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GERSHKOVICH ANCORA DETENUTO IN RUSSIA

La questione del rilascio del giornalista americano Evan Gershkovich, arrestato e ancora detenuto in Russia, è nell’agenda del governo statunitense, con la consapevolezza però che una sua definizione in senso positivo possa essere lontana.

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L’emittente inglese Bbc ha riportato alcune dichiarazioni in merito da parte del consigliere per la sicurezza nazionale americano Jake Sullivan, il quale ha affermato come a Washington si sia pronti anche a “decisioni difficili” pur di riportare a casa i “nostri cittadini, compreso Evan Gershkovich.”. Sullivan ammette però di non voler dare “false speranze”, rassicurando del fatto che si stia facendo e si farà “tutto il possibile per riportarlo a casa”. Gershkovich è stato arrestato il 29 marzo scorso mentre si trovava in un ristorante ad Ekaterinburg, ove stava incontrando una sua fonte in merito alle attività della milizia Wagner sulle quali stava indagando. Dopo l’arresto il giovane è stato anche formalmente indagato per spionaggio in quanto, secondo le ferme parole di Sergey Lavrov, ministro degli Affari Esteri russo interessato direttamente nella vicenda, il reporter è stato “colto in flagrante mentre cercava di ottenere informazioni segrete e classificate come segreto di stato approfittando del suo status di giornalista”, con prove, a sostegno, “delle attività illegali del cittadino statunitense”.

cms_31133/Image-1.jpegIn tutto questo periodo “gli Stati Uniti hanno discusso con la Russia del rilascio del giornalista americano Evan Gershkovich, ma non esiste un percorso chiaro per la sua liberazione”, ha puntualizzato Sullivan. Per gli Stati Uniti il caso giudiziario è privo di fondamento, di contrario avviso Lavrov, il quale aveva ribadito che la giustizia interna russa avrebbe dovuto fare il suo corso. Proprio lo scorso 22 giugno il nuovo appello per la liberazione del 31enne è stato respinto, per cui lo stesso resterà ancora nel duro carcere di Lefortovo, un istituto di detenzione speciale per detenuti particolari, già in uso al KGB di epoca sovietica e oggi utilizzato dalla FSB, il servizio di sicurezza federale russo. Nello stesso carcere è stato detenuto anche Paul Whelan, altro americano ex marine arrestato nel 2020 con accuse simili a quelle di Gershkovich. Infatti, Sullivan, nel parlare di cittadini americani illecitamente detenuti dalla Russia e per i quali il governo si sta battendo, si riferiva anche a questo caso. Whelan sta scontando una condanna a 16 anni in una colonia carceraria, Gershkovich ne rischia ben 20, secondo quanto stabilito dall’art. 276 del codice penale russo.

cms_31133/Image.jpegAttualmente il suo procedimento penale è lungi dall’essere definito: la detenzione è stata prorogata sino al prossimo 30 agosto e sinora tutte le fasi si sono svolte rigorosamente a porte chiuse, senza che la stampa potesse avere accesso alle udienze e senza che il caso abbia potuto essere dibattuto da un punto di vista mediatico, magari a seguito di comunicazione pubblica delle prove o delle fasi di indagini. L’agenzia russa Interfax aveva scritto che Gershkovich “ha raccolto informazioni che costituiscono un segreto di Stato sulle attività di una delle imprese del complesso militare-industriale russo”. L’appello alla sua liberazione è divenuto internazionale, attraverso il sito “freegershkovich.com” che, non solo raccoglie donazioni per la causa, ma simbolicamente conta i giorni di “ingiusta detenzione” alla quale è sottoposto, dietro la scritta “Journalism is not a crime”. Il Wall Street Journal, in un articolo dedicato agli ormai raggiunti 100 giorni di detenzione, ha scritto che Gershkovich è “un illustre giornalista la cui copertura ha fornito un’importante finestra su uno dei paesi più grandi del mondo. Il suo ingiusto arresto è una sfacciata violazione della libertà di stampa che ha conseguenze di vasta portata per il giornalismo e i media, così come per i governi e le democrazie. Una stampa libera è fondamentale per mantenere una società libera e tutti noi abbiamo un interesse in questo”.

Data:

8 Luglio 2023