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GAZA: IL BOLLETTINO DI MORTI E FERITI CRESCE OGNI GIORNO

Il bollettino quotidiano, che conta i morti e i feriti nella striscia di Gaza presentato dal ministero della Salute palestinese, si aggrava giorno dopo giorno. I bambini deceduti a causa della guerra in corso sono oltre 4.500, i morti totali hanno ormai superato le 10.000 unità. Più nel dettaglio, secondo un rapporto del 10 novembre, si parla di 11.078 morti totali, di cui 4.506 bambini, mentre i feriti sono saliti a 27.490. Inoltre, risultano disperse altre 2.700 persone, tra cui altri 1.500 bambini e purtroppo si stima che la maggior parte di costoro sia morta e si trovi sepolta sotto le macerie. A questi, vanno poi sommati altri 174 palestinesi uccisi in Cisgiordania. I morti di parte israeliana, invece, sono oltre 1.400, oltre a 240 persone prese in ostaggio (fonte Cnn). Solo per fare un rapido paragone con il conflitto russo-ucraino, il numero di bambini deceduti nella guerra Hamas-Israele, in poco più di un solo mese, è otto volte maggiore rispetto a quello dei bambini morti in Ucraina in un anno e sette mesi. È sempre la Cnn a proporre questo (triste) confronto, riportando che in Ucraina sono morti 560 bambini in un anno e mezzo di guerra su vasta scala, secondo i rapporti compilati dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ma, il secondo gravissimo aspetto della guerra Hamas-Israele, consiste nella conta dei morti, all’interno della striscia, anche di tanti dipendenti di associazioni umanitarie. In particolare, sino a questo momento, sono deceduti 101 appartenenti all’agenzia per i rifugiati palestinesi dell’Unrwa, l’agenzia di soccorso delle Nazioni Unite che opera esclusivamente per i rifugiati palestinesi nel vicino Oriente.

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Si tratta del più alto numero di operatori umanitari delle Nazioni Unite uccisi in un conflitto nella storia delle Nazioni Unite, riferisce la stessa agenzia. “I colleghi uccisi erano madri e padri, figlie e figli. Persone straordinarie che hanno dedicato la loro vita alle loro comunità. Rappresentavano il meglio che l’umanità ha da offrire: coraggioso, compassionevole e devoto servizio agli altri”, ha riferito il Commissario Generale Philippe Lazzarini che, ieri, ha ulteriormente dichiarato: “In tutta la striscia di Gaza più di 10.000 persone sarebbero state uccise, con la maggior parte di donne e bambini. Molti altri sono sicuramente sotto le macerie. Le forze israeliane hanno spinto oltre 1,5 milioni di persone fuori dal nord della striscia di Gaza”. E poi: “Ero a Gaza la settimana scorsa, la mia prima volta dall’inizio della guerra. Quello che ho visto mi segnerà per sempre. Ogni bambina e ragazzo che ho incontrato in un rifugio dell’Unrwa mi ha chiesto pane e acqua”. Tragici appelli giungono anche da Medici Senza Frontiere, impegnata a dare assistenza principalmente negli ospedali. “A Gaza negli ospedali manca tutto. Abbiamo inviato 26 tonnellate di forniture mediche in grado di coprire 800 interventi chirurgici, ma non bastano per coprire i bisogni dei feriti”, si legge in un comunicato.

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Ieri, sulla piattaforma X, l’ong in questione (@MSF_canada) ha postato una foto che richiama uno scenario apocalittico: “Il personale medico a Gaza è così inondato dall’enorme massa di pazienti in arrivo che la tabella chirurgica utilizzata per tenere traccia dei prossimi interventi delle prossime settimane è stata cancellata e sostituita con queste parole”, recita la didascalia, e quindi una foto che contiene il seguente messaggio: “Chiunque resterà sino alla fine racconterà la nostra storia. Abbiamo fatto ciò che era nelle nostre possibilità. Ricordateci”. Si dovrebbe trattare dell’ospedale di Al Shifa a Gaza, pesantemente attaccato dalle forze israeliane. I contatti con i medici di Msf al suo interno sono stati attualmente persi.L’operazione bellica dell’IDF (le forze armate israeliane) ha tagliato in due la striscia, separando la parte nord da quella sud. Dallo scorso 4 novembre Israele ha aperto un corridoio per il transito della popolazione verso il sud, affinché possa rifugiarsi nei pressi del valico di Rafah con l’Egitto, dal quale successivamente riuscire a scappare. Tuttavia, il valico di Rafah viene aperto soltanto a singhiozzi da parte delle autorità egiziane. Lo scorso 6 novembre si è registrato l’ultimo transito da nord a sud nella striscia, circa 5.000 civili hanno superato un corridoio umanitario israeliano alzando bandiere bianche in segno di resa. L’Unrwa scrive in un comunicato aggiornato al 9 novembre che, dal 7 ottobre scorso, quasi 1,6 milioni di persone sono state sfollate nella striscia di Gaza; inoltre, stima in 481 milioni di dollari il denaro che serve per soddisfare i bisogni umanitari più critici delle persone colpite nella striscia e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e questo solo fino alla fine di quest’anno.

Data:

11 Novembre 2023