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G7 tra il fascino di Madame Lagarde e la crescita europea

Dimentica per un solo istante della missione giornalistica finanziaria che mi ha visto inviata al G7, non ho potuto fare a meno di scambiare due parole informali con Christine Lagarde, donna di straordinaria eleganza e dal modo affabile.

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Non te l’aspetteresti dalla signora dei conti, tutta budget e finanza. Ma forse sono le persone come lei che ti fanno rivalutare l’economia, rendendotela, se possibile, persino simpatica. Madame Lagarde conquista alle prime battute col suo sorriso solare e un piglio deciso, ma accogliente. Una frase sull’omonimia, uno sguardo di complicità femminile ed è scattata la foto insieme. Et voilà: inizia così la seconda giornata, quella più convulsa, del summit all’insegna della crescita inclusiva, degli investimenti e dell’occupazione.

Certo, l’Italia cresce un po’ meno rispetto agli altri Paesi, ma, come ha detto Pier Carlo Padoan “ci sono dei miglioramenti […] Il deficit continua a scendere quindi continuiamo a fare consolidamento della finanza pubblica. E il debito dal 2018 come dice la Commissione europea, e non solo noi, comincerà a scendere”. I temi della crescita e dell’inclusione sociale saranno al centro anche dell’agenda del G20.

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La giornata di ieri si è conclusa con la disponibilità ad usare “tutta la flessibilità a disposizione” per l’Italia, da parte di Pierre Moscovici, commissario Ue degli Affari economici e monetari. L’atmosfera è distesa e costruttiva. Nessun accenno all’austerity. Si coglie effettivamente il desiderio di maggiore coesione tra i Paesi dell’Ue, intenzionati a consolidare una potenza che, se strutturata, potrebbe davvero conquistare un ruolo considerevole nell’economia mondiale.

Ma il problema dell’Italia è quello di un diffuso euroscetticismo, che mina la percezione di unitarietà, fondamentale nella risoluzione del deficit e dei problemi.

Il risultato delle elezioni francesi ha inciso positivamente sulla politica economica europea e oggi si è sottolineato come la nube del populismo che sembrava essersi addensata sul nostro paese, non sia da considerarsi un rischio rilevante.

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Sul versante internazionale, il ministro Padoan ha fatto rilevare, in conferenza stampa odierna, come al termine protezionismo non sia mai stato fatto riferimento, né esplicitamente, né implicitamente, nemmeno dal segretario al Tesoro degli Stati Uniti Mnuchin perché, ha detto: la frammentazione del sistema globale non conviene a nessuno”.

Altra nota positiva è l’apertura registrata sulla web tax: sarebbe in arrivo una prima spinta politica per chiudere l’accordo a livello internazionale. Potrebbe infatti arrivare una richiesta all’Ocse per elaborare proposte concrete, “policy options”, sulla tassazione dell’economia digitale.

Un G7 dunque in buona parte italiano. Non solo per la location, ma perché di Web tax si parla da tempo a casa nostra, quale naturale superamento della Tobin.

E per una volta ci si lasci lo scettro di essere noi i promotori di un’iniziativa che, seppur con qualche iniziale comprensibile reticenza da parte degli USA, sta registrando successi e vedrà probabilmente il consolidamento di proposte attuative.

(servizio fotografico di Roberto Pedron)

Data:

13 Maggio 2017