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GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea è un museo statale italiano con sede a Roma.

Custodisce la più completa collezione dedicata all’arte italiana e straniera dal XIX secolo a oggi. Tra dipinti, disegni, sculture e installazioni, le quasi 20.000 opere della raccolta sono espressione delle principali correnti artistiche degli ultimi due secoli, dal neoclassicismo all’impressionismo, dal divisionismo alle avanguardie storiche dei primi anni del Novecento, dal futurismo e surrealismo, al più cospicuo nucleo di opere di arte italiana tra gli anni ’20 e gli anni ’40, dal movimento di Novecento alla cosiddetta scuola romana.

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È di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali, che dal 2014 la ha annoverata tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale.

La Galleria Nazionale nasce nel 1883, pochi anni dopo la costituzione dello stato unitario italiano (Roma era diventata capitale d’Italia nel 1871), poiché si sentiva la necessità di un museo dedicato agli artisti contemporanei viventi o scomparsi da poco. La prima sede della Galleria fu il palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, e la sua istituzione si deve all’opera del ministro Guido Baccelli.

Ben presto, però, il palazzo delle Esposizioni si rivelò insufficiente ad accogliere quadri e sculture che nel tempo erano aumentati di numero. Vi era poi un altro inconveniente: ogni volta che si teneva una mostra temporanea, le opere esposte dovevano essere rimosse.

cms_25308/2_1648010291.jpgSi colse l’occasione dell’Esposizione internazionale di Roma del 1911 (50º anniversario dell’Unità d’Italia) per costruire a Valle Giulia l’edificio attuale come sede stabile della Galleria.

Il palazzo delle belle arti venne progettato dall’architetto e ingegnere romano Cesare Bazzani (autore, tra le altre cose, del Ministero della Pubblica Istruzione e dell’ospedale Fatebenefratelli).

Nel 1933 anche questo edificio divenne insufficiente ad accogliere tutte le opere che erano giunte in galleria per acquisto o per donazione. Sempre ad opera di Cesare Bazzani si progettò e si inaugurò in quell’anno un ampliamento che raddoppiò lo spazio espositivo .

Queste nuove sale non entrarono in possesso della Galleria perché vennero occupate da una “Mostra della rivoluzione fascista”, che con tabelle, grafici, foto e opere artistiche voleva “glorificare” le principali conquiste del regime.

cms_25308/3.jpgNel 1941 divenne sovrintendente della Galleria Nazionale Palma Bucarelli, la quale mantenne l’incarico per oltre 30 anni fino al 1975. A lei si deve un’importante opera di svecchiamento della cultura italiana e di apertura verso le più moderne sperimentazioni internazionali. Ella si adoperò per dotare la Galleria di tutti quei servizi che oggi sono considerati indispensabili ad una struttura museale moderna: servizio didattico, biblioteca, caffetteria, libreria, presentazione di libri, incontri con gli artisti. Non mancarono incontri mondani come le sfilate di moda. In questa opera si avvalse di collaboratori di prim’ordine come Nello Ponente, Giovanni Carandente, Corrado Maltese, Maurizio Calvesi, Giorgio de Marchis.

Per salvare le opere d’arte dai pericoli della guerra in corso la sovrintendente le portò segretamente nel palazzo Farnese di Caprarola (in provincia di Viterbo, non lontano dal lago di Vico), quindi a Castel Sant’Angelo[3].

Dopo la liberazione di Roma (4 giugno 1944) si poté procedere alla riapertura della Galleria tra mille difficoltà. Seguirono anni di grandi mostre che permisero agli italiani di conoscere artisti che il regime aveva cercato di nascondere. Nel 1953 si tenne una grande mostra su Picasso, nel 1956 su Mondrian, nel 1958 su Pollock, nel 1959 si ebbe l’esposizione del grande sacco di Burri che destò scandalo, nel 1971 con la mostra di Piero Manzoni la sovrintendente Palma Bucarelli rischiò il suo posto. In questa opera di innovazione culturale ebbe al suo fianco i critici e storici dell’arte Giulio Carlo Argan (Torino 1909 – Roma 1992) e Cesare Brandi (Siena 1906 – Vignano SI 1988).

Nel 1973 giunsero i finanziamenti statali per un ulteriore ampliamento della galleria, su progetto di Luigi Cosenza, la cui inaugurazione avvenne nel 1988.

Nel 1975 con l’istituzione del Ministero per i Beni Culturali la Galleria acquisisce il titolo di Soprintendenza Speciale. Nello stesso anno il pensionamento della sovrintendente Palma Bucarelli segna una nuova fase, in cui il ” museo d’avanguardia”, da lei concepito e sviluppato, non mantiene allo stesso livello il ruolo di apertura verso l’arte contemporanea.

cms_25308/4.jpgSotto la direzione di Italo Faldi, dal 1975 al 1978, la Galleria rafforza i compiti di conservazione e valorizzazione attraverso un programma articolato di mostre sull’arte italiana dell’Otto e Novecento e sull’arte europea e americana, in un quadro di collaborazione internazionale. Tra il 1978 e il 1982 il nuovo sovrintendente Giorgio de Marchis riprende le linee essenziali degli indirizzi della Bucarelli, calandole nella nuova situazione sociale e culturale della fine degli anni Settanta. La Galleria è nella sua concezione un museo dinamico al passo con i tempi, è insieme centro di studi, produttore di cultura e servizio pubblico. Come centro di studi il museo promuove, oltre alla conoscenza delle collezioni e all’attività delle mostre, anche l’uso delle strutture didattiche, informative e di documentazione (biblioteca, archivio, sala proiezioni, conferenze). In quanto museo di arte moderna è necessariamente un luogo di «sconfinamento» che accoglie e promuove attività culturali di varie discipline, dal teatro alla musica al cinema alla danza. Il programma delle mostre organizzate corrisponde a precise linee di studio dell’arte italiana e straniera del XIX e XX secolo, coerenti con le collezioni e la storia del museo. Nel momento in cui inizia a manifestarsi il fenomeno del consumo delle mostre di massa, de Marchis pone l’accento sull’attività espositiva museale come produzione culturale. Le numerose esposizioni organizzate in questo periodo riguardano contributi, spesso ancora oggi di notevole vitalità, sulla storia dell’arte del Novecento (De Chirico, Arte Astratta, Leoncillo), sulla storia stessa del museo e delle collezioni, indagata nella prospettiva ampia della storia della cultura (Roma 1911), sulla situazione contemporanea( Arte e critica, 1980 e 1981), anche relativamente alla recente minimal art attraverso le sculture della collezione Panza di Biumo (1980).

Dagli anni Settanta si datano alcune importanti donazioni che per la loro vastità ebbero sede in edifici staccati dalla Galleria, in modo da formare una serie di musei satelliti. Nel 1979 si ebbe la donazione Manzù di Ardea che aprirà al pubblico nel 1981. Nel 1986 viene donata la collezione dell’anglista Mario Praz (aprirà nel 1995 nel palazzo Primoli in via Zanardelli). Nello stesso 1995 aprirà il museo Boncompagni Ludovisi per le arti decorative, la moda e il costume in via Boncompagni (la donazione del 1972 era stata ostacolata dagli eredi).

Tra il 1995 e il 1999 tutto l’edificio venne sottoposto a grandi lavori di restauro e si procedette al riordinamento delle collezioni. Questi lavori utilizzarono i fondi stanziati per il Giubileo del 2000, sotto l’egida della sovrintendente Sandra Pinto.

Nel 1997 la Galleria riceve la donazione Schwarz di arte surrealista e Dada, colmando così una sua importante lacuna.

Nel 1998 viene bandito il concorso per un nuovo centro per le arti contemporanee da realizzarsi nel quartiere Flaminio al posto della caserma Montello in Via Guido Reni, che viene vinto dall’architetta anglo-irachena Zaha Hadid. I lavori si concludono nel 2020 con l’inaugurazione del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo.

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Nonostante le intenzioni iniziali fossero quelle di concepire il nuovo museo come naturale continuazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, le due istituzioni continuano ancora oggi la propria attività in parallelo.

Nel 1999 viene bandito un altro concorso, questa volta per l’ampliamento dell’edificio della Galleria a Valle Giulia. Il progetto vincitore è degli architetti Diener & Diener e prevede l’abbattimento dell’Ala Cosenza e la costruzione di un edificio completamente nuovo alle spalle della sede storica. Nel 2003 i lavori vengono sospesi a tempo indeterminato e non saranno più ripresi.

Dal 1º luglio 2004 è Maria Vittoria Marini Clarelli la sovrintendente della Galleria. Nel 2011 è stato realizzato un riallestimento e riordino delle opere della Galleria che hanno conferito una veste caratterizzata da un forte impatto visivo ed estetico grazie all’originale progetto dell’arch. Federico Lardera. Per completare i lavori, nel 2014 è stata acquistata ed installata nella hall d’ingresso al museo l’opera Filo rosso dell’artista Paola Grossi Gondi.

Nell’ottobre 2016 viene inaugurato il nuovo allestimento della Galleria, basato su un progetto originale che, riducendo il numero delle opere in esposizione, introduce la chiave di lettura non cronologica alla base dell’esposizione principale “Time is out of joint.” Oltre al nuovo allestimento delle sale vengono ridefiniti la zona di accesso ai servizi, denominata “welcome area,” la libreria e la Sala delle Colonne. Pur conservando la denominazione istituzionale di Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, nella propria comunicazione il museo abbandona l’acronimo G.N.A.M. e adotta un nuovo nome: “La Galleria Nazionale” in quanto solo e unico museo nazionale di arte moderna e contemporanea in Italia.

LE SALE

Ai lati dell’Atrio con la Sala delle Colonne ed i cortiletti ad est ed ad ovest, si trovano i primi gruppi di sale che contengono opere relative a determinati periodi storici:
da una parte l’Ottocento e dall’altra gli artisti e le opere “verso la modernità” del primo Novecento.

Nelle sue 55 sale è possibile vedere i capolavori della collezione, circa 1.100 opere.

Proseguendo alla scoperta dell’Arte Moderna e Contemporanea a destra si troveranno le opere degli anni fra il 1926 al 2000 ed alcun sale monografiche.
Ttrovano posto anche una quindicina di sale utilizzate per Mostre Temporanee.

Tra le sale piu importanti vanno sicuramente citate:

cms_25308/a.jpgSalone Ercole – Neoclassicismo e Romanticismo

Il salone è dedicato al periodo di passaggio tra Neoclassicismo e Romanticismo, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Qui è esposto l’ Ercole e Lica che Antonio Canova ha scolpito nel 1815; la scultura è accompagnata dalle statue delle dodici divinità dell’Olimpo.

Alle pareti la grande pittura storica e mitologica con I Vespri Siciliani (1864) di Francesco Hayez, La vergine al Nilo (1865) di Federico Faruffini e Marco Polo (1863) di Tranquillo Cremona.

cms_25308/b.jpgSala della Psiche – Internazionalismo Romano

La sala è così chiamata per la presenza della statua in marmo del purista Pietro Tenerani, la Psiche svenuta, del 1822 che accompagna il Ritratto della principessa Zenaide Wolkonsky del 1850 dello stesso artista.

Nella stessa sala, sono presenti altre opere comprese nella Corrente dei Purismo: gli artisti Puristi riconoscevano come modelli i maestri primitivi da Cimabue al primo Raffaello.

Tommaso Minardi, è presente con Omero cieco in casa del pastore Glauco del 1810 e La Madonna del Rosario del 1840; Andrea Appiani con il Ritratto di Vincenzo Monti, 1809; Marianna Candidi Dionigi con Paesaggio del 1798

cms_25308/c.jpgSala del Giardiniere – impressionismo

La sala è dedicata agli artisti impressionisti e a quei pittori che si possono racchiudere con il nome di Scuola di Parigi, che comprende anche gli italiani che, al finire del secolo, si trasferirono a Parigi considerata ormai la capitale mondiale dell’arte.

La sala prende il nome dall’opera di Vincent Van Gogh, Il giardiniere del 1889 e qui esposta con L’arlesien, 1890.

In questa sala si trovano gli Impressionisti francesi Paul Cezanne, con Les cabanon de Jourdan del 1906; Claude Monet con Ninfee rosa del 1898; Gustave Courbet con Bracconieri nella neve del 1867 e con Edgard Degas, con Dopo il bagno del 1886.

Degli Impressionisti italiani sono esposte l’opera di Giovanni Boldini, Giuseppe Verdi del 1886 e il quadro di Vittorio Matteo Corcos, Sogni del 1896.

Giuseppe De Nittis, è presente con tre opere, Donna sulla rena del 1875, La piccola inglese del 1880 ed infine Corse al Bois de Boulogne del 1881.

cms_25308/d.jpgSala 1 – Roma 1911 Sala del Cinquantenario

Questa sala, introduttiva del nuovo secolo, e le sale che seguono sono dedicate alla grande esposizione internazionale che si tenne a Roma nel 1911.

Al centro la scultura di Auguste Rodin, L’età del bronzo, 1886, accanto al bronzo Atleta che lotta col pitone, 1877 di Frederic Leighton ed alle pareti le opere di Enrico Coleman, pittore della campagna romana con Centauri, 1895, Onorato Carlandi con Tramonto romano, 1892 una bellissima immagine della campagna romana, con la terra color rosso per la presenza del tufo.

cms_25308/e.jpgSala 9 – Salone di Giordano Bruno

Questa sala raccoglie opere realizzate dopo il 1883, anno di costituzione del museo.

Il salone celebra il Risorgimento Italiano con grandi tele commissionate dallo Stato unitario a Giovanni Fattori e Michele Cammarano con soggetti di battaglie.

Al centro della sala il calco della statua di Giordano Bruno dello scultore Ettore Ferrari, rende omaggio ad uno dei personaggi fondamentali del nostro Risorgimento.

Alle pareti tele di Dogali, Adolfo Tommasi illustrano i temi sociali del tempo: l’avventura coloniale e l’emigrazione.

cms_25308/f.jpgSala 10 – Sala della Madre

La sala prende il nome dalla statua posta al centro che è opera dell’artista Adriano Cecioni la scultura in marmo dal titolo “La madre” .

Alle pareti sono esposte opere di pittori toscani come
Telemaco Signorini, con “Pioggia d’estate a Settignano” (1881-86), “Ghetto di Firenze” (1882), Giovanni Fattori con “Don Chisciotte e Sancio Panza” (1884), Egisto Ferroni con “Torna il babbo” (1883, Arturo Viligiardi con “La vita” (1895).

cms_25308/g.jpgSala 19 – Arte Astratta Italiana

Anche questa sala è dedicata agli artisti, la maggior parte operanti a Roma, che nel dopoguerra hanno evoluto il loro stile verso l’Astrattismo.

Le opere che sono esposte sono: il trittico dal titolo Via Margutta dipinto da Concetto Maugri nel 1951; il Monumento al partigiano in ferro verniciato di Pietro Consagra del 1947; la tempera su compensato realizzata nel 1948, da Afro, Natura morta; La bella Chimerain bronzo del 1954 di Mirko; il brillante olio dal titolo Rilievo relativo ai tempi di percezione, del 1950 di Piero Dorazio.

Di Achille Perilli, esponente del gruppo Forma 1 e del MAC è esposto il coloratissimo “E dietro infiniti spazi” del 1951; di Antonio Sanfilippo, un Paesaggio del 1949 e di Carla Accardi, la Composizione del 1950, in acrilico su tela.

Data:

23 Marzo 2022