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GEORGE CLOONEY: UN “LEONE” A VENEZIA

Dopo il premio alla carriera per Jane Fonda e Robert Redford, prosegue l’intensa attività della 74ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ieri è sta la giornata di George Clooney e del suo novo film, Suburbicon. La pellicola del 56enne attore e regista americano, che vede un cast dal calibro di Matt Damon, Julianne Moore, Alexandre Desplat e Grant Heslov, è tratta da una sceneggiatura dei fratelli Coen. Racconta del falso e precario equilibrio sociale di una immaginaria cittadina americana degli anni ’50 abitata da una piccola comunità di razza caucasica, “sconvolto” dall’arrivo in città di una famiglia di afroamericani, i Myers.

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Questi, purtroppo, diventano bersaglio di odio e violenza; come se fossero la valvola di sfogo di una comunità repressa, che nasconde delle terribili verità. Suburbicon, nella realtà, non è altro che Levittown costruita negli anni Cinquanta in Pennsylvania come “rifugio” per 17mila famiglie di razza “bianca”. Mentre i Myers, famiglia di afroamericani realmente esistita, si trasferì in questo “paradiso” per soli bianchi nel 1957, scatenando un odio razziale durato diversi mesi.

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Insomma, il dopo Obama e i recenti episodi di razzismo accaduti negli USA (N.d.R. il 17 agosto scorso, un’auto si è lanciata sulla folla che manifestava contro il razzismo e i Suprematisti Bianchi, causando 1 morto e 30 feriti), mai come ora questa fiction cinematografica racconta il passato di una intera nazione che si riverbera al giorno d’oggi e ai tempi di un Presidente che auspica barriere divisorie tra i popoli e l’autarchia economica. E a tal proposito, Clooney ha detto: “Abbiamo iniziato a lavorare a questo film quando Trump ha iniziato la sua corsa politica e nei suoi discorsi elettorali parlava di costruire barriere, di fare di nuovo grande l’America. E quando si parla di ’grande America’ si intende quella di Eisenhower”. E aggiunge:“Io sono cresciuto in Kentucky negli anni Sessanta, anni in cui si lottava contro la segregazione. Inserire la storia dei Myers accanto alla lucida follia dei Lodge era un modo per far capire che stiamo guardando nella direzione sbagliata quando incolpiamo le minoranze dei nostri problemi”.

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Oggi sarà la volta di Paolo Virzì e del suo nuovo lavoro, The Leisure Seekers (Elia & Jhon). Il regista toscano, tornato a Venezia vent’anni dopo Ovosodo, porta in scena un’opera tratta dal romanzo di Michael Zadoorian e vede come protagonisti Helen Mirren e Donald Sutherland nei panni di Elia e John Spencer. The Leisure Seekerè il soprannome del vecchio camper con cui i coniugi Spencer andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta. Da segnalare, fuori concorso, anche la proiezione giornaliera di Victoria e Abdul di Stephen Frears (The Queen), facendo rivestire nuovamente i panni della Regina Vittoria a Judi Dench; sceneggiatura di Lee Hall (Billy Elliot) e si basa sul libro della giornalista Shrabani Basu, Victoria & Abdul: The True Story of the Queen’s Closest Confidant (Vittoria e Abdul. La vera storia del confidente più vicino alla regina) che, attraverso i diari di Vittoria e di Abdul, ha portato alla luce la loro storia a lungo tenuta nascosta.

(Foto dal sito web della Biennale di Venezia: si ringrazia)

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2 Settembre 2017