… fu sogno e POESIA.

In quell’occasione si dimostrò un ottimo cuoco e per gli amici si dilettava tra i fornelli. A Peschici fu tutto all’insegna del mare. Ricordi indelebili, felice per averli vissuti. Gioielli nello scrigno del cuore.

Con questo scritto saluto gli amici che lo hanno conosciuto, apprezzato, che hanno condiviso tante iniziative, che gli sono stati vicino… per citarne solo alcuni, Chiara Stella Serena, il poeta Nicola Maselli, Nico Valerio, Nicola Abbondanza, Cinzia, Marta, Francesca, Mario, Nanette (Anna Mosaico) che spesso ha aperto la sua casa a un gruppo di poeti, le cui voci ben si armonizzavano alle sue tele, sparse nel cenacolo della fantasia, creata dalla sua fervida immaginazione.

Tristemente vibrano nell’aria le note di un addio, il sogno del poeta volato tra le vette del Parnaso…ma i suoi versi rimangono indelebili in chi lo ha conosciuto, segno del suo passaggio, nell’uragano della vita!

Ci rimangono le sue opere, da rileggere, interpretare, rendere fruibili. Pergamene incise sulle pietre della storia.

Mi tornano alla mente, gli incontri, le serate di presentazione, i momenti presso l’associazione “Le Muse” di Palese, alla “corte” di Chiara Stella Serena. che ha accolto il mio invito a parlare di Francesco, in un grigio pomeriggio, a ricordare il poeta e l’amico.

Accomodiamoci alla TAVOLA della sua POESIA come abbiamo fatto tante volte in sua presenza. Riecheggiano ancora nell’aria i suoi versi la forza della sua parola, l’ascolto, l’incanto! Tante volte l’ho sentito declamare, in attesa di gustare prelibatezze culinarie.

Amava molto declamare i versi dei grandi poeti oltre i suoi. Fra i preferiti la poesia di Marceline Desbordes-Valmore “Le rose di Saadi” che proponeva, sia in francese che in italiano ( https://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-marceline-desbordes-valmore/poesia-di-marceline-desbordes-valmore-le-rose-di-saadi.html).

Tra i suoi versi, declamati a grande richiesta, Salamina proponeva il testo “Amami” conscio del suo fascino di poetaattore.

Amor cortese

“Amami e Amami se puoi

Con tutti i tuoi risentimenti

e le malcelate verità.

Amami e Amami e non per

sempre né per giuramento

e neanche per amore;

amami per questa vita

in canto e in speranza.

(La poesia è femmina, Campanotto Editore Udine 2004, pag.33)

L’ascolto riempiva di senso l’armonioso fraseggio dei suoi versi, il trasporto, il coinvolgimento emotivo, la gioia di essere in presenza di luce e arcano mistero, nel sogno che prendeva vita in quell’abbraccio di parole che defluiva dalla sua anima, ricchezza di vita e balzo nell’azzurro… Ci rapiva l’anima!

Sfogliando i suoi testi, (“Verso il Cielo del Leone“, Campanotto Editore Udine 2000; “La poesia è Femmina“, Campanotto Editore Udine 2004; “Le Rose Infedeli”, Tipografiche Fusillo Noci-Bari 2004; “Poema della Invisibilità“, Campanotto Editore Udine 2010; “Delle Esistenze Possibili…”, Ibiskos- Ulivieri Empoli 2012, “Erminia”, Youcanprint Editore 2014), iniziamo un viaggio, guidato dalla fiaccola dei suoi versi e dei suoi saggi e ripercorriamo le strade della transumanza, il periodo vissuto a Roma, lo studio pazzo e approfondito per giungere nell’antro della poesia pura, le amicizie poetiche coltivate a Bari, gli eventi come critico d’arte, affabulatore, poeta parnassiano.

Dal suo primo libro (“Verso il Cielo del Leone“), riporto il testo “Poeta” di Leòn Felipe, posto in esergo, da cui emerge la sua dichiarazione di poetica, che possiamo identificare nella sua ansia del navigare, …fino a raggiungere il luogo dove albeggia la poesia, il suo limite, la sua forza! Leòn Felipe sosteneva che:

Non esiste un mestiere di poeta. Esiste un lavoro oscuro e incessante di navigante.
Navighiamo…”

(LEÓN FELIPE, Chiamatemi pubblicano, “Poetica”)

Poeta…/Ne dal tuo cuore,/né dal tuo pensiero, /né dalla fornace divina di Vulcano/sono uscite le tue ali. (…)

(Leòn Felipe, Zamora, Spagna, 11 aprile 1884 – Città del Messico, 18 settembre 1968, Versi e orazioni del camminante)

Altri suoi versi ci confermano il suo percorso e le tematiche a lui care: il mare, gli amori, i luoghi del cuore, l’avventura, la classicità, il bene e il male…; “mago di anafore e viatore del verso” ha dato molto spazio alla cura della Voce, come fondamentale strumento di diffusione della teatralità della poesia.

Vado almanaccando

Vado crocifiggendo il cuore

Bruna fiamma del turbamento che

inganna, non dà Sole,

alluna e muore. Vive il suo vivere.

Una Paloma terrestre!

Bellezza che amo quando amore

respiro, inquieto, e tenerezza

vacillo in aurore d’ermellino

(“Verso il Cielo del Leone“, Campanotto Editore Udine 2000)

Nella successiva raccolta, “La poesia è Femmina“, chiarisce ulteriormente la sua poetica, sulla scia dei poeti che seguono il “Mauditisme” e cerca sensazioni rare, fuori dal comune seguendo la poetica di Théophile Gautier, maestro di Baudelaire e Mallarmé, rivalutando i valori formali, dello stile, della purezza espressiva, della perfezione tecnica.

Era solito riflettere sul fine e il valore della poesia. “Il Poeta è la Poesia e la Poesia è il Poeta”. Quando un poeta inizia a scrivere diceva, deve chiedersi qual è il fine della sua opera: “Le sue poesie si allineano quasi sempre su una retta ascendente: la Poetica. La Poetica è un complesso di idee che l’artista rivolge a se stesso per meglio comprendere l’impulso o la ragione determinante la propria arte”; “Fuori dai Modernisti, dai Futuristi, dalle Avanguardie, dal Crepuscolo Informale, Minimale…ultima Energia… perenne: La Poesia Pura!”

Introduce la categoria del Poeta-Lettore che legge i testi con semplicità, non avvertendo il globale getto di energia, “la vera poesia è nel Poeta-Creatore: scolpisce il sogno con la Musica della vita impareggiabile nella forza intuitiva di dio terrestre”. La Poesia sfugge ad ogni gabbia semantica: “La poesia come Tutto e come Niente…. “, “uno stato della mente a priori degli uominipoeti”, “marchiati da incorporea invisibilità come il Tempo, come lo Spazio…”

Le finalità della poesia per il nostro, non vanno ricercate nelle contingenze politiche, sociali, pedagogiche psicologiche, di una temporalità parziale ma in un tutto noncronologico….L’io lirico del Poeta- Creatore svela… la visione di sé, degli altri, del mondo… puro”.

Il Salamina ha anche saputo esprimere con maestria il pensiero di Dante, percorrendo la florida scena della poesia classica, passando da Shakespeare a Neruda e alla sua stessa poesia, dedicata alla figura di Nina, in una splendida visione di incontro con i grandi poeti, attraverso accurati parallelismi lirici.

Conosciamo meglio il poeta anche attraverso l’intervista a Chiara Stella Serena, una sua carissima amica che lo ha accompagnato e sostenuto lungo il suo percorso letterario e artistico, a dimostrazione di una grande propensione verso l’altro, di fratellanza e condivisione.

Nina, Chiara Stella Serena 2018, ispirato ai versi del Poeta F. Salamina

ALLA TAVOLA DELLA POESIA

  • In quale occasione ha conosciuto il poeta Francesco Salamina?

Ho conosciuto il poeta nel 1998 a Venezia, in occasione del Vernissage itinerante per le calle veneziane, realizzato dal Centro d’Arte 89, Bari – Palese, di cui ero socio fondatore. Da quel giorno ci siamo frequentati assiduamente fino alla sua morte.

  • Vuole parlarci di lui. Frequentava la sua Galleria d’arte Le Muse?

Era un uomo molto colto, un geografo, un poeta amante del bello, delle arti, della musica, della danza, della pittura. Il suo bagaglio culturale era grandissimo. Oltre alle composizioni poetiche ha scritto diversi romanzi. Frequentava volentieri la Galleria d’arte “Le Muse” dove poteva incontrare pittori, poeti, amici. Un uomo pieno di iniziative, viveva per l’arte e la poesia.

  • Avete organizzato insieme degli eventi?

Ha partecipato a tutte le iniziative dell’associazione “Le Muse”, di cui sono la vicepresidente, sia come poeta recitante che critico d’arte.

  • Quali libri ha letto della sua vasta produzione di poeta e scrittore?

Più che letti i suoi libri li ho vissuti, specialmente il primo “VERSO IL CIELO DEL LEONE”. Mi leggeva per telefono le sue poesie che correggeva e correggeva e sfrondava fino a quando diventavano perfette.

  • Ricorda alcuni testi di cui ci vuole parlare?

“IL LIBRO DELLA INVISIBILITÀ” mi ha coinvolta ancora di più, tanto da dipingere un quadro dedicato a Nina, la sua fataombra con l’omonima poesia. Eccolo!

  • C‘è una poesia che le sta particolarmente a cuore? Quale?

La poesia che preferisco è presente nel suo primo libro, “Verso il Cielo del Leone”, Campanotto Editore del 2000. Si tratta della lirica “…E IL PERSEO…”, in cui Francesco S. si rivolge al poeta spagnolo, Leòn Felipe e i cui versi “… il giorno / di Pasqua in me il Mare…azzurro arancio // rapito dal boato del cielo.” hanno ispirato una serie di mie opere pittoriche, con l’uso di quei colori. La poesia terminava così. “Venni il giorno di Pasqua don Leòn / venni don Leòn per il segreto…”

  • Il poeta Francesco Salamina amava definirsi Poeta-attore. Sa esprimere un giudizio sulla sua produzione letteraria?

Era non solo poeta ma un grande interprete, sia dei suoi componimenti che di quelli di altri grandi autori. Neruda era il suo preferito…”Mi piaci quando taci perché sei come assente…“ Testi che recitava a memoria.

  • Cosa pensava delle sue opere pittoriche, ha presentato qualche sua personale?

Critico d’arte ha scritto la critica per diverse mie opere e ha presentato una mia personale in Germania. Ha collaborato a quasi tutte le mostre d’arte organizzate dal “Centro d’arte 89”, dall’associazione “Le Muse” e dalla corrente del “Nuovo Rinascimento” di cui era socio onorario.

  • Sa dirci anche se era amante della buona tavola?

Certamente, amava molto stare in compagnia e durante le cene, era solito declamare versi per gli amici. A volte non solo decideva il menù ma preparava personalmente e con cura, i piatti da gustare.

  • Mi sembra di capire che amava anche preparare prelibatezze per gli amici. Qual era la sua specialità?

Le ricette erano sempre molto personali e creative. Gli spaghetti all’assassina li preparava a modo suo ma erano buoni. Altre sue specialità: I carciofi alla giudia, antipasti di mare.

  • Ci vuole salutare con qualche altro ricordo?

Vorrei salutare il grande amico e poeta con questi versi dedicati al mare, tratti dalla poesia “Dal mare…” della raccolta “18 Canzoni Libere”:

“…ecco la rivalità e le avversità marine,

di sabbie e ciotoli piegati, di mari e di legni

antichi. Il mare ha il velo ignoto del nostro

destino con le sue piazze e le strade e i vicoli

invisibili e i palazzi invisibili…

dove viviamo da sempre, da tempo millenario…”

Biografia:

Francesco Salamina, poeta, scrittore, attore, critico letterario e d’arte, originario di san Fili, frazione di Rende in provincia di Cosenza (CS) è nato il 18 agosto 1946, pugliese per ascendenza paterna; ha trascorso gli ultimi anni a Cassano Murge – Bari dove è venuto a mancare il 27 luglio del 2021. Si è laureato in Economia e Commercio ed è stato docente di discipline geografiche in varie istituzioni scolastiche. Suoi componimenti poetici sono apparsi su giornali, riviste e antologie di poesia italiana e straniera. Ha collaborato con riviste e giornali come critico d’arte e letterario. Ha pubblicato varie raccolte di poesia, saggi e romanzi

Data:

7 Aprile 2022