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Generale Usa contro Trump: “Direi no ad attacco atomico illegale”

cms_7761/Trump.jpgIl comandante dell’Us Strategic Command, che controlla l’intero arsenale atomico Usa, ha detto che non obbedirebbe ad un ordine di lancio di missili nucleari se ritenesse di aver ricevuto dal presidente un ordine di attacco “illegale”. Parlando alla conferenza internazionale di sicurezza di Halifax, in Canada. generale dell’Air Force, John Hyten, ha risposto così ad una domanda sull’ipotetico scenario di ordine del genera da parte di Donald Trump.

“Credo che alcune persone pensino che noi siamo stupidi, non siamo stupidi, quando hai una responsabilità del genere, come si può pensare di non ponderare le proprie azioni?“, ha risposto il generale, riferendosi chiaramente al dibattito riguardo alla possibilità che Donald Trump intenda passare dalle parole ai fatti nelle sua guerra di minacce con la Corea del Nord.

Hyten ha poi spiegato che come capo dello Stratcom è suo compito “fornire consigli al presidente” che poi gli “dirà cosa fare”. “E se l’ordine è illegale, indovinate cosa succede? Io dirò ’Mr President questo è illegale’ – ha detto ancora il generale – e indovinate cosa risponderà, ’che cosa sarebbe legale?”.

In questo caso, ha continuato il generale, verrebbero presentate al presidente diverse “opzioni, un mix delle nostre capacità di risposta a qualunque situazione, e questo è il modo in cui le cose funzionano, non è complicato”. “Se obbedisci ad un ordine illegale finisci in prigione – ha concluso – puoi andare in prigione per il resto della tua vita”.

Zimbabwe ultimatum a Mugabe

cms_7761/mugabe_rit_xin.jpgIl partito di governo dello Zimbabwe, Zanu-Pf, ha rimosso Robert Mugabe dalla leadership del partito e lo ha espulso. Con la mossa, attesa, è stato nominato leader l’ex vice presidente Emmerson Mnangagwa, che Mugabe aveva licenziato due settimane fa.

Era stato proprio questo licenziamento ad avviare la catena di eventi che hanno portato i militari ad intervenire per impedire che il 93enne ormai ex uomo forte di Harare insediasse al suo posto la moglie Grace, che anche è stata espulsa dal partito.

La decisione di rimuove Mugabe dalla guida del partito è stata accolta con applausi e manifestazioni di gioia dai partecipanti alla riunione. “Il dittatore è caduto, Mnangagwa prenderà il posto del despota – ha detto un membro del partito alla Dpa – noi abbiamo fatto la nostra parte ora aspettiamo che Mugabe si dimetta e se non lo farà avvieremo l’impeachment”.

Il Zanu PF ha dato poi al presidente Mugabe un ultimatum perché si dimetta domani mattina entro le 11 ora italiana. Altrimenti il 93enne presidente, alla guida del Paese da 37 anni, sarà sottoposto a impeachment.

Segnali di vita dal sottomarino scomparso

cms_7761/argentina_sottomarino_afp2.jpgQuattro giorni fa il sottomarino argentino Ara San Juan è scomparso al largo della Patagonia con a bordo 44 membri dell’equipaggio e da allora si è persa ogni traccia. L’ultimo contatto radio risale a mercoledì scorso e le ricerche, avviate con l’ausilio di imbarcazioni e aerei, non hanno ancora dato alcun esito positivo. O almeno fino a ieri, quando, secondo quanto reso noto dal ministero della Difesa argentino, l’Ara San Juan ha emesso sette tentativi falliti di chiamate satellitari.

Le chiamate inviate dal sottomarino sono durate tra i 4 e i 36 secondi e sono state ricevute tra le 10.52 e le 15.42 senza però agganciare la base della Marina. “Abbiamo ricevuto sette segnali di telefonate satellitari che provengono dal sottomarino San Juan – ha scritto il ministro della Difesa argentino, Oscar Aguad su Twitter – stiamo lavorando sodo per individuare il sottomarino e siamo vicini alle famiglie dei 44 membri dell’equipaggio, che presto potrebbero riabbracciare i loro cari”.

Nel comunicato diramato nella tarda serata di ieri, il ministero della Difesa argentino ha sottolineato che i tentativi di comunicazione “indicano che l’equipaggio sta cercando di stabilire un contatto” con le basi navali. Enrique Balbi, portavoce della Marina, ha dichiarato alla televisione pubblica che la forza e l’altezza delle onde dell’Oceano Atlantico potrebbero aver indebolito il segnale proveniente dal sottomarino.

Le sue ultime coordinate, ha fatto sapere il ministero della Difesa argentino, lo individuavano nel Golfo San Jorge, 240 miglia nautiche (432 chilometri) al largo della costa, nel sud-est della penisola di Valdes, a circa 1.300 chilometri a sud di Buenos Aires. Il sommergibile, 65 metri di lunghezza e 7 di diametro, partito dalla base navale di Ushuaia, era diretto alla base di Mar del Plata, dove, secondo quanto previsto, sarebbe dovuto arrivare tra oggi e domani.

La Marina argentina è comunque “cauta” nel commentare le notizie. Balbi, ha infatti spiegato che si sta lavorando per “confermare la veridicità di queste chiamate”, secondo quanto riporta il sito di El Clarin.

Il portavoce sottolinea che, mentre vanno avanti le operazione di ricerca del sottomarino, non viene esclusa “nessuna ipotesi”. E assicura che a bordo del sottomarino vi sarebbero viveri ed ossigeno a sufficienza. “In generale vi sono sempre scorte per 15 giorni in più” rispetto a quelli di navigazione prevista e l’arrivo dell’Ara San Juan nel porto di Mar del Plata era previsto per oggi.

Balbi ha poi spiegato che nella zona dove si stanno svolgendo le ricerche vi sono condizioni meteorologiche “molto avverse”, con onde che raggiungono i 5 e sei metri.

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19 Novembre 2017