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Francia al voto, allarme degli 007: “Rischio minaccia jihadista”

cms_6091/Polizia_francese_allerta_voto_afp.jpgLa “minaccia jihadista” viene considerata come “costante e pregnante” e il rischio principale delle elezioni presidenziali. Lo indica una nota riservata dei servizi di intelligence e della Direzione centrale per la sicurezza pubblica (Dcsp) pubblicata da Le Parisien alla vigilia del voto, dopo l’attentato contro la polizia sugli Champs Elysees costato la vita all’agente Xavier Jugele giovedì sera.

“La presenza della polizia durante l’apertura dei seggi di voto è indispensabile”, si sottolinea nella nota in cui si raccomanda “contatti con i presidenti di seggio e la presenza di effettivi armati” durante il voto “fino alla fine dello spoglio delle schede così come nelle prefetture, nei luoghi di raccolta e validazione dei risultati”.Nel documento si cita anche come rischio manifestazioni di protesta “più o meno spontanee” dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni nei grandi centri urbani e nei quartieri sensibili da cui potrebbero nascere “violenze urbane”. Le forze di sicurezza sottolineano anche la loro preoccupazione per “possibili disordini” qualora partiti politici “considerati estremisti” dovessero accedere al secondo turno delle elezioni. “Movimenti di estrema sinistra più o meno radicati cercheranno senza dubbio di organizzare manifestazioni, alcune delle quali potrebbero dar luogo a gravi disordini”, si aggiunge.

Libia, Alfano: “Per riconciliazione dialogo tra tutti attori in campo”

cms_6091/Alfano_Angelino_fg.jpg“L’Italia sta svolgendo un’azione discreta e a tutto campo dal punto di vista diplomatico a sostegno del dialogo tra libici a tutti i livelli. Serraj e il generale Haftar sono due attori tra i tanti che devono parlarsi in Libia. Sono entrambi personalità estremamente importanti, ma è necessario non trascurare il contesto di fondo all’interno del quale deve avvenire un dialogo produttivo e cioè il presupposto che la riconciliazione nazionale necessita di un approccio inclusivo e della partecipazione delle principali componenti della società libica. Insomma, non si tratta solo di due personalita’”. E’ quanto dichiara Angelino Alfano in un’intervista all’Adnkronos, in merito al possibile incontro di Washington tra Serraj e Haftar.

“Solo quando tutti si sentiranno rassicurati e avranno la garanzia di poter partecipare attivamente al gioco politico -prosegue il titolare della Farnesina- la Libia potrà vedere materializzata una prospettiva di stabilizzazione effettiva. E la mia azione diplomatica è proprio diretta a mettere le opposte fazioni libiche in contatto tra loro, dimostrando che vi è ancora una finestra di opportunità per il dialogo“.

“L’incontro di ieri -spiega Alfano- è il risultato di uno sforzo ad ampio raggio che seguo in prima persona e che la diplomazia italiana ha compiuto per portare i principali attori a parlarsi tra di loro e a impegnarsi per comprendere le ragioni dell’altro, trovando soluzioni concordate alla crisi libica”.

“Il presidente della Camera dei Rappresentanti e il presidente del Consiglio di Stato -sottolinea- hanno dimostrato un grande attaccamento per la loro patria e una forte disponibilità ad affrontare insieme le questioni ancora sospese che impediscono l’attuazione dell’accordo politico. Tramite il nostro ambasciatore a Tripoli abbiamo svolto un’azione mirata di incoraggiamento e buoni uffici nei loro confronti. Il fatto che entrambi abbiano manifestato apprezzamento per la nostra iniziativa e il nostro impegno per l’organizzazione dell’incontro, non era scontato e conferma che avevamo visto bene”.

Per il titolare della Farnesina “l’Italia può facilitare il dialogo tra i libici. Ma adesso è necessario che i libici approfondiscano questa loro interlocuzione nelle forme che riterranno più opportune e all’interno di un approccio che non può che essere consensuale e intra-libico”.

Usa e crisi libica – “Penso che gli Stati Uniti siano altamente interessati a una prospettiva di stabilizzazione della Libia. La lotta contro il terrorismo internazionale non può prescindere da un’efficace azione per la pacificazione del Paese” dichiara Angelino Alfano all’Adnkronos a proposito del ruolo degli Stati Uniti nella crisi libica. “Abbiamo avuto negli ultimi mesi consultazioni frequenti con gli Stati Uniti sul tema libico che sono culminate con la visita del Presidente del Consiglio e il suo incontro con il presidente Trump. Da parte americana-riferisce il ministro- c’è un forte apprezzamento per l’Italia e il ruolo che noi svolgiamo sia sul territorio, sia nel coordinamento internazionale sul dossier libico”.

Il ruolo della Russia – “La Russia è un grande Paese che gioca un ruolo importante per la stabilizzazione del Mediterraneo. Nei confronti della Libia mantiene un approccio istituzionale corretto e in linea con la comunità internazionale nel riconoscere la legittimità delle istituzioni dell’accordo politico, a partire dal consiglio presidenziale, ma mantenendo al tempo stesso rapporti con gli altri attori esistenti nel Paese, come del resto facciamo anche noi”. E’ quanto dice all’Adnkronos Angelino Alfano, parlando del ruolo della Russia nella crisi libica, ricordando che nell’incontro avuto con Lavrov a Mosca il mese scorso “ho registrato una sintonia di fondo sui comuni obiettivi”.

Afghanistan, attacco talebano: uccisi 140 militari

cms_6091/afghanistan_afp.jpgSarebbe gravissimo, 140 morti, il bilancio dell’attacco scagliato dai talebani contro una base militare afghana nella provincia di Balkh, nel nord del Paese. E’ quanto ha riferito alla ’Dpa’ Mohammad Ibrahim Khair Andesh, capo del consiglio provinciale di Balkh, aggiungendo che 160 militari sono rimasti feriti nell’attacco che è avvenuto ieri pomeriggio contro un centro di comando dell’esercito che si trova a pochi chilometri da Mazar-e Sharif.

L’attacco è stato condotto da un commando di talebani che avevano indossato divise dell’esercito afghano ed erano arrivati a bordo di tre veicoli militari con documenti apparentemente ufficiali. I talebani hanno quindi sfondato il cancello di ingresso della base sparando un razzo. Una volta all’interno hanno prima attaccato la moschea, dove molti militari erano riuniti per la preghiera del venerdì e poi si sono spostati verso la mensa.

I talebani hanno rivendicato l’attacco affermando di aver ucciso e ferito 500 militari, sostenendo che quattro dei componenti del commando erano soldati afghani che avevano servito della base e quindi avevano potuto usare le loro conoscenze per pianificare l’attacco.

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23 Aprile 2017