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FUKUSHIMA: IL PIÙ GRAVE DISASTRO NUCLEARE DELLA STORIA

A meno di quattro anni dal disastro nucleare di Fukushima, gli scienziati avvisano che la quantità di radiazioni rilasciate nell’oceano Pacifico dalla centrale giapponese ha già superato quella della famigerata Chernobyl. Secondo la Woods Hole Oceanographic Society, si tratta del “più vasto scarico accidentale di radiazioni nell’oceano della storia”: i reattori nucleari di Fukushima hanno finora rilasciato almeno 120 biliardi di becquerel di cesio radioattivo; cifra che supera dell’11 per cento la quantità totale di cesio rilasciato dalla centrale di Chernobyl sia in acqua sia sulla terra ferma. Così ora il Giappone si ritrova pieno di radiazioni e di cibi contaminati. Basti pensare che, nel gennaio 2013, il pesce pescato a largo della costa nordorientale superava di oltre 2.500 volte il limite legale di cesio per la consumazione umana. Tuttavia, gli esperti spiegano che le reali conseguenze sull’ecosistema non saranno completamente evidenti per decenni, illustrando a pieno l’incalcolabile gravità del disastro che i media tradizionali stanno nascondendo all’opinione pubblica.

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L’11 marzo 2011, il Giappone fu colpito dal più violento terremoto registrato nella sua storia. La scossa di magnitudo 9, oltre a causare la morte di almeno 18 mila persone, scatenò anche un devastante tsunami che si abbatté sulla costa nordorientale del Paese, causando irrimediabili guasti all’interno della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. L’onda anomala, infatti, allagò i generatori di scorta (necessari perché la corrente elettrica era già saltata a causa del terremoto) mettendo fuori uso il sistema di raffreddamento di tre reattori nucleari. Così mentre le temperature continuavano ad alzarsi, il combustibile si fuse e l’idrogeno aumentò gradualmente fino a causare una serie di potentissime esplosioni radioattive. In seguito, questo incidente fu valutato a livello 7, il più alto nella scala INES (International Nuclear Event Scale), e la NISA (Japan’s Nuclear and Industrial Safety Agency) stimò che la quantità di cesio radioattivo diffuso nell’atmosfera dalle esplosioni era equivalente a circa 168 bombe di Hiroshima.

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Mentre migliaia di persone scapparono volontariamente, il governo giapponese ordinò a 160 mila residenti della prefettura di Fukushima di abbandonare le proprie case e fuggire ad almeno 50 chilometri di distanza dalla centrale. Così, decine di migliaia di persone persero il lavoro e molti di quelli che decisero di restare persero invece la famiglia, in fuga per paura delle radiazioni. Ancora oggi, molti di questi “rifugiati nucleari” vivono in alloggi temporanei e non ha ricevuto né un risarcimento adeguato né un’occupazione per ricominciare la propria vita.

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Nel frattempo, le operazioni di raffreddamento all’interno della centrale sono ancora improvvisate e i reattori danneggiati continuano a perdere materiale radioattivo. Gli esperti stimano che circa 10 mila galloni d’acqua contaminata fuoriescono dai reattori ogni mese per riversarsi nell’oceano e nella falda acquifera, mentre più di 200 mila tonnellate sono state momentaneamente raccolte all’interno della centrale in attesa di essere depositate in gigantesche serbatoi esterni (in grado di contenere fino a 700 mila tonnellate d’acqua). Inoltre, lo smaltimento e lo stoccaggio di altri rifiuti radioattivi rimangono un crescente problema: al momento, sono stati accumulati più di 4 milioni di tonnellate di detriti in attesa di essere smaltiti. Si calcola che le operazioni per lo smantellamento dei reattori di Fukushima potrebbero durare almeno una quarantina d’anni e, secondo il Japanese Centre for Economic Research, il costo totale si potrebbe aggirerare tra i 48 e il 169 miliardi di euro.

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Secondo il rapporto investigativo condotto da una commissione indipendente, l’incidente di Fukushima è “causato dall’uomo” e ha messo in luce una “negligenza sistemica”, poiché la centrale non era stata costruita in modo da resistere a disastri naturali, le cui dirette conseguenze erano del tutto pronosticabili. Solamente in seguito, la TEPCO (Tokyo Electric Power Company), gestore dell’impianto, ammise che il collasso dei reattori era stato causato dalla mancanza di un adeguato sistema di sicurezza e da accordi segreti con l’industria nucleare. Già nel 2008, del resto, l’agenzia era consapevole della possibilità che uno tsunami avrebbe potuto mostrare i limiti di progettazione della centrale, ma non promosse nessuna misura per migliorare o irrobustire le sue strutture. Questo disastro ha così mostrato al popolo giapponese la mancanza di trasparenza e la potente collusione nel settore dell’energia atomica, in cui sono stati attuati sottili sforzi per ingannare l’opinione pubblica e agevolati casi di clientelismo fra le compagnie energetiche e le agenzie governative che le regolano.

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Il governo ha risposto a quest’ondata di scandali rimpiazzando la NISA con una nuova agenzia, la Nuclear Regulation Authority (NRA), incaricata di revisionare le regolamentazioni di sicurezza per i reattori nucleari, garantendo una maggiore protezione contro disastri naturali come terremoti e tsunami. Oggi, tuttavia, sembra che l’industria nucleare non goda più del supporto del popolo giapponese. Per la prima volta in decenni, infatti, centinaia di migliaia di persone sono scese nelle strade per protestare contro la decisione governativa di continuare a utilizzare con regolarità questo tipo di fonte energetica. Inoltre, nel maggio 2012, tutti i 50 reattori presenti sul territorio vennero spenti per ordinari lavori di manutenzione, lasciando il Paese libero dall’energia atomica per la prima volta in 42 anni. Nonostante la paura di un colossale blackout nazionale fomentata dall’industria del settore, in quell’occasione non si verificò alcun problema nella distribuzione di elettricità, dimostrando che anche il Giappone può sopravvivere senza il nucleare.

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Data:

24 Gennaio 2015